Sono appena riemerso dalla lettura di “L’urlo” (The Shout) (sono almeno alla quinta o sesta in una decina
d’anni: è un testo molto breve) come si riaffiora dopo un’immersione prolungata, o come una foglia che
ripiombi a terra dopo essere stata a lungo in balia del vento. E già le mie dita cercano la tastiera, perché
voglio fissare le mie impressioni prima che svaniscano, frastornato da quello che forse è poco più che un
gioco letterario e tuttavia è pieno di suggestioni, e che mescola il sogno e l’inconscio, ma anche immagini,
oggetti e parole ricorrenti.
L’Autore di questo racconto, Robert Graves (ovvero Robert von Ranke Graves, 1895 – 1985), professore
e poeta inglese, fu anche un apprezzato saggista e un romanziere. Alla sua attività di saggista ho già
accennato in passato (per esempio, qui e qui), e certo ne
avrei parlato ancora, se una certa serie di post non si fosse arenata nelle sabbie mobili della mia mancanza
di tempo e d’ispirazione; stavolta mi dedico invece a una sua opera di narrativa (che è anche l’unica
incursione nel fantastico di una carriera in prosa che conta quasi solo romanzi storici), e alla trasposizione
per il cinema che ne è stata tratta.
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venerdì 18 aprile 2025
lunedì 19 giugno 2023
Orizzonti del reale (Pt.38)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
Chi tra di voi ha avuto modo di leggere l'articolo precedente, sa che conclusi dicendo che non sarebbe stato nelle mie intenzioni addentrarmi in considerazioni sui vari mezzi che l’uomo ha mai inventato per raggiungere la trascendenza. Affermai anche che la meditazione, non essendo un processo intellettuale, non può essere compresa con l’intelletto, ma si può soltanto farne esperienza.
Per ricollegarmi a quanto detto, oggi apro con una piccola parentesi: Maharishi si distacca dalla tradizione buddhista e dai suoi Maestri perché non considera il desiderio
come un ostacolo al progresso spirituale, bensì un mezzo essenziale per la sua completezza – il che gli valse
l’accusa di voler incoraggiare l’edonismo e spiega, forse, la grande attrattiva generata da questo guru nei confronti
dei Fab Four e di molte grosse celebrità degli anni ‘60 e ‘70.
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