Sono appena riemerso dalla lettura di “L’urlo” (The Shout) (sono almeno alla quinta o sesta in una decina
d’anni: è un testo molto breve) come si riaffiora dopo un’immersione prolungata, o come una foglia che
ripiombi a terra dopo essere stata a lungo in balia del vento. E già le mie dita cercano la tastiera, perché
voglio fissare le mie impressioni prima che svaniscano, frastornato da quello che forse è poco più che un
gioco letterario e tuttavia è pieno di suggestioni, e che mescola il sogno e l’inconscio, ma anche immagini,
oggetti e parole ricorrenti.
L’Autore di questo racconto, Robert Graves (ovvero Robert von Ranke Graves, 1895 – 1985), professore
e poeta inglese, fu anche un apprezzato saggista e un romanziere. Alla sua attività di saggista ho già
accennato in passato (per esempio, qui e qui), e certo ne
avrei parlato ancora, se una certa serie di post non si fosse arenata nelle sabbie mobili della mia mancanza
di tempo e d’ispirazione; stavolta mi dedico invece a una sua opera di narrativa (che è anche l’unica
incursione nel fantastico di una carriera in prosa che conta quasi solo romanzi storici), e alla trasposizione
per il cinema che ne è stata tratta.
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venerdì 18 aprile 2025
sabato 17 aprile 2021
“Penda’s Fen”: il daimon sacro dell’ingovernabilità
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>>> Guest post di Marco Maculotti <<<
Originariamente apparso su AXIS MUNDI
15 aprile 2018
«Oh my country, I say over and over… I am one of your sons, this is true. I am. I am. Yet, how shall I show my love?» (incipit)
Fra le punte di diamante del filone folk-horror britannico anni Settanta — talvolta considerato parte di una tetralogia ideale che comprende The Wicker Man (Anthony Shaffer/Robin Hardy, 1973) [1], Witchfinder General (Michael Reeves, 1968) e Blood on Satan’s Claw (Piers Haggard, 1970) — Penda’s Fen è uno sceneggiato televisivo scritto da David Rudkin e diretto da Alan Clarke, che venne trasmesso per la prima volta il 21 marzo 1974 all’interno della serie Play for Today, prodotta dalla BBC.
Pellicola criptica e onirica, ambientata in un’Inghilterra rurale in cui i dogmi del cristianesimo e quelli del corporativismo militare sembrano fondersi in maniera tanto innaturale quanto inevitabile, Penda’s Fen si presenta innanzitutto come un dramma della diversità vertente da una parte su un desiderio di fuga da una società che tende a soffocare il potenziale individuale dei suoi singoli figli, dall’altra da un anelito ancora più forte: la conoscenza del sé più profondo e la sua realizzazione [2]. Due aspirazioni che, come vedremo nel proseguo di questo articolo, appaiono indissolubilmente legati nel filo della narrazione.
giovedì 25 marzo 2021
Hellebore: ricordo di antichi terrori
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| The Yuletide Special |
Ultimamente, vagando senza una precisa meta per siti e blog stranieri, mi capita di incappare in cose davvero interessanti. C'è un intero mondo là oltre i nostri confini, come sapete, e spesso è solo la pigrizia che ci trattiene all'interno delle mura domestiche. Fortunatamente l'ostacolo della lingua inglese è perfettamente sormontabile, e ciò mi consente di spaziare alla grande nel world wide web (altre lingue non ne conosco, ma me ne faccio una ragione) così come spazio tra siti e blog italiani. Il vero problema è la vastità del mondo: pensare di poter seguire migliaia di siti o blog, quando faccio fatica a seguire con costanza quei quattro o cinque connazionali, mi mette l'ansia. Per fortuna non si tratta di un lavoro, e ciò mi permette di uscire dal mio giardino solo quando ne ho voglia e quando mi ricordo. Ed è stato proprio in una delle mie ultime peregrinazioni che sono incappato sul sito di questa "casa editrice" indipendente specializzata nell'horror popolare britannico. Il virgolettato su "casa editrice" è quasi d'obbligo, visto che non ci sono veri indizi che lo sia davvero. Il sito è piuttosto minimale e lascerebbe pensare più che altro a dei fanzinari. In effetti, la loro proposta è un magazine a periodicità variabile il cui tratto distintivo è un forte interesse per uno specifico argomento; realizzata in pratica da appassionati per altri appassionati.
