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venerdì 7 marzo 2025

Il fantasma di Katie King (Pt. 2)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
  
Era il 9 dicembre, come abbiamo detto, e a casa Cook Katie King si era appena materializzata durante una seduta quando, com’era sua abitudine, porse la mano ai partecipanti. Subito William Volckman la afferrò saldamente e accusò a gran voce la medium di essersi mascherata da fantasma. Lo spirito si dibatté, riuscì a liberarsi e fu poi aiutato a tornare nel Gabinetto. Qualche minuto più tardi si irruppe nel Gabinetto e la Cook fu trovata nel posto e nell’esatta posizione in cui era stata legata, con i sigilli intatti. 
Ma Volckman non demordeva. In seguito ribadì pubblicamente la sua posizione, asserendo che prove definitive dell’imbroglio fossero da un lato la notevole somiglianza dello spirito con la Cook (cosa che non era sfuggita ai più attenti fra i partecipanti alle sedute), e dall'altro la maniera fin troppo umana in cui Katie King si era divincolata per sfuggire alla sua presa, quando ci si sarebbe aspettati che semplicemente si smaterializzasse sotto le sue dita, come in precedenza aveva dimostrato di saper fare. 
Queste obiezioni a dire il vero non sembravano del tutto campate per aria, anche per via dell’incomprensibile decisione degli astanti di aspettare vari minuti prima di entrare nel Gabinetto, quasi si volesse concedere alla medium del tempo per... per cosa?! 

venerdì 28 febbraio 2025

Il fantasma di Katie King (Pt. 1)

"Penso che se un'esperienza esiste, del periodo pioneristico della parapsicologia, che inquieti tuttora gli studiosi, questa è senz'altro il ciclo di sedute legate al nome di Katie King".
Con queste parole iniziava il breve articolo che Pier Luigi Aiazzi, insegnante e psicologo (e uno dei pochi italiani a essersi laureato con una tesi dedicata a temi parapsicologici), pubblicò sul numero di settembre 1985 nella rivista "Il Giornale dei Misteri" allora edita dalla Corrado Tedeschi Editore, azienda fiorentina oggi specializzata in pubblicazioni di creatività femminile (maglia, uncinetto) e in enigmistica tascabile.
Quel vecchio numero della rivista, che compravo tutti i mesi nell'edicola sotto casa e che oggi, mi perdonerà il nuovo editore, ha perso una buona parte del suo fascino, rappresentò la mia personale "iniziazione" a temi che ancora oggi, credo lo si possa facilmente notare, sono una parte fondamentale di tutto ciò che leggo e scrivo. Numerosi sono stati gli articoli che ho letto e riletto avidamente, ma solo pochi tra essi hanno lasciato un ricordo indelebile, al punto che, quarant'anni dopo, saprei quasi recitarne interi brani a memoria.

domenica 5 aprile 2020

Spettri di frontiera

Alcuni di voi - solo pochi, lo confesso - credono nell'immortalità dell'anima e in apparizioni che non avete l'onestà di chiamare fantasmi. Non mi spingerò oltre alla convinzione secondo la quale i vivi, a volte, vengono visti dove non si trovano, ma si sono trovati; dove hanno vissuto così a lungo, forse così intensamente, da aver lasciato la propria impronta su tutto ciò che avevano attorno. So, infatti, che il proprio ambiente può essere così influenzato dalla propria personalità da trasmettere, molto tempo dopo, un'immagine di sé all'altrui sguardo. ("A diagnosis of death", Ambrose Bierce).
Dal punto di vista scientifico i fantasmi sono considerati possibili manifestazioni di energie elettromagnetiche generate dalla mente umana. Tutto dentro di noi, in poche parole. Altro che anime dei morti. 
Il termine che in genere la scienza utilizza per definire tali fenomeni è, molto banalmente, "allucinazione", ma, se ci riflettere un istante, anche ad un profano esso appare eccessivamente semplicistico, finendo per relegare qualsiasi fenomeno al campo della psichiatria (che non è altro che un confortevole tappeto sotto il quale nascondiamo la polvere). La macchina umana è infatti talmente complessa che qualsiasi diverso tentativo di catalogare ciò che non è verificabile sperimentalmente finisce per cozzare con l'evidenza dei nostri limiti.

giovedì 6 marzo 2014

I fantasmi di Fyvie

Fyvie, Fyvie, thou’se never thrive, as lang’s there’s in thee stanis three.There’s ane intill the oldest tower, there’s ane intill the ladye’s bower,there’s one aneath the water-yett, and thir three stanes ye’se never get.

