lunedì 26 gennaio 2026

Urbs Sanguinum e altri racconti dal XXXI trofeo RiLL

Ancora una volta, anche se con qualche settimana di ritardo rispetto ai miei abituali standard, nella programmazione del blog di gennaio trovano il loro spazio i racconti del Trofeo RiLL, giunto oggi alla sua trentunesima edizione. La formula, come già altre volte ho riferito, è sempre la stessa dal 1994, anno in cui venne bandito per la prima volta il concorso letterario omonimo per il miglior racconto fantastico, i cui primi cinque classificati finiscono dritti sull'
annuale antologia "Mondi incantati" curata dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare ed edita da Acheron Books.
Numeri importanti (anche se non da record) anche per l'edizione 2025, che ha visto piombare sul tavolo dei selezionatori un totale di 437 racconti, dai quali, impossibile potesse accadere il contrario, ne sono usciti vincitori prodotti di alta qualità.
L'antologia in questione prende il titolo dal racconto vincitore "Urbs Sanginum" di Emanuele Arciprete, libraio napoletano con il pallino del cinema, della poesia, della fotografia e con un interesse crescente nei confronti della narrativa fantastica che lo ha portato a partecipare e a vincere (sbaragliando al primo colpo la concorrenza) uno dei trofei più ambiti, il RiLL, che più volte in passato è stato trampolino di lancio per giovani autori che oggi, seppur nella nicchia del genere, sono conosciuti e riconosciuti come esempi di successo ed esempi da seguire.

Meritatissima senza ombra di dubbio la vittoria di Emanuele Arciprete, forse una delle più meritate dell'intera storia del RiLL sia dal punto di vista dell'originalità, sia per distacco da chi nella competizione lo ha accompagnato sul podio. "Urbs Sanginum" è legato strettamente alle tradizioni napoletane, in particolare quelle legate al culto delle sacre reliquie presente nella città campana non meno che in altre parti d'Italia e in gran parte del mondo cattolico. 
Il culto delle reliquie, per inciso, è la venerazione dei resti corporei (ossa, sangue) o oggetti personali (indumenti, strumenti di martirio) di santi e beati, ma non solo. Radicato fin dai primi secoli, tale culto, che dovrebbe simboleggiare il legame tra terra e cielo, ha assunto dimensioni spropositate, terrificanti e in taluni casi paradossali. 
Spropositate perché non si contano ormai più, all'interno delle nostre chiese, le reliquie della passione di Cristo (centinaia sarebbero i frammenti della croce, i chiodi, le corone di spine e le punte della lancia di Longino); terrificanti perché davvero non c'è nulla che è sfuggito alla venerazione, dal sacro prepuzio, rivendicato da parecchie chiese europee, al cranio di San Tommaso d'Acquino fino ad arrivare al dente di Santa Apollonia, all'avambraccio di San Silvestro e al cuore di San Camillo de Lellis (praticamente si faceva a gara per smembrare i santi sul letto di morte); paradossali perché non si sono mai posti limiti alla fantasia: nel medioevo venivano venerati oggetti come le unghie dei Cherubini, i raggi della stella cometa, la penna dell'Arcangelo Gabriele, il sudore di San Michele, il latte della Vergine Maria o lo starnuto dello Spirito Santo, quest'ultimo andato perduto ma per lungo tempo conservato in una fiala a Périgueux, in Francia.

È però il sangue la reliquia più comune al mondo. Ne esistono oltre 200 legate al Sangue di Cristo, tra cui  porzioni della terra del Calvario che ne sarebbe imbevuta, frammenti conservati in luoghi come Mantova (Basilica di Sant'Andrea), Parigi, Roma e Weingarten. Altre reliquie includono frammenti da miracoli eucaristici (Lanciano, Orvieto); non meno diffuse sono quelle legate al sangue di santi, tra cui San Lorenzo, San Gaudioso, Sant'Alfonso, Santa Patrizia e San Pantaleone. Ed è proprio in una Napoli simile a quella di oggi, nella quale il sangue è particolare oggetto di venerazione, che incontriamo uno spietato vampiro amante delle reliquie, che brama soddisfare la sua sete collezionandone uno via l'altro gli esemplari più celebrati. Trafficando con ladruncoli e ricettatori riesce a venire in possesso di numerose ampolle miracolose, alcune rivelatesi false, altre autentiche, ma lo scopo finale è la reliquia per eccellenza, quella sicuramente più difficile da rubare e l'unica allo stesso tempo amata e temuta anche dai suoi galoppini privi di scrupoli: il sangue di San Gennaro. 

