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| Timothy Francis Leary (1920–1996) |
LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI
Il suo primo “viaggio” fu per Leary come morire e poi rinascere. L’esperienza lo sconvolse al punto da convincerlo che l’LSD fosse la cura adatta a malattie che recenti scoperte scientifiche attribuivano ad alterazioni biochimiche, come la schizofrenia, una cura efficace per l’alcolismo, ma anche uno stimolo creativo e un mezzo per progredire nell’esperienza mistica. Occorre tenere a mente una cosa: Leary immaginava la società e i suoi prodotti (economia, politica, religione) come un grande organismo basato su stati di consapevolezza condivisi da tutti i suoi membri, i cui conflitti e difetti derivano da disfunzioni di origine neurologica, pertanto il progresso della società sarebbe stato possibile solo tramite il progresso mentale e spirituale dei singoli. In tal senso, sarebbe stato auspicabile somministrare l’acido a quante più persone possibile per guidarle sui sentieri della pace, dell’amore e dell’illuminazione.
Si stima che il Progetto Psilocibina, che comprendeva ministri del culto, teologi e psicologi religiosi, tenne circa quattromila sedute con membri della Facoltà e volontari esterni, ma proprio perché aperto a tutti si attirò numerose critiche, in parte anche interne allo stesso movimento psichedelico. Nel tempo si creò una frattura con coloro, Huxley in testa, che pur essendo favorevoli all’uso terapeutico dell’acido come cura biochimica per la schizofrenia, ritenevano che il sentiero dell’illuminazione non potesse essere percorso da tutti, e perciò che l’LSD dovesse essere tenuto fuori dalla portata dalle masse.


