domenica 6 dicembre 2020

L'onda: la forza è disciplina

“Le masse sono abbagliate più facilmente da una grande bugia, che da una piccola. La loro abilità ricettiva è molto limitata, la comprensione è piccola e la  smemoratezza è grande. Essendo così, tutta la propaganda efficace deve essere limitata a pochissimi punti che a loro volta dovrebbero essere usati come slogan finché l’ultimo uomo sia capace di immaginare che cosa significhino tali parole.” (Adolf Hitler)

In origine vi fu un esperimento sociale che vide la luce nell'aprile  del 1967 alla Cubberley High School di Palo Alto, in California. In tale occasione un insegnante di storia, tale Ron Jones, provò a dimostrare con i fatti ciò che non era stato in grado di spiegare con le parole, ovvero come sia stato possibile che la popolazione tedesca non fosse al corrente di ciò che stava avvenendo attorno a sé negli anni del Nazismo. Il principio su cui si basa tale riflessione è che, come emerse al termine del secondo conflitto mondiale, sarebbe appunto stata la mancata consapevolezza delle derive del Nazionalsocialismo (che lo ricordiamo, si affermò negli anni Trenta attraverso libere e democratiche elezioni) a consentire a un folle psicopatico di prendere il potere e di assoggettare l'intera Europa ai suoi deliri di onnipotenza. Nonostante, come si usa dire, la storia "insegna", nel corso del citato esperimento Jones si prefiggeva di sperimentare come un fenomeno simile a quello sviluppatosi in Germania quarant'anni prima avrebbe potuto nuovamente materializzarsi. Jones diede quindi vita a un movimento studentesco chiamato "The Third Wave" ("La Terza Onda") che, partendo da quegli stessi sentimenti popolari sui quali il Führer aveva fondato la sua politica, cercava di ricalcarne i passi. Il vero scopo non sarebbe stato ovviamente noto ai suoi studenti: tutto quello che serviva era creare un presupposto e rimanere a osservarne lo sviluppo.

Adolf Hitler, come sappiamo, fu un maestro di oratoria e, con tutti i mezzi d'informazione il cui controllo era stato affidato al suo fedele capo della propaganda, Joseph Goebbels, fu in grado di persuadere la maggioranza dei tedeschi di essere il loro salvatore. Anche Ron Jones, quarant'anni più tardi, dall'alto della sua cattedra era un insegnante particolarmente apprezzato per la sua oratoria, al punto che le sue lezioni di storia, diversamente da come avviene di solito, erano seguite con grande attenzione e passione. Non gli fu difficile quindi mettere in pratica il suo esperimento che, al pari di quello di Hitler, si basava essenzialmente su tre punti: 

Hitlerjugend
1) Disciplina.
Il primo punto è abbastanza condivisibile, nei suoi aspetti generali, e basta pensare all'applicazione di questa regola in ambito sportivo per rendersene conto. In un'attività individuale, come può essere il tennis o la corsa, occorre tanto allenamento ma anche un'autodisciplina ferrea. Se si vuole eccellere, arrivando addirittura ad essere un campione nella propria categoria, oltre naturalmente al talento occorre rinunciare praticamente a tutto, dalla semplice pizza fuori casa al castrare all'estremo perfino i propri istinti sociali più naturali (poco spazio per la famiglia e niente fidanzato/a). La regola è ovviamente valida, per estensione, anche per la danza o per una qualsiasi di quelle arti per le quali è richiesta concentrazione (i grandi pianisti, per esempio, si chiudono in casa sin da bambini per diventare ciò che sono). 

2) Comunità. Per comunità si intende il legame che si instaura tra persone che lavorano e faticano insieme per un bene comune. Immaginiamo di dover costruire qualcosa (una casa, una strada, un ponte): non lo facciamo certo da soli. Se ci mettiamo in dieci sarà più facile, oltre che più veloce. Ogni individuo metterà a disposizione della comunità le proprie abilità individuali e contribuirà alla realizzazione di quel qualcosa. Tornando allo sport, è facile comprendere come gli sport di squadra si basino, oltre che su una grande disciplina, anche sul concetto di comunità: il football, il basket, il volley si reggono sull'affidabilità dei singoli componenti all'interno di una squadra, Se qualcuno non segue le indicazioni del coach, se non si fa trovare puntuale all'appuntamento con la palla, la partita è persa e tutta la squadra ne paga le conseguenze. In altre parole: fare squadra per essere più forti e vincere.