Il racconto che avete letto solo qualche giorno fa è frutto della fantasia del blogger qui presente, ma i personaggi descritti, con la sola eccezione della voce narrante, sono realmente esistiti e proprio di essi e delle loro vicende vi narrerò oggi. La leggenda alla quale mi sono ispirato è una delle più note nella contea dell’Aberdeenshire (Scozia orientale) e lo scenario in cui avvengono i fatti è il medievale castello di Fyvie, nei pressi dell’omonimo villaggio.

mercoledì 13 marzo 2013

La dama verde di Caerphilly

Ai miei lettori più attenti non sarà sicuramente sfuggito il dettaglio che Caerphilly, la location del racconto apparso qui nei giorni scorsi, era già stata citata in passato su questo blog. A beneficio di coloro che non se ne ricordano, il mio invito è quello di dare un’occhiata alle fotografie da me scattate e pubblicate, ormai più di un anno fa, nella sezione “Castelli”.
Sì, perché Caerphilly esiste davvero e così il suo castello il quale, persi i fasti del XII secolo, rimane tuttavia indiscutibilmente uno dei più affascinanti di tutta la Gran Bretagna.
Ho visitato il castello di Caerphilly nell’estate del 2010 sulle tracce della leggendaria figura della dama verde, la cui anima senza pace continua, da otto secoli a questa parte, a commuovere i suoi concittadini e ad incuriosire i viandanti. Come potevo io resistere al suo richiamo? Quelle giornate furono poche, ma intense: in una settimana percorsi circa duemila chilometri, in lungo e in largo, alla ricerca di chiese, castelli e cimiteri, tutti rigorosamente “haunted”. Detto tra noi, non è che sia molto difficile trovare un luogo in Inghilterra che non sia legato alla presenza di fantasma: c’è la strada infestata, il pub infestato e pure l’hotel infestato (leggi qui)… non saprei dire con certezza quante di queste infestazioni siano reali e quante invece siano semplici trovate pubblicitarie: sta di fatto che, nell’uno o nell’altro caso, io ne finisco inevitabilmente attratto come un orso dal miele.

venerdì 8 marzo 2013

Caerphilly Tales

Ci sono storie d’amore che durano lo spazio di un’estate e ci sono storie d’amore che durano per tutta la vita. Ce ne sono poi alcune che superano i limiti temporali imposti dalla umana condizione, e sopravvivono per secoli, se non per millenni. La storia che vi racconterò oggi è proprio una di queste: vi dirò della bella principessa Alice e del suo perduto amore, vi dirò dei loro fugaci incontri e di come cedettero alla passione, e vi dirò di come tutto questo finì nel sangue.

giovedì 24 maggio 2012

Devil Doll Okiku

Per iniziare a raccontare le vicende associate ad Okiku, quella che successivamente (e ingiustamente) fu denominata “Devil Doll”, bisogna risalire a quasi un secolo fa. Era il giorno di ferragosto del 1918 e, nella città di Sapporo (la più grande città dell’Hokkaido, a nord del Giappone), si stava tenendo un’importante rassegna fieristica, la Taishō Expo (dal nome dell’allora imperatore del Giappone). Erano quelli anni di profonda incertezza. Nonostante il suo piccolo ruolo nella prima guerra mondiale, enormi investimenti erano stati dedicati ai programmi di difesa, esaurendo le risorse e accumulando debiti vero l’estero. Inoltre, per mano di gruppi ultra-nazionalisti, passò la cosiddetta Legge per la Preservazione della Pace che costrinse  alla clandestinità il Partito Comunista Giapponese, reo di promuovere un pensiero considerato pericoloso e destabilizzante.  Fu comunque quella un’epoca contrassegnata anche da grandi movimenti liberali: studenti, professori universitari e giornalisti, sostenuti dalle unioni dei lavoratori e ispirati da una varietà di ideali democratici, socialisti, comunisti, anarchici e di altre scuole di pensiero occidentali, misero su grandi ma ordinate manifestazioni pubbliche in favore del suffragio universale maschile che si realizzò finalmente nel 1925, grazie alla nuova legge elettorale che avrebbe garantito il voto a  tutti gli uomini sopra i 25 anni.

giovedì 22 marzo 2012

Gli spettri di Aldershot

Chi era Spring Heeled Jack? Il misterioso fantasma dell’epoca vittoriana a cui proprio ieri ho dedicato qualche ora del mio tempo? Una delle ipotesi più fantasiose è legata ai misteriosi fatti avvenuti presso la caserma Aldershot. Detto tra noi, la vicenda che sto per raccontare non ha nulla a che fare con quella del “fantasma saltellante” (sebbene sia ambientata nella stessa zona e negli stessi anni delle ultime apparizioni di SHJ), ed è per questo che scrivo queste righe in un post dedicato.

