giovedì 11 giugno 2015

Quando il Conte muore...

3 maggio, Bistrita. Lasciata Monaco alle 20,35 del 1° maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto: saremmo dovuti arrivare alle 6,46, ma il treno aveva un'ora di ritardo. Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade di Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l'impressione che, abbandonato l'Occidente, stessimo entrando nell'Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi porti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.
Scusate. Non ho saputo resistere alla tentazione di iniziare questo post inserendo uno degli incipit più famosi della letteratura gotica. 
Oggi è un giorno di lutto. Lo avrete già saputo. Muore a Londra, alla veneranda età di 93 anni, Christopher Lee, l'uomo che più di ogni altro ha saputo rendere sullo schermo la figura del celebre vampiro di Stoker. Qualcuno potrebbe obiettare che il "vero" Dracula fu quello caratterizzato da Bela Lugosi (Dracula, 1931), qualcun altro invece potrebbe preferire il volto di Klaus Kinski (Nosferatu, 1979) o quello di Max Schreck (Nosferatu, 1922), ma resta fuori questione che, con ben dodici "Dracula" nella sua filmografia, Christopher Lee è stato (e sarà per sempre) l'uomo il cui volto più facilmente si confonde con quello, immaginario, del principe dei non-morti.

martedì 9 giugno 2015

La canzone di Cassilda (Pt.3)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
ATTO I - SCENA III: CASSANDRA

Alessia H.V., 'La Perduta Carcosa', digital, 2015
 http://alessiahv.deviantart.com/
“Io stesso sono la maschera, la maschera pallida. Io sono il fantasma della verità. Provengo da Alar. La mia stella è Aldebaran. Le verità è una nostra invenzione, la nostra arma in battaglia. E il segno giallo…” (1)
Non credeva ai suoi occhi. Da quando il suo ragazzo, sette mesi prima, se n’era andato di casa senza una parola, Cassandra aveva cercato in tutti i modi di comprendere il significato di quell'ultimo post che egli aveva pubblicato sul proprio blog. Era un post strano, diverso dai suoi soliti, un post a cui nessuno aveva mai, prima di quella notte, lasciato un commento. Parlava di cose che lei non comprendeva, parlava di persone che lei non conosceva. Yog-Sothoth, R'lyeh, Nyarlathotep, dove le aveva già sentite? Camilla, Cassilda, chi erano costoro? Era evidente che c’era qualcosa (qualcuno?) nella sua vita che, chissà da quanto tempo, egli le aveva tenuto nascosto.
Quella notte invece qualcuno, su quel post, aveva infine lasciato un commento anonimo, un commento tutt’altro che banale. Sembrava proprio il commento di qualcuno che conoscesse esattamente la materia di cui parlava.
Cassandra aveva speso giorni e notti davanti al computer, cercando in rete qualsiasi collegamento a quei nomi e alle misteriose parole di quel post, parole che dovevano in qualche modo contenere le risposte alle sue domande, se solo le avesse comprese, ma non aveva mai trovato nulla di veramente utile, se non vaghi rimandi a una certa letteratura horror risalente ad oltre un secolo prima, un tipo di letteratura che aveva sempre considerato superflua ma che forse in futuro avrebbe fatto meglio a conoscere.

giovedì 4 giugno 2015

The Adventure of the Yellow Sign

Cercami là dove la morte spesso risiede, nelle tenebre mai toccate dal sorgere dei soli, là dove dimorano le ombre nella cupa Carcosa. La corona d’oro e le vesti gialle del re brillano ancora più dell’astro calante, che affonda e muore nell’oscura Carcosa. E qui, se vi sarete uniti a me, dove il lago di Hali incontra il mare, faremo luce sul mistero della perduta Carcosa. Il Re in Giallo è risorto, il mondo è iniziato così che possa finire, nei sospiri e nei pianti, là nella temuta Carcosa 
Uno strano glifo è entrato in scena per la prima volta qualche mese fa, un glifo la cui importanza, ai fini della comprensione dei vasti scenari che lentamente si stanno svelando, è a dir poco fondamentale. Nel racconto “The Yellow Sign” esso veniva descritto come “Un fermaglio di onice nera, su cui era intarsiato un curioso simbolo, forse una lettera, in oro. Non era né arabo né cinese, né, come avrei scoperto in seguito, apparteneva a qualsivoglia lingua umana.” Avevamo distinto due facce dell’elemento che oggi conosciamo come “segno giallo”: da una parte esso si direbbe essere il simbolo che identifica la dinastia reale a cui la nostra mitologia fa riferimento, dall’altra parte sembra essere l’ennesima porta che mette in comunicazione questo mondo con un mondo alternativo di terrore e di follia. Si direbbe che chiunque venga in contatto, anche per caso, con il segno giallo sia suscettibile di una qualche forma di controllo mentale, probabilmente da parte di un’entità che, semplificando, potremmo identificare come il Re in Giallo. Non è forse un caso se, nel racconto di cui parleremo oggi, si farà più volte riferimento all'homunculus, la leggendaria figura alchemica citata da Paracelso, che richiama alla mente numerosi personaggi del fantastico e dell'immaginario, dall'antropomorfo Golem della tradizione ebraica, al mito greco di Galatea e Pigmalione, sino al mostro di Frankenstein di Mary Shelley.
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