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martedì 1 settembre 2026

Kiss Phantoms

In memoria di Ace ‘Spaceman’ Frehley (1951-2025) 

Ci sono in giro film decenti, film tutto sommato carini, film belli, avvincenti, emozionanti, profondi, divertenti, sorprendenti, qualche indiscusso capolavoro e anche alcuni rarissimi film che trascendono la perfezione. Nessuno tra questi aggettivi può però essere attribuito a “Kiss Phantoms”, nome con il quale è stata distribuita in Italia una delle più clamorose croste cinematografiche mai girate dai tempi dei fratelli Lumière. Perché allora sono qui a parlarne? Semplicemente perché capita che quando un film tocca il fondo e inizia a scavare la terra, la situazione può ribaltarsi di 360° ed entrare nel mito. 
È successo a “Plan 9” di Ed Wood ed è successo a “Kiss Phantoms” (1978) di Gordon Hessler, un regista che sicuramente non avete mai sentito nominare e che potete tranquillamente continuare a ignorare come avete fatto finora. 
Ad ogni modo, mentre sta girando qualche episodio dei CHiPs (questi però ve li ricordate, no?), il nostro Gordon Hessler viene contattato dalla Hanna-Barbera Productions, quella di Scooby-Doo e dei Flinstones, per realizzare un film per la tivù che diventerà negli anni oggetto di culto per i fan della band statunitense senza dubbio più popolare della storia del rock. 

mercoledì 29 giugno 2011

A World Without Heroes

Era il 1981. Mese di novembre. Avevo 14 anni e a fatica riuscivo a mettere insieme qualche soldino per acquistare i dischi dei miei gruppi preferiti di allora. Ero molto giovane e, tenendo conto del periodo storico, non vi erano molte opportunità di ascoltare qualcosa di diverso da quello che ti propinavano i media. Come molti miei coetanei si ricorderanno, quello era il periodo in cui una band più di altre era riuscita ad esaltare il nostro immaginario. Sto parlando dei KISS, naturalmente. Solo pochi anni prima tutto il mondo venne a conoscenza della loro esistenza, grazie all’album “Dynasty” (1978) con il quale la band statunitense travolse tutto e tutti. Dalle nostre parti tutto era “KISS”, a partire dagli adesivi transriflettenti (si dice così?) applicati sui motorini, fino al trucco pesante applicato sui nostri stessi volti nei giorni di carnevale. Era tutto molto thrash ma mi piaceva. Tra l’altro era anche il periodo in cui uscì al cinema quella grossa ciofeca di Kiss Meets the Phantom of the Park (giunto in Italia come “Kiss Phantom”) e di cui io posso oggi vantami di essere stato uno dei pochi sventurati spettatori presenti nel cinema del mio paese (in poche parole, i segnali c’erano, bastava solo interpretarli).
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