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martedì 26 aprile 2022

Marebito

Si tratta forse di un particolare noto a pochi, ma in Giappone le fondamenta dell’estetica horror contemporaneo vennero gettate da Chiaki J. Konaka, scrittore e sceneggiatore giapponese noto per essere il creatore di Digimon Tamers e Ultraman Gaia, nonché per le sue opere ricche di elementi lovecraftiani (vedi anche il post del film recensito qualche tempo fa). Lo fece nel suo libro “Horā Eiga no miryoku: fondamentaru horā sengen” (The fascination of horror films: manifesto of fundamental horror), scritto con l'aiuto di Kiyoshi Kurosawa (il regista di "Kairo", 2001) e dell’animatore Akira Takahashi (padre degli anime City Hunter, Death Note, Inuyasha, ecc.). In quel testo, di cui parleremo in maniera più approfondita in un prossimo futuro, si sarebbe rivisto Takashi Shimizu, uno dei registi più iconici del cinema giapponese moderno. Cosa potrebbe saltare fuori da un incontro tra Shimizu e Konaka? E cosa potrebbe aggiungere a questo mix, già sufficientemente esplosivo, un nome leggendario come quello di Shin'ya Tsukamoto, padre del manifesto cyberpunk Tetsuo? La risposta ha otto lettere: Marebito.

martedì 26 marzo 2019

Gemini (Sōseiji)

«Bisogna accontentarsi di estrarre, tra i motivi che esercitano un'azione perturbante, quelli che più spiccano [...]. Questi motivi sono quello del "sosia" in tutte le sue gradazioni e conformazioni, ossia sono la comparsa di personaggi che, avendo uguale aspetto, debbono venire considerati identici». (Sigmumd FreudDas Unheimliche,  1919). 
Non poteva che iniziare con una citazione freudiana questo mio piccolo contributo al tema del "doppio", tema nel quale mi sono visto mio malgrado coinvolto per merito (o per colpa) di Kuku, la Cinecivetta, che a sua volta ha cavalcato l'onda sollevata dall'Etrusco su un prezioso assist di Federica, la cacciatrice di libri.
D'altra parte, una serie di favorevoli coincidenze mi stava già spingendo su questa stessa strada. Tralasciando il nome stesso di questo blog, che con il "doppio" ha sempre avuto molto a che spartire, la coincidenza più incredibile è la lettura, completata di recente, del sacro testo "Der Doppelgänger" (1914), una delle opere più importanti del filosofo austriaco, allievo di Freud, Otto Rank. Curiosamente, anche le coincidenze, al pari dei sosia, sono (psic)analizzate nel "Das Unheimliche" e, quasi come se quel cerchio volesse per forza chiudersi, eccoci catapultati nel post di oggi.

martedì 22 novembre 2011

A Snake of June

Ancora cinema. Ancora Giappone. Torno un'altra volta sul fenomeno conosciuto come Pinku Eiga, tentando una recensione di uno dei capolavori assoluti di questo genere: il "Serpente di Giugno" (六月の蛇, Rokugatsu No Hebi - A Snake of June), che fu premiato nel 2002 al festival di Venezia nel Concorso Controcorrente, ottenendo il Premio Speciale della Giuria. 

Il Pinku Eiga  (ピンク映画), Film Rosa), l'ho già detto altre volte e qui lo ridico, è una categoria specifica del cinema giapponese, corrispondente in modo grossolano all’idea di un film soft-core a basso costo prodotto ai margini dell’industria cinematografica. I Pinku Eiga hanno spesso raggiunto risultati di elevato spessore artistico, sia per quanto riguarda la critica sociale e la provocazione che per il loro ruolo di palestra formativa per cineasti indipendenti, i quali, in più di un’occasione, hanno orgogliosamente rivendicato il valore sovversivo e sperimentale del loro lavoro. Dopo una battuta d'arresto sofferta dal genere Pinku all'inizio degli anni Ottanta, molte case indipendenti hanno iniziato un nuovo ciclo di film erotico che strizza l'occhio alla avant-garde, quella corrente artistica che rifiuta i canoni, i modelli e i generi tradizionali. In A Snake of June, opponendosi al senso comune, al banale, la dimensione erotica deriva dalla qualità emotiva piuttosto che dagli aspetti puramente carnali.
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