Nella puntata precedente, risalente ormai a diverso tempo fa, ci eravamo lasciati alle soglie della
corte di Hastur, osservando come James Blish e Lin Carter abbiano tentato un'operazione che
Robert W. Chambers aveva sempre evitato: trasformare in una vera e propria vicenda narrativa ciò
che nei racconti originali appare soltanto come un insieme di frammenti, allusioni e nomi dispersi
fra le pagine.
Camilla, Cassilda, Hali, il diadema e la Dinastia non sono più semplici riferimenti
enigmatici, ma diventano personaggi e istituzioni dotati di voce, desideri e conflitti.
Fra tutti questi elementi ce n'è uno che di recente ha attirato la mia attenzione: il personaggio di
Uoht.
Se siete passati di qui negli ultimi tempi, avrete incrociato il post nel quale seguivamo le
tracce di questo oscuro principe attraverso il breve racconto "The Sky Will Not Fall" di Joseph S.
Pulver Sr., osservando come un nome appena accennato da Chambers sia stato
progressivamente recuperato dagli autori successivi fino a trasformarsi in una figura tragica e
compiuta. In quel frangente Uoht era dipinto come l'ultimo difensore di Hali, ostinato oppositore
della rovina e del declino; qui lo ritroviamo invece in una fase precedente della saga immaginaria
di Carcosa, quando il destino della Dinastia non è ancora stato deciso e il temuto Segno Giallo
incombe soltanto come una minaccia.
È interessante notare come Blish e Carter sembrino partire proprio da quei pochi nomi che
Chambers aveva disseminato quasi distrattamente nel Riparatore di Reputazioni. Là essi
comparivano come remoti antenati della famiglia imperiale evocata da Hildred Castaigne; qui
diventano personaggi in carne e ossa che discutono, si contendono il potere e, soprattutto, temono
qualcosa che il testo chambersiano lasciava appena intuire.
Nell’episodio che segue, lungi dall’essere l’ultimo, assistiamo infatti a uno dei momenti più
significativi dell'intera ricostruzione operata dai due autori. Al centro della scena non c'è il Re in
Giallo, che continua a rimanere nascosto dietro il sipario, ma il Segno Giallo stesso e il terrore che
esso suscita.
Attraverso il dialogo fra Cassilda, Camilla, Thale e Uoht prende forma una
concezione del Segno molto diversa da quella dei racconti di Chambers: non più soltanto un
simbolo di corruzione o follia, ma una sorta di chiamata inevitabile, legata al destino della casa
reale di Hastur.
Partiamo, come da tradizione, con la versione di James Blish, dal testo “More
Light”.
THALE: Camilla mi ama.UOHT: Bugiardo!CASSILDA: Camilla?UOHT: Chiedilo a lei, se ne hai l'ardire.THALE: E chi oserebbe, senza il diadema? Non ti credevo tanto audace, Uoht. Hai forse trovato il Segno Giallo?UOHT: Taci!CASSILDA: E smettetela di beccarvi, voi due ranocchi! ... Lo chiederò io.CAMILLA: Non sono pronta a rispondere, madre.CASSILDA: No? Camilla, il diadema potrebbe essere tuo, e allora potresti scegliere fra i tuoi fratelli colui che più ti aggrada, e porremmo finalmente fine a tutti i nostri tormenti. Vedi come ti lusingo. La Dinastia sopravvivrebbe, e tu saresti libera da ogni macchinazione. Forse perfino l'assedio avrebbe termine... Ebbene, Camilla, parla.CAMILLA: No... no. Ti supplico. Non puoi dare a me il diadema. Non lo accetterò.CASSILDA: E perché mai?CAMILLA: Perché allora mi verrebbe inviato il Segno Giallo.CASSILDA: Forse, se davvero le rune dicono il vero. Ma sarebbe poi una sorte tanto terribile? Diccelo, Camilla: che cosa accade davvero a chi riceve il Segno Giallo?CAMILLA (sottovoce): Lui... viene a reclamarlo.CASSILDA: Così raccontano. Io non l'ho mai visto accadere. Ma supponiamo che sia vero. Chi viene a reclamarlo?CAMILLA: Il Fantasma della Verità.
Il Phantom of Truth è uno di quei concetti chambersiani che hanno generato un numero
sproporzionato di interpretazioni proprio perché Chambers non lo spiega praticamente mai.
Ne Il riparatore di reputazioni compare all'interno della genealogia imperiale (...from Naotalba and
Phantom of Truth, to Aldones...) e in questo contesto sembra quasi una figura dinastica o
ancestrale associata alla famiglia reale evocata da Hildred.
Ne Il Segno Giallo ricompare in una
frase ancora più enigmatica (...we had understood the mystery of the Hyades and the Phantom of
Truth was laid), dove nuovamente non viene data alcuna spiegazione. Non sappiamo se sia una
persona, un'entità, un simbolo o una metafora. In pratica, nel testo originale il Phantom of Truth è
citato soltanto due volte e resta completamente indefinito.
Vedremo successivamente se, attraverso il proseguimento delle opere di Blish e Carter, oltre che attraverso l’analisi di
testi di altri autori, sarà possibile ricavare qualche dettaglio in più.
Per il momento possiamo limitarci a registrare un dato interessante. Se, come avevamo ipotizzato
nel precedente capitolo, Camilla si trova al centro di una lotta dinastica fra Uoht e Thale, il dialogo
appena letto suggerisce che la posta in gioco potrebbe essere assai più alta di una semplice
successione al trono. Il diadema non appare soltanto come un simbolo di potere, ma come
l'innesco di un processo inevitabile, qualcosa che richiama su chi lo indossa l'attenzione di forze
che i personaggi stessi faticano a comprendere.
Eppure, l'elemento più enigmatico resta proprio quello evocato nelle ultime battute del dialogo:
quel Phantom of Truth che Chambers aveva lasciato sepolto fra le pieghe della propria mitologia e
che Blish riporta improvvisamente sulla scena. Chi sia, cosa rappresenti e quale relazione abbia
con il Segno Giallo è ancora impossibile dirlo. Per il momento non ci resta che trattarlo come i
personaggi di Carcosa trattano le proprie leggende: con un misto di curiosità e timore.
Nel prossimo capitolo riprenderemo la stessa scena attraverso una seconda lente, quella di Lin
Carter. E scopriremo che, pur partendo dalle stesse premesse, il suo racconto conduce la corte di
Hastur in direzioni leggermente differenti.

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