venerdì 30 novembre 2012
Un premietto di fine novembre
Etichette:
Comunicazioni di servizio
domenica 25 novembre 2012
Chilam Balam (making of)
Etichette:
Chilam Balam,
Racconti
Kukulkàn è il nome che i Maya davano al dio Serpente. Egli lasciò la sua gente per intraprendere un viaggio verso i luoghi dai quali proveniva: prima di andare promise che sarebbe tornato. I Maya attesero il suo ritorno per oltre cinque secoli finché, un venerdì santo dell'anno 1519, non arrivò dal mare un uomo dalla barba bianca. I Maya lo accolsero come il loro tanto atteso Messia, e lo adorarono. Il suo nome era invece Hernán Cortés: un equivoco che finì per distruggere la loro civiltà.
Se qualcuno ha avuto la pazienza di leggere tutte le cinque parti del racconto Chilam Balam, appena giunto alla sua conclusione, non avrà potuto fare a meno di farsi delle domande. Moltissime sono infatti le cose lasciate volontariamente in una sorta di sospensione forzata, una specie di limbo. Cercare di dare delle spiegazioni a tutto, a mio parere, significava banalizzare eccessivamente la trama. Diciamo quindi che ognuno può elaborare la propria interpretazione della storia. Che cos’era quel luogo oltre la soglia? Qual è il significato dell’invecchiamento precoce del protagonista? Ma soprattutto chi era davvero colui che si faceva chiamare Kukulkàn, per quale motivo egli trascina il suo giovane amico in un’avventura del genere per poi, apparentemente, cambiare idea e abbandonarlo? Qual è il ruolo dei Maya in questa storia? È solo un caso che il mio racconto appaia su questo blog solo poche settimane prima del tanto annunciato evento relativo alla fine del calendario Maya? In questo “making of”, ve lo dico già da subito, non avrete risposte.
sabato 24 novembre 2012
Chilam Balam (Pt.5)
Etichette:
Chilam Balam,
Racconti
Seguivo il mio uomo a prudente distanza lungo il sentiero, ben attento a non farmi notare. La salita era ripida e faticosa, ma la mia volontà di procedere era più forte. Quella mattina mi ero alzato di buon’ora e mi ero appostato ad un angolo della piazza con la precisa intenzione di attendere Kukulkàn al varco. Qualunque cosa avesse in mente, qualunque cosa avesse intenzione di fare, io sarei stato la sua ombra. Non gli avrei permesso di dileguarsi nuovamente. Lo avrei seguito con discrezione e, solo al momento giusto, avrei rivelato la mia presenza. Indossavo un giaccone scuro che un precedente inquilino aveva dimenticato nella stanza dove alloggiavo. La fortuna sembrava avesse deciso di restarmi accanto: con quel giaccone addosso avrei meglio potuto nascondermi ai suoi occhi. Non dovetti attendere molto: nemmeno mezz’ora e il portone verde si spalancò e quel viso apparve sulla soglia. Eccolo. Era proprio lui, Kukulkàn o come diavolo si chiamava. Lo vidi esitare qualche secondo, guardarsi in giro e, dopo essersi sollevato il cappuccio sul capo, incamminarsi. Io gli tenni dietro.
Prese la strada che, uscendo dal paese, portava (a quanto dicevano le indicazioni) al sito archeologico. Mi unii ad un gruppo di turisti che aveva la stessa meta: così mescolato ad un gruppo di persone avrei dato meno nell’occhio. Il sentiero prese a salire sempre più ripidamente. La fatica dopo un po’ cominciò a farsi sentire, ma il mio uomo continuava a procedere di buon passo, senza dare alcun segno di incertezza, ed io non potevo essergli da meno. Per fortuna anche buona parte dei turisti ai quali mi ero unito riusciva a tenere un buon passo, per cui potevo continuare a rimanere nel gruppo.
Iscriviti a:
Post (Atom)