venerdì 31 maggio 2013
Il diabolico barbiere di Fleet Street
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Davvero pensavate che la mia irruzione nel mondo di Sweeney Todd potesse limitarsi alla sola analisi del film di Tim Burton? Da curioso indagatore di leggende metropolitane, non posso non ammettere che è il personaggio che si cela dietro la finzione cinematografica quello che mi affascina maggiormente. La domanda fondamentale che mi sono fatto (e che si saranno fatti i migliaia di fan di Sweeney sparsi per il globo) è: il “barbiere tagliagole”, il boogeyman inglese per eccellenza, fu un personaggio reale? Ricominciamo quindi dall’inizio.
Londra, 1784: un barbiere assassino compare ufficialmente negli annali grazie ad un articolo del periodico “The London Chronical”. Lì si riportava, infatti, la notizia di un omicidio perpetrato da un barbiere ai danni di un suo cliente in un impeto di gelosia. Pare che la vittima si fosse vantata di una conquista amorosa con l'uomo, il quale, convintosi chissà come che l'altro stesse parlando di sua moglie, per vendicarsi lo sgozzò con il suo rasoio.
domenica 6 gennaio 2013
Silent Night
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E così è passata anche l’Epifania che, come recita un vecchio detto popolare, tutte le feste si è portata via. Tra poche ore si tornerà alla cosiddetta normalità. Quella maledetta sveglia mi riporterà con i piedi per terra e darà il via ad un nuovo anno–routine di lavoro. Peccato, perché avevo cominciato a prenderci gusto, mi stavo quasi abituando a queste dolci giornate di pigritudine: la spola tra il letto e il divano, una soffice coperta sulle spalle, un gatto sulle ginocchia, il poter mangiare solo e soltanto quando la fame si fa sentire, i dolci, la frutta secca, i panettoni affogati nel tè, le interminabili partite di Risiko e di Monopoly con i familiari. È stato bello il Natale. Mi mancheranno queste atmosfere gioiose. Non dovrebbero permettere che finiscano. Del Natale apprezzo in particolar modo le luci e i festoni, le città illuminate giorno e notte da luci intermittenti. Mi chiedo perché, una volta passate le feste, la gente si prenda la briga di stare lì a smontare tutto: non sarebbe più bella la vita se vivessimo in un Natale perenne? Che male ci sarebbe se quelle luci intermittenti potessero rimanere lì tutto l’anno a riscaldare i nostri cuori?
mercoledì 22 agosto 2012
Hell's Bells
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Il tempo non fu mai clemente in quella lontana estate del 1968. Il cielo sopra Scotswood, il quartiere dove vivevo, era spesso coperto. Grossi nuvoloni carichi di pioggia nascondevano ai miei occhi, per buona parte del giorno, la vista del sole. Un’estate così non era tuttavia cosa rara nel mio paese. Non ho mai potuto godere di una vera estate così come la vedevo descritta nelle riviste. Ma a me tutto sommato non importava. Non ho mai sopportato il caldo. Solo mi auguravo che smettesse di piovere. La pioggia rende difficoltose le normali attività quotidiane, specie se non si possiede un ombrello. I capelli bagnati, le scarpe fradice, non sono sensazioni piacevoli. L’oscurità, quella sì, invece mi piaceva. No, non sto parlando della notte, mi riferisco a quella particolare oscurità che solo una spessa coltre di nubi può provocare. Niente sole negli occhi, niente riflessi sui vetri. Con la pioggia però tutto è meno, come dire, romantico. La gente si affretta per le strade, senza badare al prossimo, nessuno si perde in saluti, magari un breve cenno col capo e poi via ad inseguire le proprie faccende. Newcastle era una città sporca. Non per niente deve la sua notorietà alle proprie miniere di carbone, che ne permisero lo sviluppo a partire dal secolo scorso. Tra tutti i quartieri della città, Scotswood era forse quello più degradato. Qui si installarono le famiglie dei minatori, prima, e quelle degli operai del cantiere navale in seguito, quando le miniere si esaurirono. La gente era povera, disperata. Si sopravviveva a stento, spesso si ricorreva ad espedienti non esattamente legali. E poi c’erano le prostitute...
