mercoledì 6 giugno 2018

Traditi dalla fretta #6

Lasciato alle spalle lo speciale collettivo "Pleasure of Pain", con tutto il clamore che da esso è derivato, è tempo di riprendere il filo del discorso lasciato interrotto mesi fa per i motivi che ormai anche i sassi conoscono.
Una nuova puntata di "Traditi dalla fretta" è a questo punto necessaria (e oserei dire anche prevedibile), sebbene mi ci voglia un pochino più di impegno per riuscire a stilare una lista delle cose interessanti che mi sono perso dall'ultima volta.
Ma prima di arrivare al dunque lasciatemi spendere due parole sulla famigerata GDPR che, immagino, avrà colto di sorpresa la maggior parte di noi dilettanti del blogging.
In realtà sono due anni che nell'azienda dove lavoro si sente parlare della nuova normativa. Inizialmente solo piccoli sussurri di una cosa remota e di conseguenza evanescente; poi, con il passare dei mesi, i sussurri hanno lasciato spazio a voci sempre più moleste, con tanto di leggende metropolitane che avrebbero dipinto la GDPR come il male assoluto, l'inizio della fine dei giorni terreni di tutti noi, catturati, legati e imbavagliati da una normativa talmente rigida da non lasciare più spazio nemmeno a un respiro. Oggi che ho le idee un po' più chiare posso finalmente affermare che l'inizio della fine non era poi un concetto del tutto campato per aria.

Dallo scorso 25 maggio tutto ciò che ci riguarda è diventato un dato personale. La faccenda non è più solo limitata ai dati sensibili di discriminazione (credo religioso, colore della pelle, orientamento sessuale, fede calcistica) e ai dati anagrafi puri e semplici (nome, indirizzo, codice fiscale), ma è estesa a qualsiasi cosa possa ricondurre a un singolo individuo. Il sottoscritto non è tenuto a conoscere niente di voi, ma proprio niente. A meno che non siate voi stessi a liberarmi del peso della conoscenza con una manleva di responsabilità, io posso solo dribblare le informazioni che, volente o nolente, mi piovono addosso. Il solo fatto che scriviate i vostri commenti in italiano (o che mi parliate in italiano quando mi incontrate per strada) è indice del fatto che siete italiani o che conoscete l'italiano... il che è un'informazione personale che rientra sotto il gran cappello della nuova normativa. Sto esagerando, naturalmente, ma la logica è la stessa, ed è per questo che dico che siamo all'inizio della fine.
La buona notizia è che la GDPR pare essere rivolta soltanto alle aziende, le quali devono accertarsi di non chiedere informazioni senza motivo e soprattutto di non conservarle oltre il tempo necessario ad erogare un servizio. Non dovrebbe essere troppo difficile: basta non distrarsi mai.
E noi blogger della domenica? Siamo aziende o privati? Tecnicamente, per essere assolutamente al riparo da rischi dovremmo far sparire ogni traccia di tutti quegli inviti a "inviare un messaggio privato" o a "iscriversi alla newsletter del blog" o perlomeno, visto che stiamo trattando nomi e indirizzi email, dovremmo fare in modo di farlo con cognizione di causa, secondo le regole dettate dalla normativa. Paradossalmente, se proprio siete paranoici, sarebbe meglio impedire del tutto che i vostri lettori vengano a commentare i vostri post, in modo da impedire a chiunque di lasciare un segno del suo pericolosissimo passaggio. E non importa se chi viene a commentare lo fa con il proprio nome e cognome o meno: anche un nickname ora è un dato sensibile, perché può essere ricondotto, attraverso un indirizzo IP o un profilo social, a un individuo in carne e ossa.
Non siete pronti ad isolarvi dal mondo? Allora tutto quello che dovreste fare è aggiornare la pagina della privacy spiegando come stanno le cose e, nel caso qualcuno vi chiedesse di essere eliminato da una vostra newsletter, o di eliminare un suo commento, farlo senza esitazione. Teoricamente dovreste anche eliminare un blog dal vostro blogroll, se vi viene chiesto. Quello che non potete fare, almeno credo, è eliminare qualcuno dall'elenco dei vostri followers... ma sono sicuro che, nell'eventualità, saprete guidare questa persona a farlo da sola (senza dimenticare, una volta completata l'opera, di cancellare tutte le email o le chat con le quali avete comunicato).
Questo è quello che ho fatto io, se volete prendere spunto. Ricordate però che io sono il signor nessuno e tutto quello che dico e faccio potrebbe essere sbagliato.
Ho paura a questo punto di essermi dilungato troppo, per cui bando al burocratese e passiamo senza indugio oltre. Purtroppo, essendomi perso quasi tutto ciò che è avvenuto nel mondo negli ultimi tre mesi, questa rubrica oggi sarà cortissima e limitata alla sola segnalazione di uscite librarie.