"Quando venne la pioggia" di Andrea Porcu, secondo classificato, ci trasporta in tutt'altro tempo e in tutt'altro luogo. Lo scenario è post-apocalittico e, come è ormai luogo comune, non ci viene detto, né d'altra parte ci interessa, cosa sia successo. Quel che evidentemente possiamo dedurre è che ci siamo spostati di parecchie generazioni nel futuro, tanto che il vocabolario così come lo conosciamo è andato ormai perduto; al suo posto sono state coniate delle formule "descrittive" che funzionano altrettanto bene (almeno per il lettore) come MilleSpine, SerbaCibo e AcquaCielo. Quest'ultima combinazione di termini, come intuibile, è la pioggia, che, ci viene riferito, è assente da diversi "cicli" temporali. Ma qualcosa è destinato a cambiare. Un racconto che inevitabilmente porta il lettore a interrogarsi sul futuro e sul ruolo che le reminiscenze del passato giocano nel nostro presente.

Marta Bonaventura, con "La seconda regola", racconto terzo classificato, ci regala l'episodio più terrificante (in senso buono) dell'antologia, degno erede dei più grandi classici dell'horror moderno. Siamo in una casa di riposo, location che, già per conto suo, evoca sentimenti spiacevoli, ma che quando trasportata in un contesto come quello concepito dall'Autrice può solo portare il lettore ad affrontare momenti di puro terrore. C'è la solita caposala scontrosa, c'è il giovane infermiere gentile, e c'è un'innocua vecchina che trascorre le sue giornate sferruzzando accanto alla finestra. E c'è anche una simpatica bambola di pezza. Come mai potrebbe andare storto?

Giorgio Smojver, assiduo frequentatore dei piani alti del trofeo RiLL, ci riprova con uno dei suoi racconti fantasy che vanno oltre i confini di genere. "La donna cervo", quarto classificato, affonda inevitabilmente le sue radici nel folklore e sono certo che se facessi una rapida ricerca su Google troverei decine di culture, sparse per il mondo, che fanno in qualche modo riferimento allo stesso tema. L'Autore decide di concentrarsi sul Ducato di Merania, una regione storica situata all'estremo occidente del medievale regno d'Ungheria, lungo la fascia costiera dell'Adriatico corrispondente all'incirca all'attuale Dalmazia, e ci racconta delle singolari vicende che portarono alla sua caduta. Una storia di abusi che, come tutte le più belle fiabe, ci narra di come la regina dei boschi abbia saputo aver ragione della sua detestabile nemesi.

Con "I violini d'autunno", racconto quinto classificato di Mauro Bernici, si ripresenta lo scenario post-apocalittico, ma decisamente più prossimo a noi rispetto a quello già citato in precedenza. Qualunque avvenimento abbia fatto precipitare l'umanità nella sua attuale condizione è decisamente successo di recente. Nella fattispecie si fa accenno a un "brillamento solare" che avrebbe "fritto tutto", ma non è poi così importante. Ciò che è importante è che gli uomini hanno ancora davanti agli occhi la civiltà che si è appena consumata, e in qualche modo cercano di "sciacallare" al mondo di prima tutto quanto è umanamente "sciacallabile". Un racconto che è a metà strada tra il Matheson di "I am legend" e uno "Zombie" di Romero, ma senza morti viventi, senza vampiri, e con un pizzico di speranza in più.

Una sezione dell’antologia è dedicata a SFIDA, il concorso che RiLL riserva agli autori/autrici giunti almeno una volta in finale al Trofeo. Con SFIDA, RiLL chiede ai partecipanti di scrivere un racconto fantastico che rispetti uno o più vincoli stabiliti di volta in volta. Il tema di SFIDA 2025 (e dei suoi racconti) è stato il quarantennale della scomparsa di Italo Calvino. In particolare, tutti i racconti partecipanti dovevano essere ispirati alla frase: "La fantasia è un posto dove ci piove dentro" (tratta dalla lectio intitolata “Visibilità”, facente parte delle “Lezioni Americane” di Calvino, e che è una rielaborazione di un verso di Dante Alighieri: “poi piovve dentro a l’alta fantasia” - Divina Commedia, Purgatorio, Canto XVII).

Francesco Ponte nella SFIDA di quest'anno si distingue con una toccante storia legata a un'intelligenza artificiale imprigionata in un supporto fisico di qualità discutibile. "Cantando sotto la pioggia", che fa riferimento alla malinconica scena conclusiva, racconta di un mondo dove non è strano che i propri figli non siano esattamente fatti di carne, ossa e sangue, purché quei bambini superino dei cruciali test di autoconsapevolezza. L'Autore affronta un tema etico che in un futuro tutt'altro che remoto potrebbe materializzarsi nella nostra realtà nei suoi molteplici aspetti tra cui, non ultimo, quello giuridico. Se sarà un bene da sostenere o un male da affrontare lo capiranno le prossime generazioni, naturali o artificiali esse siano. Personalmente, spero solo di non esserci. 