3) Azione. Disciplina e comunità perdono di significato senza l'azione. A dare il diritto all'azione sono quindi il lavoro duro e la fiducia reciproca. Un gruppo disciplinato e animato da uno scopo può passare all'azione per conquistare il suo obiettivo e, se il meccanismo è ben oliato, non avrà mai paura di agire per quello che crede. Anche perché, detto tra noi, se qualcosa va male la colpa sarà comunque della comunità.

“Più grande la menzogna più grandi le probabilità che venga creduta.” (Adolf Hitler)
Quel vecchio esperimento californiano del 1967, come avrete ormai già immaginato, non finì nel migliore dei modi. O meglio, diciamo che al contrario raggiunse il suo scopo, che era quello di dimostrare che la natura umana, consapevole o inconsapevole, è sempre ben disposta ad accogliere a braccia aperte un nuovo olocausto. Bastarono quattro soli giorni, infatti, perché l'esperimento prendesse quella deriva tanto temuta che, se non fosse stata bloccata in tempo dalle autorità scolastiche, avrebbe verosimilmente prodotto danni irreparabili.
Tornando ai tre punti già presentati, è dimostrato che sono necessari almeno un altro paio di ingredienti per trasformare un gioco di società in un disastro completo: orgoglio paura

4) Orgoglio. Adolf Hitler fu abilissimo nel riuscire a incasellare correttamente gli ingredienti mancanti. E nulla fu evidentemente lasciato al caso. Partiamo dall'orgoglio, aspetto strettamente legato alla disciplina e alla comunità. Esattamente come le squadre di calcio, esattamente come le nazioni, una comunità ha bisogno di elementi attraverso i quali riconoscersi. Sto parlando delle bandiere, sto parlando dell'abbigliamento, sto parlando anche dei piccoli gesti. Cose semplici che il più delle volte non vengono riconosciute da un osservatore esterno. La svastica oggi evoca in noi il male, ma inizialmente era un simbolo come un altro, abbastanza innocuo tutto sommato, come può essere innocua una stellina, una faccina o un cuoricino. L'abbigliamento non deve essere necessariamente una divisa (almeno non in una prima fase): può anche essere un piccolo particolare, come un fazzoletto che sporge dal taschino. Un piccolo gesto può essere un nuovo cenno, con gli occhi o con la mano, utilizzato dai membri della comunità per salutarsi l'un l'altro.
Arriva poi il momento in cui tutti questi elementi si tramutano in un motivo d'orgoglio: chi fa parte della comunità li conosce e può utilizzarli, chi non ne fa parte diventa un avversario, un nemico, ed è meglio che se ne stia alla larga (specie se li conosce e li usa ironicamente). Le guerre tra dark e paninari della Milano anni Ottanta ben rappresentarono questa tendenza a fare gruppo del genere umano (il fenomeno fortunatamente si fermò alla fase embrionale e terminò per aborto spontaneo). Le tifoserie organizzate, allo stesso modo, sono un'ulteriore materializzazione dello stesso fenomeno, e non è per caso che talvolta qualcuno oltrepassa il limite.