Segnalazioni, divagazioni, varie ed eventuali
COM'ERA WEIRD LA MIA VALLE

Non potevo che iniziare questa carrellata con un vecchio amico del blog, quel Fabio Lastrucci che, forse ve lo ricorderete, passò di qua qualche tempo fa per raccontarci la genesi di un suo romanzo ambientato nella Hollywood di un secolo fa.
Il buon Lastrucci, con Vincenzo Barone Lumaga e la Milena Edizioni, ha appena dato alle stampe "Com'era weird la mia valle", un prezioso saggio dal titolo geniale dedicato a chi vuole avvicinarsi al fantastico senza entrare troppo nel tecnico. Ovviamente il volume in questione è già sul mio comodino, anche se, lo ammetto, la lettura procede a rilento a causa della riapertura del blog e della necessità, da parte del sottoscritto, di dedicare un po' di tempo alla realizzazione di contenuti. Fortunatamente "Com'era weird la mia valle" è un'opera strutturata a capitoli ben definiti, che si può prendere anche in pillole.
Attraverso una serie di itinerari guidati, un’escursione tra gli aspetti salienti del Weird e del gotico, raccontati agilmente con istantanee che ne ritraggono le tematiche, i personaggi e gli antagonisti più significativi. Partendo dagli incubi ottocententeschi della Scapigliatura per arrivare a quelli contemporanei dello Splatterpunk, “Com’era Weird la mia valle” si immerge negli scenari della letteratura oscura esplorandone gli archetipi e le molteplici incarnazioni, in una lettura ad ampio raggio che si apre anche al cinema e al fumetto. In questi sentieri è possibile incrociare il passo con i labirintici abissi del perturbante, le creature selvagge del bestiario fantastico, gli ineffabili orrori di H. P. Lovecraft, oltre ad affacciarsi su di un secolo di investigatori dell’occulto e veder sfilare grandi villain, reali e immaginari, come Jack lo Squartatore, Oliver Haddo (Alesteir Crowley) oppure Fantômas. Un’apposita sezione del volume è dedicata ai narratori italiani che, a partire dall’Ottocento fino al terzo millennio, hanno scelto di cimentarsi occasionalmente o con continuità nel fantastico perturbante, per restituire dignità e merito a tanti coraggiosi pionieri di questa narrazione nel nostro Paese così come agli autori contemporanei in grado di confrontarsi con i nomi internazionali più blasonati.

