mercoledì 28 giugno 2017

L'eredità di Lin Carter (Pt.2)

Continuiamo oggi il nostro percorso di (ri)scoperta di Lin Carter, un autore che, anche se non ne abbiamo ancora svelato il motivo, ha contribuito enormemente alla causa degli Yellow Mythos.
La volta scorsa vi avevo segnalato un racconto piuttosto interessante, "The Winfield Heritance", apparso una trentina di anni fa sulle pagine di un testo antologico curato dallo stesso scrittore statunitense. Ciò che mi porta in questi giorni a parlarne nuovamente non è tanto lo spessore letterario del racconto in sé, non molto diverso dai tanti altri racconti che decine di seguaci di Cthulhu hanno dato alla luce nell'arco di un secolo, quanto l'incredibile elenco di pseudobiblia lì citati nel breve spazio di poche pagine.
Naturalmente, ciò che più di ogni altra cosa aveva inizialmente attirato la mia attenzione su "The Winfield Heritance" era la presenza di quel lungo paragrafo riportato integralmente nella prima parte di questo articolo; un paragrafo che mette in chiaro, se mai ce ne fosse bisogno, la grande passione di Carter per il Re in Giallo, una passione che avrebbe trovato il suo apice... ma stiamo correndo un po' troppo.

lunedì 26 giugno 2017

L'eredità di Lin Carter (Pt.1)

Abbiamo iniziato questo viaggio tra gli Yellow Mythos qui sul blog quasi quattro anni fa. Ci siamo posti milioni di domande e solo ad alcune abbiamo trovato delle risposte, peraltro parziali e spesso un po' forzate. Come abbiamo visto nell'ultimo articolo della serie, James Blish è in procinto di fornirci un'opportunità incredibile: quella di immergerci nel lago di Hali e, attraverso le sue acque, giungere là sulla spiaggia dove onde di nubi si frangono, là dove Soli gemelli s’affondano e le ombre si allungano in Carcosa, là dove strana è la notte in cui sorgono stelle nere e strane lune ruotano nei cieli, là dove si odono canzoni che le iadi canteranno, là dove s’agitano i cenci del Re, là dove le canzoni muoiono inascoltate nell’oscura Carcosa.
Ma il tempo che sia fatta luce non è ancora giunto. Occorre prima intraprendere una piccola deviazione che, sebbene possa lasciare l'amaro in bocca a chi sperava in una rapida conclusione di questa serie, non mancherà di entusiasmare (almeno lo spero) chi desidera scavare sempre più a fondo tra le radici del mito. Il passaggio obbligato, come sarà chiaro in seguito, è quello che orbita attorno a una delle più prolifiche penne dello sword and sorcery dell'ultimo secolo: Lin Carter.

lunedì 19 giugno 2017

Al-mummia

You who left, you will return / You who slept, you will awake / You who passed away, you will be resurrected. (The Egyptian Book of the Dead)

No, "Al Mummia" non è un refuso. No, non è nemmeno un post sull'ultimo film con Tom Cruise quello che state leggendo, anche se un pochino devo ammettere che mi stuzzica l'idea che qualcuno possa finire per caso su questo blog digitando male l'articolo determinativo. Probabilmente quel qualcuno schizzerà poi via in un nanosecondo, ma c'è sempre una vaga speranza che un paio di click me li possa regalare.
Parleremo oggi invece proprio di "Al-Mūmiyā" (العربية), film datato 1969, lungometraggio primo e unico di Chadi (o Shadi) Abdel Salam (o Abdessalam), che ebbe il gran merito di far convergere l'attenzione del mondo occidentale verso un cinema allora pressoché sconosciuto come quello egiziano.
Nel fermento di questi ultimi giorni, suscitato dall'ennesima rivisitazione del mito cinematografico della mummia, potrebbe essere facile supporre che "Al-Mūmiyā" sia solo una delle tante opere derivate dal classico del 1932 con Boris Karloff, vero capostipite di un genere che non ha mai smesso di affascinare: sto parlando naturalmente di "The Mummy" di Karl Freund.
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