“Al vincitore nessuno chiederà mai conto di quello che ha fatto.” (Adolf Hitler)
5) Paura. La vera miccia è però un'altra: la paura. Adolf Hitler sapeva bene che il popolo tedesco non si sarebbe mai spinto dove poi si spinse senza la paura. Una paura che deve ovviamente essere sostenuta e alimentata da una chirurgica opera di propaganda. La prima lezione è che la paura, per essere efficace, deve essere irrazionale, nel senso che deve essere rivolta a qualcosa di non ben definibile. La paura del diverso, innanzitutto, ma soprattutto la paura di non riconoscere il diverso come tale. Hitler solo in rare occasioni si riferì al diverso in quanto tale per il colore della pelle (aspetto che lo rende riconoscibilissimo), ma piuttosto a colui che avrebbe potuto mimetizzarsi perfettamente all'interno della comunità. Il diverso diventò quindi una questione di credo politico o religioso, una pura questione di disparità di opinioni. 
L'ebreo, il comunista, l'omosessuale non sono riconoscibili a colpo d'occhio, sono un nemico invisibile; il nostro stesso vicino di casa, il nostro amico del cuore, potrebbe essere quel nemico invisibile. Inizia a farsi largo la "cultura del sospetto", la paura si trasforma in psicosi e in quel momento si ha ancora più bisogno della protezione di una comunità  "certificata" alla quale aggrapparsi, e dal cui interno passare all'azione. I termini "ebreo", "comunista" e "omosessuale" perdono la loro valenza di identificazione religiosa, politica e sessuale e assumono un significato dispregiativo. La propaganda continua ad alimentare poi questo timore, adducendo vaghe teorie secondo le quali il diverso rappresenterebbe un pericolo immediato per ciò che il popolo considera i suoi privilegi: il lavoro, il denaro, la famiglia, la salute, la libertà. La miccia è quindi accesa e la bomba pronta a esplodere.

Manifesti di propaganda Nazista (fonte: Vanilla Magazine)
Da quel vecchio esperimento californiano del 1967 sono stati ricavati un libro, un film e, mi pare, anche una serie tivù. Il film lo avevo visto anni fa (ne avevo anche accennato qui), e fu una visione non facile ma decisamente istruttiva. Il pensiero, com'è naturale, andava automaticamente a certi episodi narrati dai notiziari, o ai comportamenti di certi personaggi di spicco della politica internazionale che solo per una serie di fortunate coincidenze non sono mai sfociati in qualcosa di irreparabile. Episodi e comportamenti spesso sottovalutati, perché "succedono altrove", "succedono ad altri", e comunque "è impossibile che ci sia in giro gente tanto stupida da non capire". 
"Studiando da vicino il nazismo (e i suoi meccanismi) ci si sente immuni a esso". - ha dichiarato in un'intervista il regista Dennis Gansel - “Proprio questo è il pericolo più grande. È interessante osservare come si pensi sempre che cose del genere succedano agli altri e non a noi. Si incolpano gli altri, quelli meno istruiti o i tedeschi orientali. Ma nel Terzo Reich il portinaio era affascinato dal movimento nazista tanto quanto l'intellettuale” (*).
Dennis Gansel decise di sottolinearne gli aspetti più drammatici con un finale estremamente crudo, molto diverso da quello del romanzo a cui esso s'ispira. "Il mio finale non sarà realistico, ma mi pare più appropriato per i giorni nostri. Non volevo fare alcuna documentazione sull'esperimento originale, ma piuttosto spostare la premessa dell'esperimento ai giorni nostri. Il film non è un adattamento, l'inizio, le persone e i dialoghi sono completamente diversi". (*)
Il romanzo l'ho recuperato solo qualche settimana fa, approfittando di un'offerta quasi irrinunciabile. Si legge facile, "L'onda" di Todd Strasser. Un centinaio di pagine in cui tutto il superfluo è messo da parte per arrivare rapidamente e direttamente al succo del discorso. Non è un caso quindi che "L'onda" sia diventato un classico della letteratura scolastica in Germania, essendo evidentemente stato scritto proprio allo scopo di lanciare un avvertimento ai ragazzi delle scuole medie.

* Dennis Gansel im Gespräch mit Der Standard, 11. Februar 2008, S. 28: Faschismus ist für alle anziehend

L'onda (Die Welle), Dennis Gansel, 2008 



23 commenti:

  1. Ricordo di aver visto una volta una cosa simile in un programma televisivo. Alcuni volontari erano i "poliziotti" e altri i "detenuti". L'esperimento fu sospeso dopo pochi giorni perché era letteralmente sfuggito di mano e i "poliziotti" usavano la propria autorità in modo assai discutibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il programma televisivo di cui parli fu molto porbabilmente lo sceneggiato Rai degli anni 70's Quello sceneggiato ricostruiva la storia di un vero esperimento americano che finì molto mooolto male.