giovedì 22 marzo 2012
Gli spettri di Aldershot
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Chi era Spring Heeled Jack? Il misterioso fantasma dell’epoca vittoriana a cui proprio ieri ho dedicato qualche ora del mio tempo? Una delle ipotesi più fantasiose è legata ai misteriosi fatti avvenuti presso la caserma Aldershot. Detto tra noi, la vicenda che sto per raccontare non ha nulla a che fare con quella del “fantasma saltellante” (sebbene sia ambientata nella stessa zona e negli stessi anni delle ultime apparizioni di SHJ), ed è per questo che scrivo queste righe in un post dedicato.
Gli avvenimenti accaduti in quel lontano inverno di fine Ottocento ci vengono narrati dal Capitano Cecil Norton, che li consegnò ai posteri attraverso il libro “Phantasms of the Living Vol II” (1886) e il periodico “Journal of the Society for Psychical Research” (Maggio 1897).
“Era il periodo di Natale dell’anno 1875 o del 1876”, ricorda Cecil Norton, “e in qualità di ufficiale in servizio, mi ritrovai seduto alla mensa del Quinto Lancieri, presso la caserma “West Cavalry” ad Aldershot. Erano presenti circa 10 o 12 ufficiali, tra cui John Atkinson....
mercoledì 21 marzo 2012
Spring Heeled Jack
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Mistero
Prendo spunto per questo post da una singolare notizia apparsa recentemente sul Guardian: lo scorso 14 febbraio, attorno alle 22:30, Scott Martin stava rientrando a casa con la propria sua famiglia a bordo di un taxi quando, nei dintorni di Ewell (Surrey, UK), fu testimone di un avvenimento inaspettato che fece gelare il sangue nelle vene ai presenti: dal bordo della strada una figura, apparentemente umana, attraversò improvvisamente la strada con un singolo balzo di oltre 3 metri, atterrando sulla vicina massicciata. Tutti i presenti (la moglie di Scott, i loro quattro figli e il taxista) poterono confermare quella che avrebbe potuto essere banalmente archivata come un’allucinazione.
Quella notte nessun componente della famiglia Martin riuscì a dormire, tanto agghiacciante era stata l’esperienza appena vissuta. Lo stesso taxista dovette ammettere di non avere alcuna intenzione di ripercorrere a ritroso lo stesso tragitto da solo. Quella che inevitabilmente stava affollando i pensieri dei testimoni era la possibilità di essere incappati nella leggendaria figura di Spring Heeled Jack, una misteriosa creatura che affonda le sue radici addirittura nell’Inghilterra dell’epoca vittoriana.
venerdì 24 febbraio 2012
Il castello di Otranto
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Direi che questo passaggio era inevitabile. In un blog dove si ha la pretesa di parlare (tra l’altro) di letteratura e (tra l’altro) di gotico, non poteva mancare un piccolo omaggio a quello che unanimemente è stato riconosciuto come il primo romanzo gotico della storia, quello che ha mostrato la strada a decine di romanzieri, famosi e non, che ci hanno narrato di castelli, principi, cavalieri e damigelle. Sto parlando, se non si fosse capito, de “Il castello di Otranto” di Horace Walpole. Ma cosa posso dire che non sia già stato scritto? Forse è meglio fermarsi un attimo e riflettere sul da farsi. Dovrei raccontarne meraviglie, con il rischio di apparire identico a centinaia di altri recensori, oppure dovrei stroncare impietosamente quest’opera, sottolineandone i difetti? Credo né che l’una né l’altra strada siano in ogni caso facilmente percorribili. Sarebbe ingiusto non riconoscere a “Il castello di Otranto” la sua importanza, se contestualizzata al periodo in cui è stata scritto. Sarebbe però altrettanto ipocrita esaltare un romanzo che, in buona sostanza, è pieno zeppo di incongruenze, ingenuità, forzature e quant’altro. Lo stesso Walpole, d'altra parte, non era del tutto convinto del suo lavoro, visto che nella prefazione alla prima edizione (1764) sosteneva di essere solo il traduttore di un testo, stampato a Napoli in caratteri gotici nell’anno1529, ritrovato in quegli anni nella biblioteca di un’antica famiglia cattolica dell’Inghilterra settentrionale.
giovedì 20 ottobre 2011
Il fantasma di Edward Jenner
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Jenner Museum, Berkeley, Gloucestershire (UK). Un reporter della BBC scatta una foto per un servizio fotografico. Quando controlla la pellicola appare la nitida figura di un fantasma.