Segnalazioni, divagazioni, varie ed eventuali
ARTHUR MACHEN

Non proprio inaspettatamente torna a far parlare di sé il padre del "Grande Dio Pan", in particolar modo grazie alla circostanza, tutt'altro che trascurabile, del settantesimo anniversario della morte dell'autore gallese. Come sa bene chiunque abbia un occhio attento nei confronti dei grandi letterati del passato, tutta l'opera dell'autore è finalmente diventata di pubblico dominio, permettendo ai suoi seguaci di poter accedere a inediti o di assaporare nuove ristampe e nuove traduzioni.  Questa è l'ennesima conferma che solo il tempo può davvero rendere giustizia ai grandi miti del passato (per cui, se anche voi avete intenzione di diventare dei miti, dovrete rassegnarvi ad aver pazienza fino al prossimo secolo).
La prima iniziativa che mi è balzata agli occhi è della solita Hypnos, che ha raccolto in un unico volume l'inedito "Un Frammento di Vita" e il leggendario "Il Popolo Bianco" (di cui si erano perse le tracce da un quarto di secolo).
Nelle esplorazioni di Edward Darnell, figlie dei vagabondaggi dell'autore, Londra diventa terra incognita, ricca di incanti, promesse e minacce. Lasciandosi alle spalle la grigia esistenza di impiegato della City, la grettezza della vita quotidiana nei sobborghi, il protagonista parte alla scoperta della vera realtà oltre il mondo materiale, ritrovando i verdi viottoli del Galles nella metropoli, scoprendo il significato autentico dell’eredità nascosta dei suoi padri. La realtà oltre le apparenze, l’esplorazione di mondi sconosciuti ma sempre a portata di mano, i tesori che offrono e i pericoli a cui si espone chi decide di intraprendere il viaggio sono i temi portanti della narrativa di Machen, carica di influenze mistiche e suggestioni legate alla tradizione celtica: "Un frammento di vita", pubblicato qui per la prima volta in Italia, e "Il popolo bianco", considerato uno dei suoi grandi capolavori, ne sono tra le più importanti testimonianze.
Seconda importante iniziativa è quella della giovanissima casa editrice Provicence Press, che già lo scorso autunno aveva inserito tre inediti di Machen nel secondo numero del magazine "Providence Tales". Oggi è la volta di un romanzo, ancora una volta inedito in Italia, ancora una volta a testimonianza di quanto "bisogno" di riscoprire lo scrittore gallese ci fosse nel nostro paese. "Il cerchio verde" sarà disponibile a partire dalla metà di giugno e, solo dopo l'estate, ne verrà realizzata una luccicante versione deluxe.
Scritto nel 1933, The Green Round sarebbe stato l’ultimo romanzo di Arthur Machen, il maestro gallese dell’horror e del sovrannaturale. È, in realtà, un romanzo breve e può essere considerato il testamente letterario e ideologico di Machen.
Il Cerchio Verde narra le vicende di Lawrence Hillyer, uno studioso e ricercatore di cose “nascoste”, che viene costretto a trascorrere un periodo di riposo a Porth, una località di villeggiatura sulla costa del Galles. Hillyer, persona solitaria e praticamente senza amici, troverà “qualcosa” in mezzo a una radura tra le dune (il “Cerchio Verde”), una “presenza” che lo seguirà al suo ritorno a Londra.
Il Cerchio Verde, pur nella sua brevità come romanzo, è una lettura complessa. Perché Arthur Machen approfitta delle vicende del protagonista, e delle sue ricerche per comprendere il fenomeno che si sta manifestando, per compiere una serie di riflessioni sui propri interessi di appassionato di tematiche occulte; sull’intervento di un mondo etereo che si introduce nella nostra realtà; su un regno dove vive – chissà? – la Regina delle Fate che interferisce con le vicende umane; su qualcosa che è “oltre la soglia” ed entra nel nostro mondo… e non porterà nulla di buono.

ARTHUR MACHEN (1863-1947), gallese di nascita, è considerato tra i maggiori autori del fantastico, alla pari di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Tra le sue opere più importanti i racconti "Il grande dio Pan" (1894), definito da Stephen King “forse la miglior storia horror scritta in lingua inglese”, e "Il popolo bianco" (1904), veri e propri classici della letteratura weird e horror, il romanzo "La collina dei sogni" (1907) e il ciclo di storie de "I tre impostori", definito da Elémire Zolla “un capolavoro circolare”. Arthur Machen fu anche membro della Golden Dawn, a testimonianza della sua continua e instancabile ricerca spirituale.