      Elimina
    2. Se ne parla nel saggio Effetto Lucifero di Philip Zimbardo. Dovrebbe essere l’esperimento carcerario di Stanford. Ne hanno tratto anche un paio di film

      Elimina
    3. Esatto, quello a chi ti riferisci è l'esperimento di Stanford (anni fa ne aveva scritto un ottimo pezzo il nostro comune amico etrusco).
      Stiamo parlando di esperimenti completamente diversi. A Stanford si cercava di far emergere l'anima dell'aguzzino (e di contro, quella del masochista) da un singolo al quale era stata affidata una giusta dose di potere e di impunibilità. Nell'esperimento di Palo Alto si cercava di dimostrare come fosse stato possibile mutare il corso della storia attraverso il condizionamento di massa.

      Elimina
  2. "Si legge facile, "L'onda" di Todd Strasser. Un centinaio di pagine in cui tutto il superfluo è messo da parte per arrivare rapidamente e direttamente al succo del discorso. Non è un caso quindi che "L'onda" sia diventato un classico della letteratura scolastica in Germania, essendo evidentemente stato scritto proprio allo scopo di lanciare un avvertimento ai ragazzi delle scuole medie."
    E direi che con tutti i revisionisti e i negazionisti che sono attualmente in circolazione abbiamo molto bisogno di libri, di film e di altre cose che lancino degli avvertimenti alle nuove generazioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. OK, ma non dimenticare che i libri spesso vengono fraintesi o interpretati a proprio uso e consumo, per giustificare una posizione che talvolta è diametralmente opposta a quella dell'autore (basti pensare ai libri sacri delle grandi religioni monoteiste).
      L'unico modo è quello di ragionare sempre con la propria testa, senza necessariamente adeguarsi a quello che è il pensiero comune.

      Elimina
    2. Forse ci si avvicina di più l'esperimento di Milgram sull'autorità allora

      Elimina
    3. @ Obsidian M
      Su questo siamo totalmente d'accordo, basti pensare non solo ai libri sacri ma anche ad opere come l'Iliade, sulla base della sensibilità personale troverai esattamente tante persone disposte a sostenere che Omero (o chi per lui) parteggiasse per gli Achei tante quanto quelle che sostengono il contrario che l'autore dell'opera parteggiase per i troiani. Quando invece l'autore dell'opera o gli autori magari desideravano solo compiacere l'uditore e il pubblico di turno. Esempio secondario ma interessante.

      Elimina
  3. Gran bel post, molto dettagliato e ben scritto. Un tema fortissimo: ricordo che quando ho visto il film L’onda mi aveva colpito moltissimo come la mentalità distorta poteva diventare velocemente un pericolo per la società

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La cosa più agghiacciante è che bastarono quattro giorni per trasformare un gregge di pecore in un branco di lupi. Il che fa riflettere su quanto la nostra società sia in un equilibrio perennemente precario...

      Elimina
    2. Esatto. Molto agghiacciante

      Elimina
  4. Lo vidi alle superiori, durante le prime incertezze politiche della mia vita, e mi colpì molto. Davvero agghiacciante, così come tutto ciò che ne esce dall'esperimento "storico"...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sul discorso politica io ho seguito il percorso inverso: sono nato con delle certezze e sono poi precipitato in un abisso di incertezze...

