I fatti che sto per narrare potrebbero sembrare frutto della fantasia di un folle. Sinceramente io stesso non posso escludere che lo siano. Ciò di cui sono stato testimone la notte scorsa è talmente fuori da ogni logica che ho creduto subito opportuno annotarne le parti salienti in questo mio diario, affinché ne possa rimanere traccia allorché la mia vita su questa terra giungerà alla sua conclusione. Il mio corpo è precocemente invecchiato e sento che quell’anelito di vita che è rimasto in me si sta, ora dopo ora, sempre più affievolendo. Devo scrivere in fretta, prima che sia troppo tardi. Dio solo sa cosa ne sarà di questa mia povera anima dopo il trapasso! Quando la mia intera esistenza verrà giudicata, non potrò non rendere conto dei segni incancellabili che i recenti avvenimenti hanno causato alla mia anima.
Mi chiamo Manuel Mendoza e ho 23 anni. Solo fino ad un paio di settimane fa la mia vita fu quella di un normalissimo giovane dall’animo puro e ingenuo che intendeva abbracciare la fede cattolica e farne lo scopo della propria esistenza. Nonostante ciò, la mia mente era molto aperta e curiosa e dedicavo buona parte del mio tempo non solo alla lettura dei testi sacri, ma anche a quei polverosi quanto affascinanti volumi che di tanto in tanto prendevo a prestito dalla biblioteca dell’Università, qui a Città del Messico. Mi appassionava in particolar modo un manoscritto dal significato oscuro proveniente da una non meglio precisabile epoca lontana. Non ne riporterò qui il titolo perché credo sia meglio che quel libro si perda nell’oblio: solo adesso mi rendo conto infatti di quanto terribili fossero quelle pagine, se interpretate nel modo corretto.


