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lunedì 8 maggio 2023

Il morbo di Haggard

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi che ’n mille dolci nodi gli avolgea, e ’l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi; e ’l viso di pietosi color’ farsi, non so se vero o falso, mi parea: i’ che l’esca amorosa al petto avea, qual meraviglia se di sùbito arsi? (Francesco Petrarca, Il canzoniere) 

Erano anni ormai che intendevo cimentarmi con la lettura di Patrick McGrath, autore britannico che conoscevo per una manciata di racconti, uno dei quali recensito con entusiasmo anche qui sul blog secoli addietro. 
L’impresa di recuperare McGrath non era tra le più difficili, visto che nella mia polverosa libreria sono già presenti quasi tutti suoi titoli, già letti a apprezzati da mia moglie nel corso degli anni. 
Volendo iniziare ad affrontarne la corposa bibliografia, mi è quindi bastato chiedere consiglio alla mia preziosa "dolce metà". 
Da dove iniziare? La risposta, arrivata di getto nel giro di tre secondi, è stata “Dr. Haggard's Disease”, ovvero “Il morbo di Haggard” come è stato tradotto da Adelphi nel 1999, pochi anni dopo la sua prima pubblicazione inglese. 
Di Adelphi, per la cronaca, ne ho contate almeno sei diverse edizioni, chiaro sintomo dell’enorme successo di vendite che quest’opera ha raccolto in questi ultimi vent’anni.

sabato 16 febbraio 2013

Antiche colpe di amori archiviati

La sua stessa paura, la sua stessa infamia gli fan venire il voltastomaco, la lettera, leggera, gli pesa tra le mani. La carta della busta è sottilissima, non imbottita. Le righe si intravedono indistinte, qua e là, invano, prova a decifrarle. Leonida si sente invaso da un senso di desolazione, di dolore, di colpa e, tutt’a un tratto, da un’ira violenta contro Vera. Eppure sembrava che ormai avesse capito. Tutto era ormai superato, tutto sistemato nel migliore dei modi. Lui l’aveva apprezzata moltissimo per la sua comprensione, per essersi così bene adattata all’inevitabile. E ora questa lettera! È stato un puro colpo di fortuna che non sia capitata nelle mani di Amelie.
L’argomento del post di oggi è il tradimento: argomento tutt’altro che semplice, è evidente, ma soprattutto un argomento molto delicato da trattare in un blog, visto che si rischia di toccare nel vivo le corde più sensibili di chi anche per caso potrebbe capitare su queste pagine. Ogni riferimento a persone e situazioni reali, lo dico da subito, è completamente casuale. Precisazione dovuta al fatto che, statisticamente, il tradimento è una delle attività più comuni di noi esseri umani ed è altamente probabile che una buona parte di chi mi legge ci sia passato, in un modo o nell’altro. E quando scrivo “in un modo o nell’altro” intendo dire nella parte di uno qualsiasi dei tre attori del dramma: il/la traditore/trice, il/la tradito/a e l’oggetto del tradimento (cioè l’altro/a). L’ispirazione mi giunge dal romanzo “Una scrittura femminile azzurro pallido” (Eine blassblaue Frauenschrift), scritto nel 1941 da Franz Werfel, ma pubblicato per la prima volta soltanto 14 anni dopo e diventato un piccolo caso editoriale in Italia da quando, parecchi anni fa, fu pubblicato da Adelphi.
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