      Elimina
  5. Bello il post, e tu scrivi benissimo, ti leggo spesso anche se non commento perché non sempre conosco gli argomenti che tratti ma la tua esposizione è sempre interessante.
    Questo film l'ho visto anni fa, sarebbe interessante rivederlo oggi. Come ho letto nei commenti dove si parla di negazionisti e di complottismo, come anche tu hai bene esposto dicendo che è facile irretire la gente facendogli credere di avere dei nemici e un pericolo intorno è verissimo che si possa girare la frittata a proprio uso. Infatti affrontando il discorso con qualcuno che ha delle strane teorie e dicendogli che queste idee allarmistiche sono sempre esistite, arrivano, condizionano e creano una sorta di guru in chi le racconta che viene visto come il salvatore. La persona ti ribalta il concetto dicendo che le informazioni sono allargate, esasperate, i numeri sono falsi e il lockdown è un inizio di dittatura. La racconta così ed ecco che il complottista risulta essere il rivoluzionario che non si piega. Proprio oggi tra l'altro 9/12/1979 l'OMS annunciava la scomparsa del vaiolo proprio grazie alle vaccinazioni di massa. L'ultimo caso si ebbe nel 1977. Leggendo il lunghissimo percorso già allora esistevano i complottisti, i negazionisti e le varie teorie.
    Ho allargato un po' il discorso perché è pur vero che le cose le puoi leggere da un diverso punto di vista e bisogna essere sempre estremamente lucidi e soprattutto usare la testa. Grazie per avermi ricordato questo film.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. TI ringrazio innanzitutto per i complimenti. Cerco di fare meglio che posso. ^_^
      L’analogia che hai evidenziato con le vicende attuali è piuttosto interessante e andrebbe sviluppata in un post dedicato che non sono sicuro di voler scrivere, dato che in questo spazio mi piace riflettere ad alta voce ma non mi piace parlare di attualità. Provo invece a esprimere qui un paio di considerazioni.
      C’è prima di tutto una sostanziale differenza tra i termini “revisionismo” e “negazionismo” utilizzati da Nick nel suo commento (i suoi erano chiari riferimenti all’Olocausto) e i termini “complottismo” e “negazionismo”, spesso utilizzati a sproposito, di cui abbondano i media di oggi in relazione al Covid. La differenza è che i primi cercano di riscrivere la storia, mentre i secondi cercano invece di trovare la chiave per interpretare uno scenario attuale. Sebbene sia indiscutibile che la storia la scrivono i vincitori, è un fatto provato e documentato che gli orrori del Nazismo siano stati reali, il che fa di qualsiasi tentativo di revisionismo un crimine da perseguire. Al contrario lo scenario odierno è tutto meno che chiaro e, se le cose vanno come devono andare, la verità la scopriremo solo tra venti o trent’anni, quando ci diranno se nel 2020 l’umanità aveva sfiorato l’estinzione oppure se i governi del 2020 avevano trovato un modo originale per distruggere l’economia a beneficio di una manciata di potenti. La verità magari sta nel mezzo ma, ripeto, la scopriremo tra trent’anni e allora tireremo un sospiro di sollievo oppure ci incazzeremo a morte (che poi non è nemmeno detto che lo scopriremo, visto che dopo mezzo secolo ancora non sappiamo come sono andate veramente le cose a Ustica o in piazza Fontana). Io personalmente mi pongo esattamente nel mezzo: in una situazione del genere non serve a nulla minimizzare, ma neppure esagerare nell’altro senso, altrimenti si finisce per rinunciare a vivere per la paura di morire (o si finisce per morire per la paura di vivere).
      È d’altra parte evidente che, rileggendo il mio post in chiave Covid, le analogie tra l’ascesa del nazismo e l’ascesa di questa nuova situazione sono numerose, alcune evidenti, altre un po’ forzate. Non voglio entrare nel merito perché credo che ognuno si sia fatto la sua idea e che questa vada rispettata (e soprattutto non voglio dare il là a una polemica infinita), ma concedimi solo di porre l’attenzione sulla “paura del diverso”. Oggi il diverso non si chiama più “ebreo” o “comunista”: oggi si chiama “negazionista” o “covidiota” (a seconda da che parte la guardi), ovvero colui che la pensa in maniera diversa. Lasciami anche dire che i media ufficiali stanno giocando un grosso ruolo nell’esasperare gli animi: l’utilizzo di epiteti come “furbetti del Natale” sono più pericolosi di un virus e non stupiamoci se poi la gente si schiera. L’utilizzo di tutti questi termini, dal sapore chiaramente dispregiativo, non fa altro che alzare una barriera di incomunicabilità tra noi e il vicino di casa. Questo è l’aspetto più pericoloso perché, comunque vada, non ne stiamo uscendo bene.

