sabato 25 gennaio 2014

Il teorema di Aronofsky

Come si può smettere di credere che esista uno schema, un ordine dietro ai numeri, quando si sta per toccare la verità? (Da “Pi greco - Il teorema del delirio”. Darren Aronofsky, 1998.)
Non so voi, ma a me le idee migliori vengono alla mente quando mi trovo sdraiato al buio tra il sonno e la veglia, consapevole che se dovessi allungare la mano al block notes sul comodino per metterle su carta svanirebbero all’istante come neve al sole. A Max Cohen, invece, le idee vengono standosene chiuso nel suo claustrofobico monolocale a fissare lo schermo del computer e a battere sui tasti. Il film di Aronofsky è in gran parte una lunga sequenza di immagini di un uomo che pensa e calcola algoritmi, oppure vaga senza meta come un’anima in pena, e nonostante questo è innegabilmente affascinante. Max, convinto che l’universo sia governato dai numeri, che esista uno schema generale che regoli tutte le cose, Max che cerca di prevedere l’andamento della Borsa (come già fece Ralph Nelson Elliott con la sua “teoria delle onde”), suscitando l’attenzione di un gruppo finanziario che vuole sfruttare il suo lavoro per fare speculazioni e di una comunità ebraica che setaccia la Torah alla ricerca del vero nome di Dio, è profondamente, fisicamente e mentalmente solo. Non sappiamo chi sia, oltre che un genio della matematica, né da dove provenga, sappiamo solo che non ha amici e non ha altro amore che la matematica, e l’unico legame umano che riesce a coltivare è con il suo maestro e mentore Sol, e anche questo rapporto deriva dalla matematica, è in funzione della matematica.

lunedì 20 gennaio 2014

Pubblicità Paura

L’automobile procedeva lentamente. I due uomini a bordo osservavano silenziosamente il nastro bianco che si stendeva di fronte a loro. Sotto quel nastro bianco un altro nastro, questa volta d’asfalto, completamente invisibile. La neve cadeva ininterrottamente da diversi giorni e le previsioni meteo non promettevano nulla di buono per i giorni successivi. Due file di alberi erano gli unici riferimenti visibili in quella sorprendente distesa di neve. Oltre le due file di alberi, il buio della notte. Occasionalmente l’uomo al volante borbottava qualcosa di incomprensibile, forse malediceva quella sua stupida idea di mettersi in viaggio proprio quella notte. Una curva improvvisa e l’automobile per poco non uscì di strada. Se almeno si fosse ricordato di far montare le gomme invernali! Invece aveva rimandato quella scocciatura, l’aveva rimandata più e più volte, finché ormai era troppo tardi per rimediare. Non poteva permettersi alcuna distrazione. Doveva solo procedere lentamente, con gli occhi aperti e le mani ben serrate sul volante. Il passeggero accanto a lui taceva e, tutto sommato, gli andava bene così.
Ma cos’era quella cosa là in fondo? Sembrava una figura umana, completamente vestita di bianco, in piedi al centro della strada qualche centinaio di metri più avanti. Una donna. L’uomo rallentò fino a fermarsi. Era decisamente una donna, vestita di un succinto abito bianco, forse una semplice sottoveste, immobile nel freddo della brughiera. I due uomini si scambiarono un rapido sguardo, increduli di fronte all’immagine che i loro occhi stavano faticosamente mettendo a fuoco, ed indecisi sul da farsi. Poi, improvvisamente….

mercoledì 15 gennaio 2014

Intervista a Catherine Fisher

"I'm delighted to have found a blog called The Obsidian Mirror!" (Catherine Fisher)

È arrivato il grande giorno. Come avevo preannunciato qui sul blog solo qualche giorno fa, è venuta a sedersi nel salotto di Obsidian Mirror una delle più importanti scrittrici fantasy contemporanee: Catherine Fisher, autrice di numerosi best sellers quali “Incarceron”, dal quale a breve verrà realizzato un film con protagonista Taylor Lautner (il lupo mannaro di Twilight), e soprattutto “The Obsidian Mirror”, romanzo casualmente omonimo di questo blog che, come potrete immaginare, non poteva mancare di attirare la mia attenzione. 
Catherine, come senz’altro noterete leggendo l’intervista riportata qui di seguito, si è dimostrata una persona brillante e intelligente, e sono davvero felice che abbia accettato così di buon grado il mio invito. Ci racconterà qualcosa di lei, della sua passione per l’Italia e del suo modo di scrivere, ci dirà della genesi di “The Obsidian Mirror” e ci regalerà alcune anticipazioni del sequel appena uscito in Gran Bretagna. 
Vi lascio quindi senza altro indugio all’intervista, che potrete leggere qui di seguito nella sua lingua originale. Per chi avesse qualche incertezza con l’inglese, in basso c'è anche la traduzione in italiano.
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