lunedì 1 luglio 2013

Issun-bōshi

Come forse vi ho già detto, amo le fiabe e leggo volentieri tutti i tentativi di interpretazione (psicologica, antropologica o esoterica che sia) che se ne fanno. Mi affascina soprattutto vedere come dalla stessa matrice possano prender vita storie che parlano della realtà da angolazioni molto diverse (è lo stesso con i miti della religione, se è per quello); del resto siamo umani e tendiamo, con buona pace di Galileo, a mettere noi stessi e ciò che ci circonda più da vicino sempre al centro dell'universo.
Per esempio, sapevate che la storia di una creatura alta appena un pollice è diffusa in molte varianti un po' in tutto il mondo? La fiaba “Tom Pouce” di Charles Perrault del 1697 (ripresa dai fratelli Grimm nel 1800) in italiano si chiama “Pollicino”,  in inglese “Tom Thumb”, in tedesco "Daumesdick”, in spagnolo “Pulgarcito”, in portoghese “O Pequeno Polegar”, e poi ci sono varianti in danese, polacco, russo, olandese…  persino vietnamita. E il Giappone? Di certo non poteva mancare all’appello, anzi quella di cui vi parlerò oggi è proprio la storia del Pollicino del Sol Levante, Issun-bōshi (一寸法師): “Issun-bōshi from OtogizōshiIssun-bōsh”.

venerdì 21 giugno 2013

Giugno '73

Sì, avete letto bene. Lo so. Lo so che è il 2013. Volevo proprio scrivere “Giugno ‘73”. Il fatto è che da qualche giorno, così casualmente, suona ininterrottamente nella mia testa (e nel mio lettore CD) quella vecchia canzone di Fabrizio De André. Ho improvvisamente realizzato che sono passati esattamente 40 anni da quel lontano mese di giugno cantato da Faber, e allora mi sono sentito salire dentro l’idea di questo post, di questo ultimo post di giugno (me ne andrò infatti qualche giorno in vacanza sperando di ritrovarvi tutti a luglio)
Fabrizio De André scrisse questa canzone qualche anno dopo, esattamente nel 1975, e la inserì nel suo album Volume VIII”. Io a quei tempi ero piccolino: ci avrei messo molti anni ancora per innamorarmi delle canzoni del Grande Genovese e questa “Giugno ‘73”, in particolare, è una di quelle che ho sempre preferito. Il fatto è che è impossibile non lasciarsi trasportare da quella voce così malinconica, da quelle note di una semplicità quasi imbarazzante e da quelle parole così intense e ricche di significato. Ecco, appunto, l’interpretazione di “Giugno ‘73” è praticamente lo scopo del post di oggi. Non sarà per nulla facile: molte parole sembrano buttate lì a caso, senza uno scopo apparente. Ci sono solo alcuni passaggi abbastanza chiari che lasciano poco spazio al dubbio, ma la maggior parte del testo è davvero criptica. Ho letto in rete diverse opinioni circa il significato di questo testo, che riporterò laddove necessario, ma qui cercherò di  fare qualche passo in più. Perlomeno questo è il mio proposito: non è nemmeno detto che ci riesca.

lunedì 17 giugno 2013

Pareti d'ossa

Sì! tale sarete, o regina delle grazie,/ dopo gli ultimi sacramenti,/ quando andrete sotto l'erba e i rigogliosi fiori,/ a marcire tra le ossa. (Charles Baudelaire, Una carogna, I fiori del male, 1857/61).
Diversi mesi fa, proprio all’inizio di gennaio, accennai in un post a quelli che avrebbero dovuto divenire i contenuti di Obsidian Mirror nel 2013. Sono passati quasi 6 mesi, ho pubblicato nel frattempo un’abbondante trentina di post, ma ancora non ho mosso un passo per realizzare quei propositi originali. Oggi però ho deciso di fermarmi un attimo e ritornare su quanto promesso in quella sera d’inverno e che, i più attenti se ne saranno accorti, ho ripromesso qualche giorno fa nella sezione “Oltre lo specchio”. A quel tempo scrissi, testuali parole: “Un’altra iniziativa nasce dall’analisi dei contenuti fino a qui inseriti nel blog. Mentre realizzavo l’indice degli argomenti, mi sono reso conto che ho parlato tanto di cinema ma, paradossalmente, poco di quegli argomenti che facevano parte della mia idea iniziale di “The Obsidian Mirror”: vale a dire leggende e misteri. Andremo insieme quindi a visitare luoghi affascinanti, magari qualche castello, qualche chiesa o qualche cimitero, perché no? Armato di macchina fotografica mi lancerò alla ricerca di storie da raccontare, partendo magari dalla mia stessa città, Milano, città che offre un sacco di spunti ma che, per chi ci vive tutti i giorni, è dannatamente difficile fermarsi ad osservare con gli occhi curiosi del turista.”
Eccoci qui quindi con la prima puntata di una rubrica che intitolerò “Luoghi incredibili”. Ma la prima domanda a cui rispondere è "perché questo titolo?".
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