sabato 20 luglio 2019

Preludio allo spazio

Avevo intenzione di chiudere il blog per ferie già la scorsa settimana ma, pensandoci bene, l'occasione che mi si propone oggi è di quelle ghiotte, una di quelle che costringono a rivedere i piani anche se cascasse il mondo. In fondo, una settimana in più o in meno di blogging non ha mai fatto male a nessuno, mi sono detto, per cui tanto vale fare un ultimo sforzo ed essere presente in rete. L'occasione a cui mi riferisco, come certamente avrete intuito, è il cinquantesimo anniversario del coronamento della missione spaziale Apollo 11, quella che permise a Neil Armstrong e a "Buzz" Aldrin di mettere piede per la prima volta sulla Luna. 
Almeno questo è quello che ci è stato detto, naturalmente. Ma tranquilli, non vi tedierò ripetendovi la solita "favoletta" che vede Stanley Kubrick alla regia di una delle più grandi messinscene di tutti i tempi: se cercate quello, sono sicuro che usciranno oggi un po' in tutto il mondo articoli e approfondimenti sulla questione "se ci siamo andati oppure no"; magari alcuni redattori se ne verranno fuori con nuove, schiaccianti prove a favore dell'una o dell'altra ipotesi. Se proprio volete sapere come la penso, beh, diciamo che preferisco lasciarvi nel dubbio. Magari troverete la risposta tra le righe...
Senza scomodare Kubrick e senza tirare in ballo Richard Nixon e la sua competizione contro i russi cattivi, mi ha sempre lasciato perplesso il pensiero di quella che era la tecnologia dell'epoca, dei televisori che avevamo nei salotti, delle macchine che avevamo nei garage. Come poteva un treppiedi di latta tenuto insieme con lo sputo scendere dove è sceso, ripartire e tornare a casa allegramente? Avevamo però già delle macchine volanti, non molto dissimili da quelle odierne, ripensandoci bene: macchine che già decollavano e atterravano (qualche volta precipitavano) e anche quelle erano in fondo scatole di latta... Avevamo già la bomba atomica, e anche quella... no, quella forse non era di latta.
Eppure, comunque siano andate veramente le cose, quel "piccolo passo per un uomo" fu davvero "un grande passo per l'umanità". Chi a quei tempi c'era riferisce di una diretta televisiva che durò trenta ore, di milioni di persone con il naso incollato allo schermo, in sospirante attesa che un proprio simile riuscisse a coronare un sogno impossibile. Da quanti anni l'uomo era uscito dalle caverne? Se in un tempo relativamente insignificante la razza padrona di questo puntino azzurro sospeso nell'Universo era riuscita ad evolversi così tanto c'era davvero da esserne orgogliosi, non vi pare? In effetti anch'io lo sarei stato, che c'è di male ad ammetterlo? In fondo, era già da più di mezzo secolo che i più svariati autori di fantascienza ci avevano preparati a quell'irripetibile momento, in particolare nei decenni immediatamente precedenti, quando si era soliti ipotizzare le più gloriose conquiste scientifiche, realizzando quello che ancora oggi chiamiamo sense of wonder
Da trent'anni il mondo si stava lentamente abituando all'idea che, un giorno, l'uomo avrebbe raggiunto i pianeti. Le profezie dei primi pionieri dell'astronautica si erano avverate così spesso da quando i primi razzi si erano arrampicati verso la stratosfera, che erano in pochi ora a non crederci Quel piccolo cratere vicino a Aristarco, e le riprese televisive dell'altra faccia della Luna costituivano delle conquiste innegabili. Tuttavia c'era  stato chi le aveva deplorate e perfino denunziate. Per l'uomo della strada, il viaggio interplanetario era ancora un vasto, terrificante evento al di là dell'orizzonte della vita quotidiana.
Il britannico Arthur Charles Clarke (1917-2008) fu uno dei pionieri di questa meravigliosa tendenza: basti pensare ad alcuni dei suoi romanzi d'esordio, quali "Le sabbie di Marte" (The Sands of Mars, 1951) e "Ombre sulla Luna" (Earthlight, 1955), che precedettero di pochi anni "Preludio allo spazio" (Prelude to Space, 1951), il romanzo che ho ritenuto essere la lettura ideale per il giorno del cinquantenario dello sbarco sulla Luna.
Perché ideale? Semplicemente perché in "Preludio allo spazioArthur Clarke ci aveva già raccontato tutto: l'Apollo 11, il modulo lunare. L'autore che diverrà in seguito celebre per "2001: Odissea nello spazio" (2001: A Space Odyssey, 1968) -  e chi sta pensando di nuovo a Kubrick ha un pizzico di complottismo nell'anima - era riuscito a immaginare una tecnologia straordinariamente identica a quella che un paio di decenni più tardi sarebbe stata usata dalla NASA. Non si chiamavano "LEM" o "LES" i due stadi del Prometheus di Clarke, ma molto più prosaicamente Alpha e Beta: il primo era la vera navicella spaziale, progettata per l'allunaggio, il secondo aveva il solo compito di portare il primo in orbita e rimanere lì ad attendere.

