giovedì 20 settembre 2012

Scarpette rosse

Danzerai con le tue scarpette rosse fino a che non diventerai come un fantasma, uno spettro, finché la pelle non penderà sulle ossa, finché di te non resteranno che visceri danzanti. Danzerai di porta in porta per tutti i villaggi, e busserai tre volte a ogni porta, e quando la gente ti vedrà, temerà per la sua vita.
Da bambino, come tutti i bambini, amavo le storie. Le amavo così tanto che non mi accontentavo di sentirne soltanto una la sera prima della buonanotte, e fu questo che convinse ben presto i miei genitori a comprarmi dei 45 giri con favole e fiabe di ogni tipo, e naturalmente un giradischi a supporto.
Ebbene, da bambino avevo questo giradischi rosso, di quelli con la maniglia e i buchetti sopra che ora si trovano solo nei mercatini dell’usato, simboli impolverati del tempo che fu, e che quando li vedo mi viene una nostalgia feroce per la mia infanzia. In seguito non avrei mai più avuto dei giradischi, ma soltanto degli impianti stereo… perché la lingua nel corso degli anni si è evoluta almeno quanto la tecnologia. 
Il mio giradischi rosso aveva due rotelline sul davanti, una per regolare il volume, l’altra per regolare i toni (che non ho mai capito bene cosa volesse dire); era dotato di cavo, ma funzionava anche a pile, così potevo portarlo con me ovunque, all’occorrenza anche in cortile. Avevo anche della musica, generalmente cose da bambini, tipo Rita Pavone e Cochi e Renato, ma avevo anche Iannacci, Gaber e molto altro che ormai faccio fatica a ricordare.

martedì 18 settembre 2012

Il Demone di Dio


Curvando intorno ad un’alta montagna al centro della pianura che si stendeva davanti ai loro occhi, scorreva un fiume, le cui acque bianche brillavano come latte; a quel fiume sarebbe stato dato il nome di Acheronte. I fuochi nel cielo lo facevano sembrare un nastro di rame sospeso nella nebbia. Scure sagome di chiatte da carico e il passaggio casuale di qualche Demone Volante di tanto in tanto offuscavano il suo splendore. Se non fossero stati consapevoli che il fiume era pieno di pesanti lacrime lo avrebbero potuto confondere con un fiume di lava, tanto era brillante. Decisamente evocativa è l’immagine con cui Wayne Barlowe, affermato illustratore statunitense, dipinge l’Inferno nel suo esordio letterario intitolato “Il demone di Dio” (God’s Demon). Sembra banale, se non falso, dire che questo libro è capitato tra le mie mani per caso. In effetti dal mio punto di vista è stato un puro caso. Meno casuale è stata forse la scelta di questo libro da parte della mia amica Leggivendola che, giusto un paio di mesi fa, me lo ha spedito. Se vi siete persi il mio post precedente sulla catena di lettura estiva 2012, vi invito ad andare a darci un’occhiata adesso. In caso contrario andate avanti a leggere, perché cercherò oggi di scrivere qualcosa a proposito di questo libro.

giovedì 13 settembre 2012

La donna di sabbia

Gli anni 50 e 60 del secolo scorso furono testimoni di cambiamenti epocali per il mondo in generale e per il cinema in particolare. Ci eravamo appena lasciati alle spalle gli anni bui del secondo conflitto mondiale, i paesi erano frantumati, lacerati, la situazione economica era tra le più disastrose e tuttavia, in questo scenario, erano ancora i sentimenti di speranza e riscatto che tenevano i nostri padri attaccati alla vita. Il cinema, dal canto suo, non poteva che essere lo specchio di quell’epoca. Mentre in Italia si andava affermando il cinema neorealista dei Fellini, dei Visconti, dei Rossellini e dei De Sica, in Francia si respirava aria di Nouvelle Vague, quella degli Chabrol, dei Godard, dei Rohmer e dei Truffaut. La condizione delle classi disagiate era il tema ricorrente: chi non ha mai sentito almeno nominare Ladri di biciclette, Roma città aperta o Riso amaro? Ambientazioni familiari, istantanee di paesi resi poveri e desolati che però riuscirono a catturare in pieno la vera anima delle cose. Anche in Giappone si stava sviluppando un fenomeno simile a quello europeo. La Nuberu Bagu (ヌーベルバーグ, new wave) fu una corrente cinematografica che partiva dagli stessi presupposti ma che si sarebbe evoluta in una forma decisamente più critica nei confronti del sistema costituito. Tra i suoi protagonisti più noti è impossibile non citare Nagisa Oshima (Ecco l'impero dei sensi) e Shohei Imamura (The Insect Woman), quest’ultimo recensito su questo blog più o meno un anno fa. Fu proprio nell’ambito della Nuberu Bagu che si fece strada un giovane regista allora sconosciuto, Hiroshi Teshigahara (勅使河原 宏, 1927-2001).
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