mercoledì 5 ottobre 2011

Bleak Silver Stream

Succede spesso così: basta una bella copertina per attirare la mia curiosità. Non è senza vergogna che mi ritengo una vittima del marketing. Spendo i miei soldi a istinto, mi faccio trascinare dalle emozioni e il più delle volte non ottengo quello che spero di ottenere. Basterebbe invece così poco: una piccola ricerca sul web, per esempio, perlomeno per capire se ciò che ha attirato la mia attenzione merita effettivamente i miei sforzi.
Il più delle volte mi va male, come dicevo, ma non è stato certo questo il caso di "Bleak Silver Stream", primo (e tuttora unico) album di un gruppo francese che si fa chiamare "Lethian Dreams".
Il genere musicale che i Lethian Dreams rappresentano è comunque evidente dalla copertina stessa: stiamo parlando di Doom, anzi in questo caso di Ethereal/Atmospheric Doom. A quei pochi che non hanno la minima idea di quello di cui sto parlando l'invito è a cercare altrove in rete, tipo su wikipedia, o ad ascoltare su YouTube qualcosa dei maestri del genere, tipo My Dying Bride, Solitude Aeternus o Candelmass

martedì 4 ottobre 2011

Il George Hotel di Crawley

Di passaggio da Londra una sera, ho il problema di trovare un posto per dormire che non sia troppo distante logisticamente dall'aeroporto di Gatwich.
Noleggio un auto e mi dirigo verso la cittadina di Crawley, pochi chilometri più a sud. La scelta è tutt'altro che casuale. Ho deciso di passare una notte da brivido al George Inn, uno dei luoghi più infestati dai fantasmi in tutto il West Sussex.
La zona è stata abitata fin dai tempi dell'Età della Pietra ed era un centro di produzione del ferro sin dall'età degli Antichi Romani. Nel V secolo i Sassoni chiamarono la zona Crow's Leah - che significa: radura infestata dai corvi, oppure bosco dei corvi. Il nome attuale è evidentemente una derivazione proprio dal termine Crow's Leah.
Nulla a che fare quindi con Aleister Crowley, come qualcuno sicuramente avrà già immaginato, anche se non è da escludere che il cognome del celebre occultista britannico possa avere la medesima etimologia.

mercoledì 7 settembre 2011

Empty Rooms

Empty Room (空き部屋, Akibeya) conosciuto anche con il titolo di Apartment Wife: Moans from Next Door (団地妻 隣りのあえぎ, Danchi-zuma: tonari no aegi) fa parte di quel filone di film softcore giapponesi denominati Pinku Eiga, di cui ho già parlato tempo fa nella mia recensione di Watcher in the Attic di Noboru Tanaka.
Oltre 5000 pellicole di questo genere sono state girate dagli anni '60 ad oggi, di cui solo una dozzina importante in DVD nei mercati di lingua inglese. Questo dà un po' il senso delle dimensioni del fenomeno.

In realtà, in questo caso, classificare il lavoro del cinquantenne regista Toshiki Satō (サトウトシキ) come Pinku Eiga è un po' limitativo. Affronta temi importanti come la solitudine, la mancanza di coraggio a troncare una relazione ormai esaurita, la violenza domestica, l'amore clandestino, i sensi di colpa. Il tutto in un'ambientazione molto spoglia, claustrofobica, angosciante, degradante. Il sesso è ovviamente presente, a volte addirittura un poco esplicito, sebbene mai effettivamente fastidioso.
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