"Preludio alla spazio", disse James Gannon, direttore di Rare Books for Heritage, la casa d'aste che nel 2009 ebbe il privilegio di battere il manoscritto originale, "ha aiutato le persone a credere che potevamo davvero viaggiare nel cosmo". In generale egli aveva ragione, ma rimane il dubbio di come dover interpretare quelle parole... "aiutare a credere". Forse c'era una punticina di ironia? Nel 2009 era ormai ampiamente diffusa l'ipotesi che ciò che fu mostrato quel giorno in televisione fosse un set cinematografico capitanato da Stanley Kubrick... ed era ormai accettata l'ipotesi che, se Kubrick doveva girare un film, aveva bisogno di un copione... e che quel copione già esisteva e si intitolava "Preludio alla spazio", scritto guarda caso dallo stesso tizio che aveva scritto anche "2001", uscito al cinema l'anno precedente. Arthur Charles Clarke, da parte sua, non ha mai fatto molto per smentire la leggenda, usando più volte il termine "propagandistico" per definire il suo lavoro...

Arthur C. Clark (sulla sinistra) e.... oddio l'altro non sarà mica Stanley Kubrick? 
Alla domanda se Clarke, così come qualsiasi autore di fantascienza, fosse in grado di prevedere il futuro, il Nostro è sempre stato abbastanza chiaro, sia nelle interviste che, nello specifico, nell'aggiungere una nuova prefazione a "Preludio allo spazio" nelle edizioni che seguirono la missione Apollo 11.
La predizione, contrariamente a quanto si crede, non è il fine principale degli scrittori di fantascienza, Pochi sono infatti quelli che pretendono di sapere quello che avverrà. La maggior parte di essi si interessa dell'esposizione delle idee e dell'esplorazione di concetti insoliti nella scienza e nelle scoperte scientifiche, "Che succederebbe se...?" è il pensiero alla base di tutta la narrativa di questo tipo. Che cosa succederebbe se l'uomo diventasse invisibile? Che cosa succederebbe se si potesse viaggiare nel futuro? Che cosa succederebbe se ci fosse la vita su qualche pianeta dell'universo? Sono i primi grani attorno a cui lo scrittore secerne la sua modesta perla. Nessuno è sorpreso più di lui se poi risulta che aveva previsto eventi futuri. (Prefazione all'edizione Oscar Fantascienza, luglio 1978)
In effetti, accantonando lo stupore di avere in mano un romanzo che anticipa la realtà negli aspetti principali, potremmo sorprenderci di quanti piccoli dettagli siano stati poi smentiti dai fatti. Nel 1947, anno in cui Clarke iniziò a lavorare al romanzo, poteva per esempio apparire abbastanza logico porre la base di un progetto interplanetario a Londra. Nessuno poteva immaginare che in vent'anni miliardi di dollari sarebbero stati messi nel bilancio annuale per i voli spaziali, e che lo sbarco sulla Luna sarebbe diventato l'obiettivo principale di USA e URSS.
Immaginare il futuro dal punto di vista tecnologico, per quanto apparentemente complesso, non è nella realtà un'idea così astrusa; in tanti hanno idealizzato oggetti che oggi potremmo tranquillamente riconoscere nel nostro quotidiano. Gli smartphone e i tablet sono solo un esempio.
Più difficile è prevedere le conseguenze che derivano dagli aspetti economici, politici e sociali. Nulla come la scienza e la tecnologia sono influenzate da tali aspetti: lo stesso programma spaziale, che raggiunse la massima espressione esattamente cinquant'anni fa, non avrebbe mai potuto realizzarsi senza il terribile scenario della Guerra Fredda... e probabilmente sarebbe andato avanti se il bilancio americano non fosse stato sepolto dal peso dell'inflazione e della guerra del Vietnam. Il fallimento del Challenger, perso 73 secondi dopo il lancio, e del Columbia, perso in fase di rientro, fecero il resto... e dal quel giorno non facciamo praticamente altro che lanciare nuovi treppiedi di latta, questa volta privi di equipaggio, là verso l'infinito.