Segnalazioni, divagazioni, varie ed eventuali
IL RITORNO DELLA BESTIA

Mi sembra ieri quando, ospite di certi miei parenti nel corso di una torrida estate emiliana, ingannavo il tempo con dei vecchi numeri di Urania acquistati di getto su una provvidenziale bancarella. Tra questi v'era "La Casa della Bestia" (The Cellar) di Richard Laymon. Nonostante il tempo abbia ormai cancellato i dettagli, ne conservo un ricordo piacevolissimo: un romanzo capace di trattenere il lettore incollato alle sue pagine dall'inizio alla fine senza concedere mai un attimo di tregua. Mi rimane solo il dubbio (che praticamente è una certezza) di aver letto una versione tagliata e ridotta del romanzo, per cui spero sempre nella possibilità una riedizione (visto che quella della Fanucci datata 1994 è praticamente introvabile a prezzi decenti).
Ciò di cui stiamo parlando oggi è invece "Il ritorno della bestia", prima edizione Italiana del romanzo 'The Beast House' (1986). Giuro che non sapevo nemmeno che Laymon avesse scritto un sequel finché non ebbi modo di notarlo, diversi mesi fa, tra le anticipazioni della "Independent Legions", casa editrice che ha preso decisamente a cuore le opere dello scrittore americano.
Sono trascorsi cinque anni da quando Tyler e Dan si sono lasciati, ma lei non l’ha dimenticato. Colta da un impeto di nostalgia, decide di recarsi con l’amica Nora a Malcasa Point, dove l’uomo si è trasferito, nella speranza di rintracciarlo.
Intanto, lo scrittore horror Gorman Hardy, alla ricerca di materiale per il suo prossimo bestseller, parte con il socio Brian Blake per la stessa cittadina, al fine di indagare sul mistero che ammanta la macabra attrazione turistica del posto.
Ed è proprio lì che le strade dei protagonisti si incontrano, nella Casa della Bestia, un tempo teatro di orrendi delitti attribuiti a un essere mostruoso, ora trasformata in un museo. Nient’altro che un inutile monumento agli orrori del passato? O una scaltra trovata pubblicitaria? Molti pensano che sia così, ma qualcuno è convinto del contrario e sostiene che l’incubo non rimarrà solo un ricordo perché la bestia è in agguato e si appresta a colpire ancora. Traduzione di Paolo Di Orazio, Illustrazione di copertina di Giampaolo Frizzi.

19 commenti:

  1. Io continuo a essere sorpreso da quello che mi scrive il gestore del mio blog (blogger). Mi informa sui miei doveri, in sostanza, e mi dice che se anche è vero che il sito (blogger.com o punto it ecc...) si è aggiornato per le nuove norme sulla tutela dei dati personali, è mio compito vigilare e verificare.

    Proprio non capisco cosa dovrei fare...

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    1. Secondo me non c'è niente che dovresti fare. L'unica cosa, come ho detto, che potrebbe lasciare dei dubbi è avere uno di quegli strumenti di raccolta delle mail per le newsletter del blog (che da te d'altra parte non ho trovato). Tra l'altro anche quei simpatici gadget, per quanto ne so, non mettono i dati a disposizione del blogger ma se le tengono e ti fanno funzionare il giochino senza il tuo controllo.

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  2. Il titolo del testo di Lastrucci è geniale e merita applausi a scena aperta :-P Grazie per tenermi informato su queste chicche ^_^
    Dopo l'enorme sbattimento dell'ultima legge sulla privacy mi limito ad aspettare che prenda provvedimenti WordPress, visto che io sono solo suo ospite e non ho alcun accesso a nulla. (Però tempo fa ho cancellato dai follower una persona sgradevole, quindi so di poter fare almeno una delle cose che dici)
    E pensare che i complottisti sono convinti che ai vertici delle multinazionali e dei governi ci siamo Illuminati che governano il mondo: a me sembrano una manica di scimmie urlatrici :-P

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    1. Il titolo è uno dei primi motivi per cui ho comprato quel libro,. oltre naturalmente alla mia stima per gli Autori.
      Ah, non sapevo che WP ti poteva permettere di mettere alla porta gli indesiderati. Non credo si possa fare con Blogger ma forse sono io a non aver capito come.
      PS.: Nelle multinazionali vige il Principio di Dilbert, secondo il quale le aziende tendono a promuovere i loro dipendenti meno competenti a posizioni di management allo scopo di limitare i danni che essi sono in grado di fare.

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    2. ahahah mille punti in più a chi cita Dilbert! ^_^ Se i cospirazionisti lo leggessero di più, saprebbero come vanno veramente le cose! :-P
      Se non sbaglio era anche una delle leggi di Murphy, tipo che appena dimostri bravura vieni promosso ad una mansione superiore che ovviamente non sai ancora compiere, così in pratica le mansioni sono svolte sempre e solo da incapaci :-D

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    3. Non so se è una legge di Murphy... io la chiamo "meritata carriera". Se uno dimostra delle capacità è giusto che venga spostato in una posizione migliore, magari più strategica (magari meglio pagata). All'inizio farà un po' di fatica, ma sarà comunque un sacrificio temporaneo. Molto peggio, come succede ormai abitualmente, lasciare le persone brillanti a marcire nei sottoscala e mettere invece in ruoli chiave incompetenti fatti e finiti.