L'immagine, della quale un particolare è riprodotto qui a lato, mostra una strana figura antropomorfa, apparentemente seduta su una sedia posta tra due letti oltre una soglia. L'apparizione, come é accaduto in molti altri casi, è visibile solo nell'immagine catturata dalla fotocamera e non era percepibile ad occhio nudo nel momento dello scatto.
Normalmente sono molto restio a credere a queste cose. Con questo non voglio dire che non credo nell'esistenza di fenomeni che non siamo in grado di spiegare. Noi uomini siamo troppo piccoli e stupidi per poter cogliere la vera essenza del mondo che ci circonda. Credo tuttavia che, almeno nel 99% dei casi, questo genere di affermazioni circa il paranormale, si tratti di pura idiozia.
martedì 4 ottobre 2011
Il George Hotel di Crawley
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Di passaggio da Londra una sera, ho il problema di trovare un posto per dormire che non sia troppo distante logisticamente dall'aeroporto di Gatwich.
Noleggio un auto e mi dirigo verso la cittadina di Crawley, pochi chilometri più a sud. La scelta è tutt'altro che casuale. Ho deciso di passare una notte da brivido al George Inn, uno dei luoghi più infestati dai fantasmi in tutto il West Sussex.
La zona è stata abitata fin dai tempi dell'Età della Pietra ed era un centro di produzione del ferro sin dall'età degli Antichi Romani. Nel V secolo i Sassoni chiamarono la zona Crow's Leah - che significa: radura infestata dai corvi, oppure bosco dei corvi. Il nome attuale è evidentemente una derivazione proprio dal termine Crow's Leah.
Nulla a che fare quindi con Aleister Crowley, come qualcuno sicuramente avrà già immaginato, anche se non è da escludere che il cognome del celebre occultista britannico possa avere la medesima etimologia.
venerdì 19 agosto 2011
I fantasmi di Netley
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Esattamente un anno fa, di passaggio nel sud dell’Inghilterra, ci recammo a visitare le rovine dell’abbazia di Netley, nel villaggio omonimo, non molto lontano dalla città di Southampton, nella regione dell’Hampshire.
La “location” fu sorprendente: a pochi passi da una statale trovammo questa meravigliosa oasi di pace, un vasto prato sul quale sorgevano le rovine di questo monastero medievale, tra le meglio conservate d’Inghilterra.
La giornata era grigia, ma non ci scoraggiammo e in qualche raro momento il sole caldo a dispetto della brezza ci consentì anche di girare in maniche corte. Oltre a pochi turisti, trovammo famiglie inglesi “a passeggio” e un gruppo di ragazzi impegnati in una partita di pallone. All’inizio la cosa ci infastidì, perché ci sembrò che stonasse con la solennità del luogo, ma man mano che ci addentrammo tra le rovine e ci immergemmo in quell’atmosfera così suggestiva, non ci facemmo quasi più caso. Purtroppo di lì a breve ci si scaricò la batteria della reflex, quindi riuscimmo a fare pochissime foto del sito, che ho pubblicato qui.
La “location” fu sorprendente: a pochi passi da una statale trovammo questa meravigliosa oasi di pace, un vasto prato sul quale sorgevano le rovine di questo monastero medievale, tra le meglio conservate d’Inghilterra.
La giornata era grigia, ma non ci scoraggiammo e in qualche raro momento il sole caldo a dispetto della brezza ci consentì anche di girare in maniche corte. Oltre a pochi turisti, trovammo famiglie inglesi “a passeggio” e un gruppo di ragazzi impegnati in una partita di pallone. All’inizio la cosa ci infastidì, perché ci sembrò che stonasse con la solennità del luogo, ma man mano che ci addentrammo tra le rovine e ci immergemmo in quell’atmosfera così suggestiva, non ci facemmo quasi più caso. Purtroppo di lì a breve ci si scaricò la batteria della reflex, quindi riuscimmo a fare pochissime foto del sito, che ho pubblicato qui.
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