Gli avvenimenti accaduti in quel lontano inverno di fine Ottocento ci vengono narrati dal Capitano Cecil Norton, che li consegnò ai posteri attraverso il libro “Phantasms of the Living Vol II” (1886) e il periodico “Journal of the Society for Psychical Research” (Maggio 1897).
“Era il periodo di Natale dell’anno 1875 o del 1876”, ricorda Cecil Norton, “e in qualità di ufficiale in servizio, mi ritrovai seduto alla mensa del Quinto Lancieri, presso la caserma “West Cavalry” ad Aldershot. Erano presenti circa 10 o 12 ufficiali, tra cui John Atkinson....

giovedì 20 ottobre 2011

Il fantasma di Edward Jenner

Jenner Museum, Berkeley, Gloucestershire (UK). Un reporter della BBC scatta una foto per un servizio fotografico. Quando controlla la pellicola appare la nitida figura di un fantasma.
L'immagine, della quale un particolare è riprodotto qui a lato, mostra una strana figura antropomorfa, apparentemente seduta su una sedia posta tra due letti oltre una soglia. L'apparizione, come é accaduto in molti altri casi, è visibile solo nell'immagine catturata dalla fotocamera e non era percepibile ad occhio nudo nel momento dello scatto.

Normalmente sono molto restio a credere a queste cose. Con questo non voglio dire che non credo nell'esistenza di fenomeni che non siamo in grado di spiegare. Noi uomini siamo troppo piccoli e stupidi per poter cogliere la vera essenza del mondo che ci circonda. Credo tuttavia che, almeno nel 99% dei casi, questo genere di affermazioni circa il paranormale, si tratti di pura idiozia.

martedì 4 ottobre 2011

Il George Hotel di Crawley

Di passaggio da Londra una sera, ho il problema di trovare un posto per dormire che non sia troppo distante logisticamente dall'aeroporto di Gatwich.
Noleggio un auto e mi dirigo verso la cittadina di Crawley, pochi chilometri più a sud. La scelta è tutt'altro che casuale. Ho deciso di passare una notte da brivido al George Inn, uno dei luoghi più infestati dai fantasmi in tutto il West Sussex.
La zona è stata abitata fin dai tempi dell'Età della Pietra ed era un centro di produzione del ferro sin dall'età degli Antichi Romani. Nel V secolo i Sassoni chiamarono la zona Crow's Leah - che significa: radura infestata dai corvi, oppure bosco dei corvi. Il nome attuale è evidentemente una derivazione proprio dal termine Crow's Leah.
Nulla a che fare quindi con Aleister Crowley, come qualcuno sicuramente avrà già immaginato, anche se non è da escludere che il cognome del celebre occultista britannico possa avere la medesima etimologia.

venerdì 19 agosto 2011

I fantasmi di Netley

Esattamente un anno fa, di passaggio nel sud dell’Inghilterra, ci recammo a visitare le rovine dell’abbazia di Netley, nel villaggio omonimo, non molto lontano dalla città di Southampton, nella regione dell’Hampshire.
La “location” fu sorprendente: a pochi passi da una statale trovammo questa meravigliosa oasi di pace, un vasto prato sul quale sorgevano le rovine di questo monastero medievale, tra le meglio conservate d’Inghilterra.
La giornata era grigia, ma non ci scoraggiammo e in qualche raro momento il sole caldo a dispetto della brezza ci consentì anche di girare in maniche corte. Oltre a pochi turisti, trovammo famiglie inglesi “a passeggio” e un gruppo di ragazzi impegnati in una partita di pallone. All’inizio la cosa ci infastidì, perché ci sembrò che stonasse con la solennità del luogo, ma man mano che ci addentrammo tra le rovine e ci immergemmo in quell’atmosfera così suggestiva, non ci facemmo quasi più caso. Purtroppo di lì a breve ci si scaricò la batteria della reflex, quindi riuscimmo a fare pochissime foto del sito, che ho pubblicato qui.

lunedì 27 giugno 2011

Hanako-san

Sono venuto a conoscenza della leggenda di Hanako (come al solito) guardando un film horror giapponese. Si tratta di “Toire no Hanako-San” (anche conosciuto come “Mistery School”).
L’idea del film è molto semplice: tre amici di infanzia si ritrovano nella stessa classe il primo giorno di scuola delle superiori. Satomi, una tra queste, ha perso una sorella che non ha mai dimenticato, scomparsa proprio tra le mura scolastiche. Contemporaneamente, tra gli studenti, comincia a circolare una leggenda urbana riguardante Hanako, la ragazza fantasma che infesta i bagni della scuola.
Hanako, il fantasma della toilette, è divenuto un fenomeno nazionale in Giappone a partire dagli anni Novanta, quando la notizia di una serie di avvistamenti di spettri cominciò a circolare nelle scuole, tanto che sono parecchi coloro che, ancora oggi, non osano più avventurarsi da soli nei bagni scolastici.
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