domenica 2 dicembre 2018

Orizzonti del reale (Pt.18)

Timothy Francis Leary (1920–1996)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Nel 1960 le nuove sostanze che permettevano l’espansione della coscienza furono classificate come psicopatomimetiche, perché si riteneva che potessero trasformare degli individui normali in psicopatici, o quantomeno indurli ad agire come tali. Per gli psichiatri sostanze come la mescalina e l’LSD erano degli strumenti tramite i quali era possibile manipolare le persone, aprire un varco tra le loro difese psicologiche e portare alla luce i loro sentimenti più nascosti. 
Leary non concordava affatto con questa visione delle cose, in base alla quale il vero io dell’uomo era fondamentalmente malato e non poteva esistere alcuna visione o rivelazione mistica, e definiva la letteratura psichiatrica “un moderno Inferno freudiano […] austero di angosce e di conflitti”. Fu per questo che, nell’ambito della sua ricerca, si attenne a regole molto particolari. Regole che egli stesso aveva stabilito, ma che qualcuno in seguito giudicò non molto ortodosse.

lunedì 26 novembre 2018

Traditi dalla fretta #10

Anche dicembre è ormai giunto alle nostre porte e con esso l'ultimo appuntamento della stagione con Traditi dalla fretta, il consueto recap di tutto ciò è successo in giro per il mondo mentre chi scrive era sepolto da scartoffie da ufficio ben poco interessanti.
Nelle intenzioni originali, questa rubrica non avrebbe dovuto essere una semplice vetrina per le uscite editoriali che hanno ingolosito chi scrive, ma la verità è che viene messa talmente tanta carne al fuoco che mi riesce davvero difficile trovare spazio per altro.
Conto però sul fatto che il periodo natalizio possa mettere un pochino in pausa la creatività di chi sta là fuori, permettendomi in tal modo di calibrare con più attenzione il Traditi dalla fretta prossimo venturo.
Anche il blog che state leggendo, come di consueto, si prenderà un breve periodo di riposo: non moltissimo, visto che nel corso del 2018 la produzione è andata già abbastanza a rilento per i motivi che ormai conoscete a memoria.
Ancora un paio di articoli, forse tre: poi ci saluteremo e ci daremo appuntamento a gennaio; non prima che la nostra simpatica befana sia sparita all'orizzonte, però.
È anzi probabile che sarà proprio questa rubrica a inaugurare il nuovo anno, declinandosi una volta tanto sullo stato dell'arte di Obsidian Mirror e sui progetti, nuovi o riesumati, che dovrebbero riuscire a trovare il loro giusto spazio all'interno di questo contenitore. Ma diamo tempo al tempo e concentriamoci sulla puntata odierna...

martedì 20 novembre 2018

Orizzonti del reale (Pt.17)

Timothy Francis Leary (1920–1996)
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

È giunto finalmente il momento di tornare a parlare di Timothy Leary, a cui a suo tempo avevo dedicato interamente la quinta e la sesta parte di Orizzonti del Reale. Non sarà facile, dato che si tratta di riprendere il filo di un discorso cominciato nel lontano marzo 2016, e non so se gradirete o storcerete il naso… ma direi che glielo devo, a Leary, a maggior ragione dopo tutto questo tempo, e considerato a quante storture e semplificazioni è sempre stata soggetta la sua figura. 
Molti non hanno ancora deciso se fosse un illuminato o un pazzo, un messia o un ciarlatano; prima di esaminare ancora i suoi scritti proverò quindi a ripercorrere la sua storia. 
Non mi dilungherò sulla prima parte della sua vita. Basti sapere che nacque a Springfield, nel Massachusetts, in una famiglia piuttosto normale, cattolica, e che fu uno studente brillante ma insofferente alla disciplina, con una formazione scolastica piuttosto singolare: dopo il college (una scuola gesuita), su richiesta del padre tentò la carriera militare, ma fu invitato a ritirarsi. (“Il preside della scuola superiore mi guardava calmo. Tu hai sistematicamente ignorato i principi su cui si basa questa scuola. L’imperativo categorico di Kant. Nessuno ha il diritto di fare ciò che, se da tutti fatto, distruggerebbe la società. […] Non voglio più vederti né parlare con te.”)
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