lunedì 12 ottobre 2026

Il Re in Giallo rivelato (Pt.6)

Nel capitolo precedente abbiamo esaminato il terzo frammento perduto del Re in Giallo, nella versione di James Blish, soffermandoci in particolare sul ruolo di Camilla, sulla rivalità tra Uoht e Thale e sulla fugace apparizione del misterioso Phantom of Truth. 
Come spesso accade nella letteratura legata a Carcosa, tuttavia, non esiste una versione definitiva degli eventi: i frammenti si sovrappongono, si contraddicono, si rincorrono attraverso le opere degli autori che, nel corso dei decenni, hanno tentato di ampliare l'universo lasciato incompiuto da Robert W. Chambers. Del resto, uno degli aspetti più curiosi della mitologia in giallo è proprio questo. A differenza dei cicli fantasy tradizionali, costruiti attorno a una cronologia coerente e a una precisa continuità narrativa, il mondo del Re in Giallo assomiglia più a un insieme di rovine archeologiche: ogni autore recupera una tessera del mosaico, formula una propria ipotesi e prova a immaginare quale forma potesse avere l'edificio originario. Il risultato non è una ricostruzione univoca, bensì una molteplicità di versioni che convivono e dialogano tra loro. 
È quindi il momento di volgere lo sguardo a Lin Carter. Pur raccontando sostanzialmente la medesima situazione affrontata da Blish, Carter adotta infatti un registro differente, più vicino al linguaggio teatrale e alla solennità quasi shakespeariana che molti lettori associano ai pochi estratti del dramma disseminati da Chambers all'interno dei suoi racconti. 
I dialoghi diventano più elaborati, le emozioni più enfatiche, e l'intera scena assume il tono di una tragedia dinastica ambientata sotto le torri di Hastur. Le differenze sono sottili ma significative: alcune battute vengono ampliate, certi personaggi acquistano maggiore caratterizzazione e, soprattutto, emergono nuove sfumature nel rapporto tra la famiglia reale, il diadema e il Segno Giallo. Non siamo di fronte a una semplice riscrittura della versione precedente, ma a una diversa interpretazione degli stessi misteri. Prima di provare a trarre qualche conclusione, vale quindi la pena attraversare anche questa variante della scena a noi già nota e osservare come Carter abbia scelto di riempire gli spazi lasciati vuoti da Chambers. 
THALE: Ho il cuore di Camilla. 
UOHT: Menti! 
CASSILDA: Davvero? 
UOHT: Ebbene, chiedilo a lei, se ne hai il coraggio. 
THALE: E chi oserebbe? Senza il diadema? Non atteggiarti a uomo più audace di quanto tu sia, fratello mio Uoht. O forse hai trovato il Segno Giallo, valoroso eroe? 
UOHT: Silenzio, sciocco! 
CASSILDA: E voi finitela con questi battibecchi, cani che abbaiano alla luna... Sarò io a interrogarla. 
THALE: Non è ancora pronta, mia signora. 
CASSILDA: Non pronta, dici, Thale? Io sostengo il contrario. Camilla, figlia mia, vieni qui. Scosta dai tuoi occhi quei capelli pallidi, e mostra il tuo volto ancor più pallido. Sappi che il diadema potrebbe essere tuo. Potresti divenire Regina e scegliere, fra questi due fratelli, colui che desideri come Consorte. Così troveremmo finalmente una soluzione a tutti i nostri travagli, racchiusa nella tua persona. Oh, come ti lusingo! Come tento te e tutti loro! La Dinastia continuerebbe il proprio corso; un'altra vita verrebbe aggiunta alla somma di tutte quelle trascorse prima, nelle antiche e canute sale di Hastur la Cupa. E saremmo finalmente liberi da ogni intrigo. Chissà, potrebbe persino cessare l'assedio... Su, Camilla. Parla. 
CAMILLA: Oh, no... no. Ti prego! Non porre su di me il temuto diadema. Non voglio portarne il peso sulla fronte, né stringerlo fra queste mani impotenti. 
