Viviamo in un periodo strano, uno di quei periodi che mai avremmo immaginato potessero realizzarsi. Costretti agli arresti domiciliari da un nemico invisibile, passiamo le nostre giornate a interrogarci se quanto sta accadendo là fuori sia davvero reale o se, al contrario, sia frutto della nostra immaginazione, o peggio il risultato di un qualche complotto ordito ai nostri danni da improbabili burattinai di regime. Qualunque sia la verità, per la prima volta nel corso della nostra esistenza siamo costretti in massa a fare qualcosa che non vogliamo fare. Tutto ciò non è nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che i nostri nonni vissero ottant'anni fa, quando fuori dalle porte di casa fioccavano le bombe, anziché dei semplici starnuti, ma il clima di incertezza è probabilmente identico. Finirà? Non finirà? Quel che è certo è che ce ne stiamo chiusi in casa e, tra un'attività e l'altra, abbiamo la possibilità di recuperare letture che probabilmente sarebbero rimaste per chissà quanto tempo ad accumular polvere sugli scaffali. Molti di noi lavorano da casa, questo è vero, e la maggior parte del tempo i soliti impegni continuano a essere prioritari, ma l'innegabile vantaggio è che siamo riusciti a tagliare i tempi morti dei trasferimenti, che nel mio caso incidono parecchio.