Arthur Clarke, pace all'anima sua, si era invece immaginato lo sbarco sulla Luna come il primo passo verso l'esplorazione di intere galassie. Chissà, forse quel sogno avrebbe anche potuto realizzarsi, e se così fosse stato, oggi quel primo, grande passo per l'umanità avrebbe certamente un altro sapore.
Mentre salutava il secolo morente il prof. Alexons non sentiva rimpianti. Il futuro era troppo pieno di miracoli e promesse. Una volta di più le superbe navi partivano per terre sconosciute, portando i semi di nuove civiltà che nelle età a venire avrebbero superato le vecchie. La corsa verso i nuovi mondi avrebbe distrutto le soffocanti limitazioni che avevano avvelenato quasi mezzo secolo. Le barriere erano state abbattute e gli uomini potevano volgere le loro energie verso l'esterno, alle stelle, invece di lottare tra loro stessi.
Scritto di getto in soli 20 giorni, "Preludio allo spazio" è oggi un romanzo che, senza nulla togliergli, si può definire per certi versi obsoleto. Divenne obsoleto esattamente cinquant'anni fa, se serve puntualizzare la cosa. Quella capacità di trasmettere meraviglia, quel sense of wonder a cui abbiamo accennato prima, resta però intatta. Nulla è cambiato in noi, insignificanti organismi incollati a un sasso lanciato a folle velocità nel vuoto cosmico. E anche se il nostro satellite ormai lo diamo per scontato, il nostro sguardo continua ad essere rivolto alle stelle, uno sguardo ebete, lo stesso sguardo della pulce inconsapevole di vivere nei peli di un cane.

Dirk Alexons, lo storico che, protagonista del romanzo di Clarke, è designato a preparare la storia ufficiale della missione Prometheus, è esattamente identico a noi, rappresenta il punto di vista dell'uomo comune, privo di nozioni tecniche ma ricchissimo di immaginazione e di speranza. Egli è il lettore che comprò quel libro nel 1953,  ma è anche il lettore che comprerà lo stesso libro domani.
"Preludio allo spazio" è appunto un preludio: la narrazione si conclude con il lancio della Prometheus. Un finale aperto, lo chiameremmo oggi, come aperta è la speranza che un giorno, se non noi che presto diventeremo polvere, qualcuno possa davvero imbarcarsi su quelle "superbe navi che partiranno per terre sconosciute".

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Il blog con questo post chiude per ferie. Ci si riaggiorna a fine agosto. Nel frattempo, permettetemi di suggerirvi i contributi con i quali alcuni amici blogger hanno voluto celebrare, al pari mio, questa incredibile giornata: Stories (Uomini veri); Deliria (Moon); La Bara Volante (Capricorn One); La Fabbrica dei Sogni (Mission to Mars); Il Bollalmanacco di Cinema (Europa Report); Non c'è paragone (Sunshine); Director's Cult (Moon); Il Zinefilo (Stazione Luna); Non quel Marlowe (Il finto sbarco lunare); Fumetti Etruschi (Comunisti sulla Luna); Gli Archivi di Uruk (Primi sulla Luna!); 30 anni di Aliens (La Luna nell'universo alieno); Il CitaScacchi (Scacchi verso la Luna); IPMP: Locandine italiane d'annata (Stazione Luna); Myniature (5 euro per 50 anni sulla Luna); Solaris (Contact). E vi ricordo che a tenervi compagnia ci sono le nostre Notti Horror, delle quali abbiamo parlato qui.

