sabato 2 luglio 2016

Yuggoth! (Pt.1)

Ripensandoci a mente fredda oggi, due mesi dopo l’epilogo degli avvenimenti che andrò tra poco a narrarvi, mi chiedo per quale strana e assurda combinazione tutto ciò abbia potuto avere inizio. In altri momenti avevo riso di gusto di quei gustosi aneddoti sull’inefficienza del servizio postale. Li avevo sempre considerati più che altro luoghi comuni, quasi impossibili da riscontrare nella vita reale.
Eppure quella mattina di maggio avevo davanti a me la prova che i “viaggi nel tempo” non erano del tutto impossibili, anche se, beninteso, tali viaggi non erano da intendersi come quelli immaginati nei libri e nel cinema di fantascienza.
Un pacco postale, il cui viaggio era iniziato ben ottantacinque anni prima, si era infine materializzato sotto i miei occhi, un reperto di un passato remoto la cui stessa esistenza era rimasta sospesa nel tempo fino a che un impiegato curioso non lo aveva scovato sul fondo di qualche scaffale polveroso, in qualche ufficio o magazzino statale, e non aveva provveduto a metterlo in consegna. Davvero difficile a credersi.
Ottantacinque anni: l’equivalente esatto di tre generazioni, visto che il nome del destinatario, indicato, con una scrittura incerta ma ancora leggibilissima, sulla carta giallo-ocra dell’imballo, era chiaramente quello del mio nonno paterno, Albert Wilmarth.

domenica 26 giugno 2016

Quattrocento!

Era un uggioso pomeriggio di aprile… ehm… ehm… no, forse questo l’ho già detto. Tranquilli, non starò qui a raccontarvi per l’ennesima volta di quel giorno che, per ingannare alcune ore altrimenti noiose, decisi di aprire il blog. In fondo, in questi cinque anni abbondanti di blogging saranno pure capitate altre cose di cui vale la pena parlare, no? In cinque anni tante cose sono cambiate.
Il sottoscritto, per esempio, è di un lustro più anziano rispetto al “ragazzino” che iniziò a scribacchiare timorosamente in questo luogo. Cinque anni sembrano un’eternità ma, quando anagraficamente passi i trenta, allora tutto inizia a volare e cinque anni scivolano via in un attimo, che nemmeno te ne accorgi. A metà luglio compirò quarantanove anni. Praticamente un incubo. Ammetto che quarantanove non è poi molto diverso da quarantotto o da quarantasette, ma quarantanove è troppo pericolosamente vicino a cinquanta per non iniziare sin d’ora a pensarci con un brivido di terrore.
Quando sei giovane pensi ai cinquantenni come a dei "tagliati fuori" totali. Io stesso ricordo (roba di molti anni fa) un mio infelice commento nei confronti di un cinquantenne che si era perso mentre cercavo di guidarlo al telefono nella rimozione di un programma dal registro di sistema di Windows XP. Tra un po’, teoricamente, dovrei essere nei suoi panni e, volente o nolente, dovrò in qualche modo rispondere alle nuove generazioni dei miei limiti tecnologici. D’altra parte se mi guardo in giro vedo cose che a me non attirano per niente ma che, mi pare di capire, hanno un seguito mostruoso.

lunedì 20 giugno 2016

Orizzonti del reale (Pt.8)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Il 1967 fu un anno cruciale per il Medio Oriente, perché in soli sei giorni lo stato di Israele combatté e vinse un conflitto armato contro Giordania, Egitto e Siria – la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, appunto - un conflitto prevedibile, scatenato da incomprensioni, rivalità mai sopite e una lunga serie di mutue provocazioni e scontri lungo le frontiere che perdurano ancora oggi. Le conseguenze, anche sul piano internazionale, furono moltissime e non serve che le riassuma io, ma fra quelle più sommerse legate alla presa di Gerusalemme Est (non dico minori perché no, per me non lo fu) vi fu l’inizio del “monopolio di stato” dei Rotoli del Mar Morto.
Ora che i Rotoli erano proprietà di Israele, anche il team di studiosi che lavorava alla loro decifrazione passò sotto il controllo del suo governo e le cose divennero, se possibile, ancora più complesse. In un momento storico così delicato, era ovvio che Israele non avrebbe di buon grado aggiunto alle dispute politiche quelle religiose, supportando una ricerca le cui derive rischiavano di compromettere i propri rapporti di “buon vicinato” con il Vaticano e le altre nazioni. Inoltre, indagare le radici del cristianesimo poteva mettere in discussione anche le radici dell'ebraismo. Insomma, forse nessuno più di Israele poteva (può) avere interesse a tener celato il contenuto più controverso dei Rotoli.
I Rotoli vennero chiusi in un museo che attualmente è sotto il controllo dell'Israel Antiquities Authority (IAA), e il suo accesso venne strettamente limitato e regolato dalle autorità. La cosa di per sé non fu un male, anzi si può dire che fosse un passo necessario nell'ottica di conservare al meglio i Rotoli stessi, l'80% dei quali sono scritti su pelle o pergamena e il 20% circa su papiro: prelevati dalle caverne, un ambiente relativamente stabile che, nel bene e nel male, ne aveva permesso la conservazione per duemila anni, essi cominciarono a deteriorarsi e altri danni vennero fatti, se pure involontariamente, da coloro che li maneggiarono, li fotografarono, li sottoposero a datazione al carbonio 14 o ad altri esami. Bisognava ricreare un ambiente il più possibile idoneo, per temperatura e umidità, a preservarli.
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