E' da diverso tempo che non parlo di musica in questo blog. L'ultima volta fu lo scorso gennaio, con la mia recensione dell'album "Lights Out" degli Antimatter, datato 2003. Risale ancora al 2003, decisamente uno degli anni più prolifici di questo nuovo millennio per il metal, l'album che ho intenzione di recensire oggi: si tratta di "Engraved in Black", quarto album studio per gli altoatesini Graveworm, gruppo ancora semisconosciuto in Italia, ma che piò vantare un grosso seguito all'estero, soprattutto in Germania.
Il genere proposto da questi cinque ragazzi è una variante melodica del Black Metal. Immagino che al sentire parlare di Black Metal molti storceranno il naso, visto che si tratta di un genere rappresentato da gruppi, prevalentemente scandinavi, dediti più che altro a dare fuoco alle chiese piuttosto che a cercare di creare una musica che sia perlomeno ascoltabile. Pensare che "dare fuoco alle chiese" sia esagerato? Leggete su Wikipedia la storia di Varg Vikernes, alias Burzum, se non ci credete. Ad ogni modo, oltre ad essere un sottogenere estremo dell'heavy metal, conosciuto per le sue tematiche sataniste, il Black Metal ha sviluppato nel tempo diversi sottogeneri, alcuni dei quali assolutamente apprezzabili dal punto di vista stilistico. Uno di questi è il cosiddetto Melodic (o Symphonic) Black Metal, che fece la sua prima apparizione grazie a due band (guarda caso) norvegesi, i Dimmu Borgir e gli Emperor. Entrambi debuttarono nel 1994, migliorando l'aspetto tecnico e melodico e aggiungendo inserti sinfonici ad una base musicale che traeva ispirazione dal Black Metal classico. Oggi le band Melodic (o Symphonic) Black Metal sono centinaia, tra cui spiccano senza dubbio i nostrani Graveworm.


