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venerdì 21 giugno 2013

Giugno '73

Sì, avete letto bene. Lo so. Lo so che è il 2013. Volevo proprio scrivere “Giugno ‘73”. Il fatto è che da qualche giorno, così casualmente, suona ininterrottamente nella mia testa (e nel mio lettore CD) quella vecchia canzone di Fabrizio De André. Ho improvvisamente realizzato che sono passati esattamente 40 anni da quel lontano mese di giugno cantato da Faber, e allora mi sono sentito salire dentro l’idea di questo post, di questo ultimo post di giugno (me ne andrò infatti qualche giorno in vacanza sperando di ritrovarvi tutti a luglio)
Fabrizio De André scrisse questa canzone qualche anno dopo, esattamente nel 1975, e la inserì nel suo album Volume VIII”. Io a quei tempi ero piccolino: ci avrei messo molti anni ancora per innamorarmi delle canzoni del Grande Genovese e questa “Giugno ‘73”, in particolare, è una di quelle che ho sempre preferito. Il fatto è che è impossibile non lasciarsi trasportare da quella voce così malinconica, da quelle note di una semplicità quasi imbarazzante e da quelle parole così intense e ricche di significato. Ecco, appunto, l’interpretazione di “Giugno ‘73” è praticamente lo scopo del post di oggi. Non sarà per nulla facile: molte parole sembrano buttate lì a caso, senza uno scopo apparente. Ci sono solo alcuni passaggi abbastanza chiari che lasciano poco spazio al dubbio, ma la maggior parte del testo è davvero criptica. Ho letto in rete diverse opinioni circa il significato di questo testo, che riporterò laddove necessario, ma qui cercherò di  fare qualche passo in più. Perlomeno questo è il mio proposito: non è nemmeno detto che ci riesca.

domenica 4 marzo 2012

Caro amico ti scrivo

..così mi distraggo un po', caro Lucio. Diciamo che non sono mai stato un tuo grande fan. Credo di essere assolutamente all'oscuro di ciò che tu abbia fatto negli ultimi 30 anni, ma di questo immagino che a te non ne te possa fregare di meno. C'è stato comunque un momento della mia vita nel quale la tua musica mi ha fatto da colonna sonora e, ricordo con piacere (oggi ahimè con un pizzico di nostalgia) i momenti di indimenticabile poesia che mi hai regalato.
Erano i primi anni Ottanta. Ero molto giovane, avevo iniziato le scuole superiori. Già in precedenza mi era capitato di ascoltare qualcosa di tuo, come naturalmente era inevitabile visto che la tua allora recente hit "Ma come fanno i marinai" passava alla radio di continuo. Solo molto più tardi avrei scoperto l'album "Banana Republic" per intero, che segnò l'inizio della mia "passione" verso le canzoni del tuo collega cantautore, Francesco De Gregori, che realizzò l'album a quattro mani con te. Lo ammetto, ho sempre preferito la musica di De Gregori. Sarebbe falso sostenere il contrario. E sarebbe patetico dire che rimpiango di non averti seguito di più. Cose che capitano, dai! Ma il bello della musica è che essa sopravvive alle persone e, grazie a questo, posso pensare di aver sempre la possibilità un giorno di poter recuperare qualcosa, anche se poi probabilmente non lo farò perché sono pigro.
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