Shinsekai, periferia di Osaka, giardini pubblici. L’uomo, in ginocchio al centro di uno spiazzo, sta offrendo del cibo ai piccioni che si sono radunati attorno a lui. Una scena come ne abbiamo viste tante uguali anche nelle nostre piazze. Tutto appare tranquillo. Improvvisamente, l’uomo afferra un martello e ripetutamente si accanisce sul più malcapitato dei volatili, uccidendolo. Stacco. L’uomo è ora sdraiato su una panchina e sta giocherellando con un piccione morto. Ne afferra il capo inerte con la mano destra e, con un singolo strappo, lo separa violentemente dal corpo. L’uomo è ora sdraiato su una panchina e sta giocherellando con un piccione decapitato. Fine della ricreazione. Stacco. L’uomo è in ginocchio al centro di un vicolo chiuso, nei pressi di una stazione, gli edifici circostanti a nasconderlo dagli occhi della città che pulsa freneticamente a pochi passi di distanza. Sotto le sue ginocchia una giovane donna. Morta. Tutto appare tranquillo. Improvvisamente l’uomo afferra un coltello e, dimostrando una discreta manualità, si accanisce sul basso ventre della donna, strappandone alcune parti e riponendole infine in una sacca. Ciò che resta del corpo finisce in un canale di scolo. L’uomo si chiama Makoto Iwashita (Kazuhiro Sano), di professione serial killer psicopatico, o almeno questo è ciò che si è portati a credere sul momento (il vero scopo delle sue azioni - perché ce n’è uno, per quanto malato - sarà chiaro solo più avanti).