CASSILDA: Non ti comprendo. Dimmi, perché? 
CAMILLA: Oh, paura... freddo e grigio fardello della Paura sul mio cuore vacillante. Allora io dovrei... allora mi sarebbe inviato il Segno Giallo. 
CASSILDA: Forse. E forse no. Forse non è che un sogno, una menzogna, un mito, una terribile illusione. Dobbiamo forse credere alle rune oziose che bisbigliano di questa cosa? O deriderle e ricacciarle nel regno dei sogni? E se davvero ti fosse inviato questo Segno Giallo, che accadrebbe allora, povera creatura smunta e atterrita? Sarebbe poi così terribile questo strano destino, così innominabile, che ti visita nei sogni? In quei sogni di una morte silenziosa e furtiva che non è affatto morte, ma qualcosa di ancor più estraneo... Parla, Camilla. Dicci infine: che cosa accade quando qualcuno riceve il Segno Giallo? 
CAMILLA (sussurrando): Io... esso viene reclamato, nel cuore della notte. Reclamato da chi, madre, non lo dirò. Ma reclamato, sì. Sempre. Inevitabilmente. 
CASSILDA: Questo l'ho udito raccontare, ma non l'ho mai visto con i miei occhi. Che mostruosa stranezza! Tremare davanti a ombre che forse non hanno sostanza. E tuttavia, supponiamo che qualcosa... qualcuno... venga davvero a riprenderselo. Che cosa viene? Chi viene? E perché? Chi viene? 
CAMILLA: Il Fantasma della Verità, così lo chiamano.... 
Lette una dopo l'altra, le versioni di Blish e Carter permettono di osservare da vicino un fenomeno piuttosto raro. Non siamo di fronte a semplici commentatori dell'opera di Chambers, ma ad autori che stanno tentando di ricostruire un edificio partendo da poche pietre sparse. I nomi di Cassilda, Camilla, Thale e Uoht, che nei racconti originali apparivano come fugaci riferimenti privi di contesto, diventano progressivamente membri di una famiglia reale, protagonisti di rivalità dinastiche, aspiranti al trono e pedine di un destino che sembra estendersi ben oltre le mura di Hastur. Allo stesso tempo, però, né Blish né Carter sembrano intenzionati a sciogliere completamente il mistero. Al contrario, ogni nuovo tassello sembra complicare ulteriormente il quadro. 
Il dialogo lascia infatti intuire che fra il diadema, la successione della casa reale e l'arrivo del Segno Giallo esista una relazione che Chambers non aveva mai esplicitato, ma la natura di questo legame rimane ancora oscura: Camilla non teme semplicemente il potere, teme ciò che potrebbe seguirne, e quel timore sembra condiviso da tutti coloro che conoscono il significato del Segno. 
È forse questa la lezione più interessante che possiamo ricavare da questi testi. Gli autori successivi possono ampliare la mitologia di Carcosa, aggiungere genealogie, guerre, dinastie e intrighi di corte, ma ogni volta che provano a illuminare un angolo di Carcosa, un altro sembra sprofondare nell'oscurità; ogni volta che ci sembra di aver compreso qualcosa, nuove ombre compaiono sullo sfondo e fra di esse poche risultano enigmatiche quanto quella evocata da Camilla nell’ultima battuta di questo frammento: il Fantasma della Verità. 
Chambers nella sua opera lo nomina "en passant" appena due volte, eppure eccolo di nuovo qui, nascosto fra le pieghe della corte di Hastur. Chi o che cosa sia il Fantasma della Verità non sono in grado di dirlo, ma più seguo le tracce lasciate da Chambers e dai suoi eredi, più ho l'impressione che dietro quel nome si nasconda uno dei misteri più trascurati dell'intera mitologia hasturiana, ed è questo il motivo per cui credo valga la pena seguirne le tracce.
CONTINUA



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