32 commenti:

  1. Non amando la fantascienza, non conoscevo Preludio allo spazio, ma è bello sapere cosa potessero immaginare le persone all'epoca.
    Venendo a noi: ci siamo mai andati sulla Luna?
    Sì, dai. Altrimenti oggi cosa festeggiamo? :)

    Moz-

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    1. Qualunque cosa si trasformi in un'occasione per fare festa è sempre bene accetta! Non importa se ci crediamo o no allo sbarco sulla Luna, l'importante è che un grande passo per l'umanità c'è stato, vero o falso che sia..

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  2. Conoscevo Clarke solo per il notissimo romanzo da cui è nato poi il mito di 2011: Odissea nello spazio. Ti ringrazio davvero perchè con le tue parole mi hai incuriosito moltissimo su questo libro che sembra davvero incarnare il misto di meraviglia e, forse, pure un pizzico di ossessione che accompagna sempre le imprese senza precedenti, semplicemente sognate ma anche reali. Forse il piacere di poterle immaginare con grande stupore è ciò che a volte ci ferma dall'osservarle quando sono reali e, quindi, prive di tutta la loro speciale atmosfera sognante. Ottima analisi e splendido consiglio per possibili future letture :)

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    1. La fantascienza è esattamente questo. Ci permette di continuare a sognare e di provare meraviglia, permettendoci di prolungare all'infinito quelle bellissime sensazione che provavamo da bambini, quando ogni nuovo giorno era una nuova scoperta.

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  3. L'ho tenuto in mano proprio domenica scorsa, poi ho preso altri due Urania.
    La prossima volta, se qualcuno non mi avrà anticipato prima, lo prendo sicuro.

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    1. Non è detto che tu abbia fatto male a scegliere gli altri due. "Preludio allo spazio" è interessante dal punto di vista storico, proprio per quanto ho scritto nell'articolo, ma è ben lontano da essere una gustosa fonte di intrattenimento, per noi gente del 2020...

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    2. Erano due Urania che cercavo da tempo, quindi non ho avuto dubbi. Uno era La Reliquia di Herbert, l'altro uno dei due romanzi di Disch che cercavo da tanto.
      Preludio allo spazio mi aveva colpito per la copertina, ma d'altronde le edizioni più vecchie io starei a guardarle per ore.

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    3. Herbert è senz'altro una lettura più piacevole di "Preludio". L'altro non lo conosco ma se lo cercavi da tempo, hai fatto bene a non fartelo scappare...

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  4. Oh cacchio, ed ora chi lo tiene più mio padre, non prendertela, ma è meglio se a lui il tuo post non lo faccio leggere ;-) Grazie per non essere ancora andato in vacanza e averci regalato questa chicca, bisogna togliersi il cappello davanti ad Arthur Charles Clarke, uno che ha "visto" una buona fetta di futuro, purtroppo dopo cinquant'anni, ci siamo fermati allo sbarco sulla Luna. Forse. Questa giornata mi sta mettendo dei seri dubbi! ;-) Cheers

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    1. Meglio che non glielo facciamo leggere, allora. Non vorrei proprio essere causa di una spaccatura insanabile in casa Cassidy!
      In fondo come sono andate veramente le cose non lo sapremo mai... ma è davvero importante, mi viene da chiedere?

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  5. Post molto interessante. Personalmente tendo a credere che lo sbarco sulla luna sia avvenuto davvero, più che altro perché se davvero fosse stata una fiction, in piena guerra fredda i sovietici avrebbero avuto modo di scoprirlo e di ridicolizzare la NASA, un rischio che gli americani non si potevano permettere.

