Eppure, non è forse corretto mostrare anche quella che è una parte essenziale della nostra stessa natura, il nostro secondo volto, come l’altra faccia della luna nascosto, eppure intuibile e concreto? La letteratura ha esplorato e continua ad esplorare tutte le possibili sfaccettature della questione. Il vostro Obsidian Mirror, a sua volta, continua oggi con questo articolo ad esplorare la letteratura che maggiormente dimostra fascinazione per il morboso.
Nel 1899 Octave Mirbeau pubblicava “Il Giardino dei Supplizi”, uno dei suoi romanzi più famosi e perfetto esempio di quanto detto sopra. Personaggio eclettico e corrosivo (politicamente scorretto, come diremmo oggi), Mirbeau sembrava sentire come missione quella di smascherare i mali della società.
Questo romanzo in particolare, a dispetto del notevole successo, era destinato a dare scandalo, perché mentre il giardino ha un significato positivo nell'immaginario collettivo, qui era inteso come simbolo dell'ipocrisia che rende socialmente accettabili la violenza e la guerra purché le si ammanti di valore, travestendole da istinto di difesa, patriottismo, persino amore per Dio (e poco importa se da allora sono passati oltre cent'anni: non è poi cambiato un granché nella sostanza, anzi forse abbiamo affinato ulteriormente l'arte della menzogna).
Il tema principale, dunque, è che la società si limiti a regolare e a piegare ai propri scopi questo atavico e irresistibile istinto. Queste non sono considerazioni che si può mettere da parte con un'alzata di spalle, e basta pensare a quella che è stata la storia dell'umanità per rendersene conto.