lunedì 8 luglio 2013

L'altra parte (Pt.2)

Nella seconda parte del romanzo il Regno del sogno comincia a sgretolarsi, implodendo in un processo di decadimento così rapido che, più che del sovrannaturale, ha dell'apocalittico; questo mentre le ultime illusioni circa la vera natura del Regno del sogno vengono a cadere e un ricco fabbricante di carne in scatola americano, Ercole Bell, si scontra con Patera. 
Era un oceano di sangue che si estendeva laggiù, fin dove spaziava il mio sguardo. I flutti purpurei e bollenti salivano sempre più in alto, i miei piedi erano lambiti dalla spuma rosata della risacca. Un sentore nauseabondo mi penetrò il naso. Il mare rosso si ritirò e imputridì davanti ai miei occhi; il sangue divenne sempre più denso, più scuro, più nero, con dei riflessi, ogni tanto, che avevano tutti i colori dell’arcobaleno. Più volte il liquido denso si aprì, rendendo visibile il fondo di quel mare, che era ricoperto di un limo molle ed esalava miasmi pestilenziali. Patera e l’americano si attanagliarono in una massa informe: l’americano era divenuto ormai un corpo solo con Patera. Un corpo mastodontico che era impossibile abbracciare con lo sguardo e che si rotolava in tutte le direzioni. Quell’essere senza forma possedeva la natura di un Proteo: sulla sua superficie si formavano milioni di piccoli volti cangianti, che parlavano, cantavano e gridavano tutti insieme e poi si disfacevano.

venerdì 5 luglio 2013

L'altra parte (Pt.1)

Si dice che le persone più creative siano anche quelle più inquiete, irrisolte. Questa definizione calza a pennello ad Alfred Kubin (1877-1959), dei più grandi disegnatori del '900, divenuto famoso in Italia a seguito di una mostra del 1952 inaugurata dalla Biennale di Venezia, ma poi più o meno caduto nell'oblio. Disegnatore fantastico, sapeva mettere su carta “tutte le sensazioni possibili”, trasformandole in un immaginario morboso: amore, morte, disperazione e così via. Per farlo attingeva ai suoi sogni, ai suoi incubi, ma anche, certamente, ai suoi ricordi.
Nel 1909, appena trentunenne, Kubin pubblicò “L'altra parte”, il suo unico romanzo compiuto, considerato il primo romanzo espressionista della storia, o più spesso definito pre-espressionista, a voler sottolineare lo spirito pionieristico del suo autore nell'affrontare e sviscerare un certo tipo di tematiche. All'epoca Kubin era già un illustratore di una certa fama, anche se la sua consacrazione avvenne più tardi, con la maturità artistica, ma alla morte del padre, l'anno precedente, aveva reagito malissimo; al padre lo legava un complesso rapporto di amore-odio e, come se ciò non bastasse, il lutto era sopraggiunto nella sua vita al culmine di un periodo di profonda prostrazione psicologica e di crisi creativa. Forse per questo Kubin, non riuscendo ad esprimersi con il disegno come desiderava, affidò le sue emozioni a questo romanzo cupo e bellissimo nel quale è possibile leggere il suo disagio interiore, la sua sofferenza. Un romanzo che passato il primo, e poi il secondo dopoguerra, con l'arrivo di tempi meno cupi avrebbe facilmente potuto cadere nel dimenticatoio, e invece è sopravvissuto all'usura del tempo mantenendo inalterata la sua dirompente forza.

lunedì 1 luglio 2013

Issun-bōshi

Come forse vi ho già detto, amo le fiabe e leggo volentieri tutti i tentativi di interpretazione (psicologica, antropologica o esoterica che sia) che se ne fanno. Mi affascina soprattutto vedere come dalla stessa matrice possano prender vita storie che parlano della realtà da angolazioni molto diverse (è lo stesso con i miti della religione, se è per quello); del resto siamo umani e tendiamo, con buona pace di Galileo, a mettere noi stessi e ciò che ci circonda più da vicino sempre al centro dell'universo.
Per esempio, sapevate che la storia di una creatura alta appena un pollice è diffusa in molte varianti un po' in tutto il mondo? La fiaba “Tom Pouce” di Charles Perrault del 1697 (ripresa dai fratelli Grimm nel 1800) in italiano si chiama “Pollicino”,  in inglese “Tom Thumb”, in tedesco "Daumesdick”, in spagnolo “Pulgarcito”, in portoghese “O Pequeno Polegar”, e poi ci sono varianti in danese, polacco, russo, olandese…  persino vietnamita. E il Giappone? Di certo non poteva mancare all’appello, anzi quella di cui vi parlerò oggi è proprio la storia del Pollicino del Sol Levante, Issun-bōshi (一寸法師): “Issun-bōshi from OtogizōshiIssun-bōsh”.

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