      Elimina
    2. Scusami, sono stata poco accorta io, era chiaro che Nick facesse riferimento al nazismo, ma chissà perché le sue parole le ho immediatamente collegate alla situazione attuale. Sei stato chiarissimo e mi è piaciuto molto questo tuo commento, a voler approfondire so benissimo che forse porterebbe discussioni e polemiche. Sempre in merito a questo io un'idea chiara e precisa non ce l'ho, quello che noto però che gli allarmisti sembra che abbiano la verità in tasca e non perdono occasione per sbandierarla. Questo mi lascia perplessa perché non so da dove nascano queste idee. Ognuno dei due gruppi chi crede e chi no guarda all'altro con diffidenza. Nello stesso tempo la pandemia è mondiale, non circoscritta e l'idea di un complotto di questa portata mi sembrerebbe inverosimile.
      Non voglio portarti ulteriormente a parlare di cose che non vuoi, ti ho voluto esprimere un pensiero e ti ringrazio. Ciao!

      Elimina
    3. Le idee nascono dall’incertezza, la paura nasce dall’incertezza, tutto quello che vedi nasce dall’incertezza. La situazione che il mondo sta attraversando è senza precedenti e sono sconosciuti gli effetti a lungo termine del distanziamento sociale, così come sono sconosciuti gli aspetti sanitari che derivano dal respirare per dieci ore al giorno la propria anidride carbonica.
      I ceti sociali più svantaggiati, in particolare, hanno l’incertezza del futuro stesso: vedono messo a rischio anche il soddisfacimento dei loro bisogni primari, a causa della perdita del lavoro o della riduzione del reddito dovuto al fermo delle attività produttive (per non parlare dell’incertezza sanitaria dovuta alle limitazioni all’accesso agli ospedali per patologie extra-COVID). Non serve essere un complottista per avere paura.

      In tutto questo poi c’è la pandemia, che è un altro tipo di paura, una paura più immediata. La paura di perdere i propri genitori e i propri nonni anzitempo, la paura che il prossimo termometro o il prossimo tampone possa rilevare qualcosa di strano e che in men che non si dica, uno si trova solo e intubato, senza il conforto di una persona cara al suo fianco. È un altro di tipo di paura ma, ancora una volta, è l’incertezza a guidare il gioco.

      Elimina
  6. Bellissimo post per un film che merita davvero di essere visto: istruttivo, certo, ma fa anche paura per davvero.
    Hai riassunto bene tutti i punti che hanno fatto del nazismo un movimento così popolare nella Germania degli anni trenta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà il nazismo, al pari del fascismo, poteva godere anche di un terreno estremamente fertile su cui svilupparsi. Negli anni antecedenti il loro avvento si era diffusa una grande crisi economica, dilagava la disoccupazone, gli operai organizzavano rivolte e scioperi... c'era in pratica un gran malcontento generale al quale Hitler e Mussolini, in presenza di uno stato debole, potevano offrire una risposta.

      Elimina
  7. Devo ancora vedere sia il film che il libro ma ne avevo sentito parlare anni fa e adesso mi hai fatto tornare parecchia curiosità inquieta. Che sia giunta l'ora di recuperare tutto?

    RispondiElimina
  8. Sono completamente d'accordo con quanto da te scritto (ti faccio i miei complimenti perché si tratta di una analisi molto lucida). Ovviamente il nazismo e il fascismo nelle loro forme originarie non torneranno, ma i loro bacilli sono da sempre nella nostra società e basta veramente poco per scatenarli di nuovo.

    Oggi invece c'è la tendenza pericolosa a vedere Hitler e Mussolini come due pazzi, assieme a un piccola cricca volenterosa come complici, mentre il resto della popolazione è sostanzialmente buona e volenterosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oggi si fa una grande confusione tra i vari tipi di dittatura che hanno caratterizzato le varie epoche e i vari paesi. Dittature come quelle di Pinochet in Cile o come quella dei colonnelli in Grecia erano molto distanti da quelle del nazismo e del fascismo, in quanto prive delle strutture corporative e sociali tipiche di quei regimi.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...