Per certi versi molto simile è "Il colore del cielo" di Antonella Mecenero, che calca ancora di più la mano sulla questione delle cosiddette minoranze, termine con il quale, specie negli ultimi anni, ci siamo scontrati più o meno quotidianamente. Esistono essere umani di prima, seconda e terza categoria? E chi decide a quale categoria qualcuno deve appartenere? Ma soprattutto è una classificazione innata, di nascita, o è il risultato di un'evoluzione/involuzione? 

Dalle sfumature più fiabesche, ma pur sempre con un sottotesto sociale, è "Tornando a casa" di Marta Bonaventura, che mostra ai suoi due giovani protagonisti una via di fuga verso un mondo meraviglioso che inevitabilmente rimanda a quello descritto da Lewis Carroll (come non notare la similitudine tra la porta in fondo al pozzo di "Tornando a casa" e la tana del Bianconiglio?): un mondo fatato dal quale i due immancabilmente tornano con una rinnovata consapevolezza verso il mondo reale, ma è un mondo reale, il nostro, affatto ordinato e rassicurante come quello di Alice.

Infine, il più recente volume della collana "Mondi incantati" ospita i migliori racconti provenienti da concorsi letterari esteri con cui il Trofeo RiLL è gemellato, ed è stato un vero piacere scoprire che quest'anno il livello si è alzato davvero di parecchio.
Tra tutti spicca indubbiamente Philip Machanick (vincitore della NOVA Short-Story Competition 2024, bandita dall’associazione SFFSA - Science Fiction and Fantasy South Africa), che con "L'ultimo a uscire spenga la luce" ci trasporta in un'epoca in cui il nostro pianeta è sotto l'imminente minaccia di un asteroide distruttivo, e ci illustra i processi di consapevolezza dei suoi abitanti: la negazione, la rabbia, la contrattazione, la depressione e l'accettazione. Ma il finale non è quello che ci si aspetta e l'ultima frase, in particolare, come in quel celebre racconto di Clarke, rimarrà scolpita sulla roccia.
Un gradino sotto "Lo strano caso dei Mister Rayleigh" di Ana Rita Garcia (vincitrice del Premio Ategina 2023, bandito dalla casa editrice portoghese Imaginauta) e "Tutto va ricominciato" di Wayne Hotu (vincitore dell'AHWA Short Story Competition 2023), due entusiasmanti storie di viaggi attraverso il tempo (il primo) e le dimensioni (il secondo). Chiude questa rapida carrellata "L'assioma di Prometeo" di Antonio Garber (vincitrice del Premio Visiones 2025, organizzato in Spagna da Pórtico - Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror), un orwelliano racconto di censura, manipolazione e riprogrammazione della storia così come oggi la conosciamo o crediamo di conoscerla. Altro materiale su cui riflettere. 

Prima di apporre la parola fine al post, come succede immancabilmente, anche quest'anno ci tengo a dedicare una piccola coda alla proposta parallela dell'editore che, sorprendentemente, non corrisponde alla tradizionale antologia personale che premia chi in passato si è particolarmente distinto all'interno del mondo RiLL, bensì alla specialissima opera celebrativa “Mondi Incantati: 30 racconti fantastici e una storia d’amore” dedicata al trentennale del Trofeo RiLL, un volume dalle dimensioni monumentali che ne riepiloga il percorso proponendo tutti i racconti vincitori del concorso: un viaggio a 360 gradi nell’immaginario fantastico attraverso le storie che anno dopo anno hanno fatto la storia del Trofeo RiLL. 

Nel mio piccolo, sono ormai diversi anni che seguo da vicino le vicissitudini del mondo RiLL e, se ne sarà accorto chi ha seguito, l'entusiasmo con cui ho affrontato sul blog questo appuntamento è paragonabile a pochi altri. Non è solo una questione di simpatia o di altro, ma è un sincero riconoscimento a un'iniziativa che non ha eguali nel nostro paese, e che non hai mai smesso di sorprendermi in positivo. Se scorrete indietro, attraverso la cronologia del blog, potrete rileggere le mie sensazioni "a caldo" e, se la mamoria non m'inganna, raramente il mio giudizio verso il racconto vincitore si è discostato di molto da quello dalla giuria di selezionatori. L'antologia parallela “Mondi Incantati: 30 racconti fantastici e una storia d’amore” è quindi un'ottima occasione, per chi finora non ci ha creduto fino in fondo, per recuperare gli episodi migliori, la prova provata di quanto fertile sia il fantastico letterario nel nostro così tristemente bistrattato paese. 



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