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  3. Mah, io quello che trovo assurdo è tutta questa quantità di messaggistica, moduli e burocrazia intorno alla privacy, e poi i quotidiani nazionali a volte pubblicano telefonate intercettate coperte da segreto istruttorio senza che intervenga alcun organismo giuridico a denunciare il giornale in questione (purtroppo siamo il paese di Provincialia e molta gente crede alla storia del "diritto di cronaca" senza sapere che in Germania o in Inghilterra un giornale che facesse una cosa del genere avrebbe già chiuso i battenti e il direttore e l'editore sarebbero sotto processo...)

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    1. Una decina di giorni fa, con la mia azienda, abbiamo fatto una fiera a Verona. Ci siamo portati dietro una tonnellata di moduli e, tutti quelli che si avvicinavano chiedendo di ricevere a casa maggiori informazioni, dovevano prima firmare. Guardandomi attorno era così dappertutto. Un vero incubo.
      Siamo arrivati in un microsecondo all'eccesso opposto... tutti con le mani legate.. a meno che non ti chiami Zuckerberg e allora ti basta chiedere scusa.

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  4. A mia volta tradito dalla fretta rischiavo di perdermi il tuo post, per fortuna seguo la tua lezione e mi prendo il tempo che serve per leggerti, tra un GDPR e l’altro, in questo periodo non si parla d’altro, pure al lavoro mi tocca affrontare questo acronimo a muso duro. Molto più sfizioso leggere i tuoi consigli, quello di Fabio Lastrucci mi intriga più di tutti, a partire dal geniale titolo ;-) Cheers!

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    1. Non mi toglierò mai dalla testa che il GDPR serve solo a dare lavoro agli avvocati e ad arricchire i filibustieri. Un solo passo falso e sono minimo 20 milioni che prendono il volo. Meglio non pensarci.

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  5. Qualcosa che percepivo nell'aria mi aveva già motivato a non aprire una newsletter e a eliminare le iscrizioni via e-mail. I commenti, quelli me li tengo, ma ho comunque aggiornato il modulo così da mettermi (credo) al riparo. Quando ho tempo, magari confronto la mia nuova privacy policy con la tua per vedere se ci sono delle differenze.
    Per il resto, belle segnalazioni :-)

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    1. Saranno sicuramente differenti perché non esiste nulla di chiaramente definito per il blogging. Noi ci sforziamo di adattare una normativa al nostro mondo ma forse non serve e stiamo solo facendo uno sforzo inutile. Quali sono i dati personali che noi tratteniamo? A me non ne viene in mente nessuno... a parte il tuo nome e cognome, che appare in bella vista quando vieni a commentare (ma nel momento in cui vieni a commentare il tuo consenso è implicito).
      Teoricamente è molto più grave, ai fini della privacy, mantenere una rubrica di contatti memorizzata nello smartphone. Io non ho mai chiesto il consenso ad amici e parenti che ho in rubrica; tanto meno l'ho chiesto al mio medico, al mio idraulico, all'amministratore del condominio ecc... eppure sono numeri che ho praticamente in tasca tutti i giorni, giusto nel caso mi dovessero servire.

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  6. Di Laymon ho letto quasi tutto, ma Machen mi interessa moltissimo.
    Me lo segno in attesa di poterlo recuperare.

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    1. Sì, ricordo perfettamente il tuo post su Laymon. Già allora ti scrissi nei commenti che sarebbe arrivato questo sequel...

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  7. Ma la Notte Horror quest'anno non si fa?

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    1. Hai fatto bene a dirmelo. Mi stavo dimenticando.

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  8. "Non sono consentiti nuovi commenti".

    Va bene la privaci, ma qui si esagera...

    Sono indinniato!! E, per protesta, eccovi tutti i miei dati sensibili;
    Abito a R'lyeh, sono morto 80 anni fa, mi chiamo Howard Phillips Lovecraft (precedentemente Lovacraft, poi modificato), sono alto come una montagna e non sono razzista ma dico solo che quei subumani ne*roidi dovrebbero starsene al paese loro!!


    E la nazionale femminile di calcio torna al mondiale dopo 20 anni! :)

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