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    1. Gli americano hanno fatto un sacco di porcherie, tipo ammazzare i loro presidenti, senza mai porsi il problema che qualcuno potesse alzare la mano e dire "ehi, questa cosa pare strana"... Perché mai avrebbero dovuto preoccuparsi dei russi quando non si preoccupavano neanche dei loro concittadini? E comunque cinquant'anni dopo non conta più nulla se siamo andati o meno sulla Luna, così come non conta nulla se decine di cosmonauti sovietici si sono persi nello spazio prima del successo di Gagarin...

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  6. Stupefacente! Storie così non fanno che aumentarne la leggenda, di una conquista leggendaria ;)

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    1. Storie del genere sono benzina un po' per tutti: sia per chi sostiene che quel giorno di cinquant'anni fa siamo davvero scesi sulla Luna, sia per chi afferma il contrario.

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  7. Non sono sicura sicura di aver trovato la tua opinione tra le righe... :-) Articolo da brividi, davvero. Neanche conoscevo l'esistenza di questo romanzo, figurati. Shame on me. Ma... romanzo o sceneggiatura? Non sono né una credente né una complottista, semplicemente penso di essere troppo "piccola" per determinati quesiti; il tuo post mi ha insinuato un dubbio che fino a cinque minuti fa non mi ero mai posta. Chapeau.

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    1. "Preludio" è un romanzo. Nulla impedisce però di supporre che possa essersi trasformato, in quattro e quattr'otto, in qualcos'altro: in fondo se lo sbarco sulla Luna fosse stato davvero un film, non è che servisse una sceneggiatura più lunga di una decina di pagine...
      Quel che penso io non è importante, così come non è importante sapere se ci siamo andati o no sulla Luna. L'importante è farsi delle domande, evitando di credere ciecamente a chi sostiene l'una o l'altra ipotesi.

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  8. Arrivo tardi perché quando ieri ho provato il link era ancora "buio": ho pensato che il Governo americano ti avesse oscurato :-D
    Scherzi a parte, grazie al Database Etrusco posso "ricordare" di aver letto questo romanzo di Clarke dal 9 al 18 agosto 1989, per lo più sulla spiaggia di Ostia. Io e i miei avevamo scoperto l'autore grazie ad un recupero fortuito su bancarella di "Voci di Terra lontana" proprio quell'estate, e dopo averlo letto tutti e tre (io, mio padre e mia madre) iniziammo a spulciare altri titoli di quell'autore mai sentito prima...
    Purtroppo "Preludio allo spazio" - malgrado l'edizione Oscar Fantascienza fosse deliziosa - mi ha annoiato a morte, e ricordo molta fatica nella lettura di un testo che voleva dimostrare come fosse possibile arrivare sulla Luna. Onestamente dalla fantascienza volevo l'incredibile, non il probabile... Dopo la sfortunata lettura de "La Città e le Stelle", che non ero pronto per capire, Clarke mi si bloccò: solamente con "Incontro con Rama" e i suoi deliziosi racconti brevi sono tornato ad apprezzarlo, anni dopo.
    Comunque in quell'estate 1989 - ora che ci penso, quasi esattamente trent'anni fa! Un altro anniversario! - solamente in America i terrapiattisti avevano indicato in Clarke come scrittore occulto del finto sbarco sulla Luna e nessuno, neanche per scherzo, ancora pensava a Kubrick, quindi era un mondo più innocente :-D

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    1. Stupendo il tuo ricordo di quella lontana estate di trent'anni fa. Un'intera famiglia concentrata sullo stesso titolo è cosa rarissima.. ecco spiegata l'origine dell'etrusco! A me è andata diversamente ed è solo un caso fortuito se ad un certo punto mi sono appassionato alla lettura... Mio papà non l'ho mai visto con un libro in mano (ma nemmeno con una rivista o un quotidiano). Aveva evidentemente cose più importanti a cui pensare. Mia mamma aveva iniziato abbastanza bene da giovane con Salgari e Verne ma poi è affondata nel pantano della letteratura rosa più infima (Liala, per intenderci)... con lei però, per un breve periodo (più o meno trent'anni fa), ho condiviso la passione per Agatha Christie... Meglio che niente.

