giovedì 14 marzo 2019

Confessioni di una maschera #2

Più di un anno è ormai passato dal giorno in cui lanciai il numero zero di questa rubrica e ancora non ho ben capito quale significato dargli. In un remoto numero uno, scritto tra una sigaretta e l'altra mentre vivevo da profugo in un monolocale preso in affitto tra due traslochi, avevo anche permesso a qualche idea di farsi largo (avrei voluto raccontare qualcosa di tutte le case che mi hanno ospitato nel corso di una vita, per esempio), ma dopo tanto tempo, e dopo tanti progetti ventilati e mai realizzati, non so se è davvero il caso di continuare su quella strada.
Confessioni di una maschera rimane però uno spazio dedicato ai ricordi, con particolare attenzione a quelli più remoti, belli o brutti, che il tempo ha cancellato o rischia di cancellare.
Ed è quasi un caso che, giusto qualche giorno fa, frugando tra le mie vecchie cose di quand'ero ragazzino, è saltato fuori un vecchio disco. Un vecchio disco che ha riaperto una parte della memoria che avevo in tutti modi cercato di sigillare.

venerdì 8 marzo 2019

Flavia, eroina d'altri tempi

Un nuovo inaspettato capitolo di Obsploitation Rewind sbarca oggi in occasione dell’otto marzo,  riproponendo un articolo che era apparso, e non per caso, esattamente cinque anni fa, in questo stesso giorno, sul mio vecchio blog ormai da tempo dismesso.
In fondo, se non questa, non mi viene in mente altra occasione per andare a scrivere di un film che, sebbene oggi sia stato quasi dimenticato, può giustamente ergersi a simbolo dell’orgoglio femminile, incarnando quel dissenso verso ogni condizionamento repressivo, che oggi quasi tendiamo ad ignorare.
Tra l'altro il mondo non è cambiato molto negli ultimi cinque anni, così come non è cambiato molto negli ultimi cinque secoli. Riproporre quindi quella che ad alcuni potrebbe sembrare una "minestra riscaldata" è assolutamente coerente con la necessità di attirare attenzione a quanto ancora accade là fuori ogni giorno, nelle case e per le strade. Oggi come dieci, cento o mille anni fa. E se un giorno tutta questa disperata ricerca di simboli potesse perdere di significato, beh, quello sarà un bel giorno.
Da parte mia so benissimo che scrivere un post all'anno (o un post ogni cinque anni, come nel mio caso) è ridicolo. Tanto varrebbe far finta di niente e parlar d'altro, evitando in tal modo anche spiacevoli malintesi. Diciamo che, a scanso di equivoci, quella di oggi è una ricerca storica dedicata  a Flavia Gaetani, una donna e un’eroina del XV secolo di cui si è perso anche il ricordo, tanto è difficile, se non impossibile, trovarne qualche riferimento certo nel web.

domenica 3 marzo 2019

Il varco di Satana

Tra tante novità editoriali e tanti classici universali che avrei potuto recensire, oggi mi occuperò di un romanzo che è tutt’altro che una novità e che non è un classico neanche nel suo genere, tanto che il suo autore, Frank Dubrez Fawcett (1891-1968), originario di Driffield nello Yorkshire, non si è guadagnato nemmeno una voce di Wikipedia, neppure in quella del suo paese d'origine.
È anche vero che Fawcett non scelse mai un genere ben definito, passando con estrema scioltezza dalle hard-boiled gangster novels alle più romantiche avventure per ragazzi. Un particolare questo che forse lo ha un po’ penalizzato, così come certamente non ha favorito la sua notorietà la scelta di utilizzare una serie infinita di pseudonimi, tra cui Cass Borelli, Henri Dupres, Madame E Farra, "Griff", Eugene Glen, Duke Linton, Coolidge McCann, Elmer Eliot Saks, Ben Sarto e Hank Spencer (tra l’altro pseudonimi dietro i quali, nel corso del tempo, si sono alternati numerosi autori). Ma erano gli anni a cavallo della guerra e non deve stupire, vista la mentalità dell’epoca, che si preferisse rimanere nell’ombra, specialmente se chi versava lo stipendio, l’editore Edwin Henry Turvey, aveva sulle spalle una condanna a due anni per pubblicazione di letteratura definita “oscena”. (fonte)
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