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    2. Ma pensa, e io che credevo che un bambino cresciuto in un ambiente familiare di non lettori molto difficilmente deciderebbe da solo di diventare un lettore, e invece mi dimostri il contrario!
      I miei hanno sudato parecchio, perché da piccolo ero scalmanato e proprio non mi andava di stare fermo a leggere, ma poi con Verne, l'Isola del tesoro e altri classici ci voleva un attimo che mi appassionassi. Per non parlare di drammoni strappa-cuore come Incompreso e i Ragazzi della via Paal, che oggi mi sa che sarebbero vietatissimi, con le loro storie di violenza minorile e morte a grappolo! :-D
      Crescendo però in una famiglia dove si leggeva tanto, dai libri ai fumetti (sono figlio di texiano DOC!), al di là dei gusti che uno si fa comunque la lettura mi è sempre stata più "naturale" rispetto ai miei amici, che non avrebbero toccato un libro neanche con un bastone.
      Leggere sulla spiaggia a fine giornata era splendido, e la fantascienza era il genere preferito dell'estate. Ricordo ancora di essermi bevuto "Fondazione e Terra" alla luce del crepuscolo, mentre allibito assistevo ad una lezione di narrativa senza precedenti: cinquant'anni di storie che giungevano a conclusione come se l'autore avesse previsto tutto sin dal primo giorno...

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    3. Mah, sai, forse si tratta di una questione di salto generazionale. Mio papà mi ha avuto tardi (se fosse vivo avrebbe 99 anni) e forse è già un miracolo che sapesse leggere e scrivere. Mia mamma invece è sempre stata una lettrice forte (di boiate, ma forte) e credo sia stato per merito suo che mi sono lasciato tentare da quel passatempo così curioso...
      Leggere sulla spiaggia fino al crepuscolo è un'attività che anch'io ho sempre adorato... peccato che si tratta solo di un paio di settimane all'anno (e neanche tutti gli anni).

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  9. Bellissimo post, davvero. Grazie per aver partecipato a quest'iniziativa recensendo uno dei romanzi più classici della mia giovinezza: ricordo che ebbi modo di leggerlo tanti anni fa grazie al buon Walter Veltroni che ogni settimana allegava un romanzo di fantascienza al quotidiano "L'Unità". Oltre a Clarke ebbi modo di leggere anche Bradbury, Asimov, Henlein... iniziative come questa oggi sono un miraggio :(

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    1. Credo di avere ancora da qualche parte "Ombre sulla luna", sempre di Clarke, proprio nell'edizione veltroniana che dici. Erano quei volumetti simpatici con copertine dalle tinte pastello, giusto? Non scommetterei sul fatto che le edizioni fossero integrali, però...

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  10. Quando vedo le copertine di Urania è come se si attivasse il flusso canalizzatore della Delorean...

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    1. Anche a me fanno scattare dentro qualcosa che non mi spiego...

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  11. Le previsioni di Clarke erano realistiche, come quando disse nel '74 che nel 2001 il computer sarebbe entrato in ogni casa e connesso alla rete, non a caso Kubrick lo ha scelto e poi gli altri per le opere successive. Sulle teorie complottistiche basate sugli Ufo nazisti, segnalerei il film Iron Sky, dove un gruppo di nazisti scampati alla guerra fuggono con dei dischi volanti sulla Luna creando un nuovo ordine, un film fumettistico e anche quasi comico.

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    1. Clarke riuscì a prevedere anche i satelliti geostazionari per le telecomunicazioni, se è per questo.
      Ufo nazisti in fuga? Sembra un ottimo stimolatore di relax encefalico...

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  12. Non amando il genere fantascienza, purtroppo non ho mai letto nulla a tema e questo libro non fa eccezione ç_ç

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    1. Ti perdono, ma sento che sarà fantascienza il mio prossimo on-demand... eheheh

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  13. Quindi sei in ferie..
    E vabbè, son costretta a disturbarti.
    È il tuo turno al jukebox.
    Spero che non te lo perderai.
    Un bacio.

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    1. Non me lo sarei perso comunque...
      PS: No, non sono in ferie: è il blog che è andato in ferie. ^_^.

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