martedì 13 ottobre 2020

Orizzonti del reale (Pt.26)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Quello che dirò da ora in avanti sarà forse meno interessante, perché si tratta di fatti che più o meno potete trovare esposti sul web ovunque, anche in maggior dettaglio. Tuttavia, giacché sono arrivato fino a qui con la storia di Leary, credo che sia giusto anche portarla a termine. 
Dunque, prima di cominciare la panoramica delle sue opere, avevamo lasciato il nostro alle prese con la fine dell’esperimento Concord, con lo sfratto da Millbrook e con il lento ma inesorabile distacco dall’amico Richard Alpert. Ho già accennato all’arresto di Leary avvenuto a Millbrook durante un’incursione notturna dei federali nell’aprile del ’66, ma non fu quello il primo dei suoi guai con la legge. 
Nel 1965, di ritorno con la famiglia dal Messico, la sua macchina viene fermata alla frontiera e i doganieri trovano della marijuana addosso a sua figlia Susan. Leary viene incriminato e condannato a 30 anni di prigione, ma presenta un ricorso basato sulla presunta incostituzionalità del Marijuana Tax Act: vincerà la causa nel ‘69. 
Poco prima però, alla fine del ’68, viene arrestato di nuovo a Laguna Beach, in California, dove si è trasferito l’anno prima. Inizia un contenzioso legale che si conclude nel ’70 con la sua condanna a 10 anni di prigione per il possesso di due mozziconi di sigaretta di marijuana, cui in seguito vengono aggiunti altri 10 anni (dei 30 originari) per l’arresto del ‘65. 

mercoledì 7 ottobre 2020

A Garden Without Birds

Una decina di giorni fa, come avrete senz’altro notato, questo blog ha compromesso la sua anima dedicando, per la prima volta nella sua storia, tempo e spazio a una commedia italiana. È opportuno quindi recuperare un po’ di quella dannazione che ci spetta di diritto tornando a parlare di horror estremo. Contenti? 
L’asticella stavolta è anche posizionata piuttosto in alto rispetto ai miei standard: per dirla in due parole, siamo dalle parti di “Naked Blood” di Hisayasu Satō (recensito qui), ma con un regista che, a una prima impressione, parrebbe non essersi scomodato più di tanto nell’inventarsi una trama a sostegno delle immagini. Tutto sommato non sarebbe nemmeno una scelta sbagliata, se lo scopo del film non fosse altro che far affiorare un senso di schifo nello spettatore. Ma su questo punto torneremo prima della fine. Il mio consiglio, per voi che vi affrettate sempre a seguire i miei “consigli per gli acquisti”, è quello di tenere un sacchetto a portata di mano e utilizzarlo in caso di necessità. Un consiglio più onesto che dovrei darvi sarebbe in realtà quello di chiudere questa pagina web e tornare un’altra volta, anche se ciò renderebbe vano il mio lavoro. Your choice!

giovedì 1 ottobre 2020

Da donna a strega: lacrime e sangue (Pt.3)

Alexandre-denis Abel De Pujol
Sacrificio di Ifigenia, 1822, olio su tela 
L'INTRODUZIONE SI TROVA QUI
LA 1' PARTE DI LACRIME E SANGUE QUI

I sacrifici umani fanno parte della storia dell’umanità. C’è chi afferma che furono in effetti le forme più antiche di sacrificio, e che solo in seguito gli uomini siano stati sostituiti da un animale-totem (ucciso, anche se può sembrare paradossale, proprio perché sacro), da una pianta o da un cibo sacramentale che era considerato il corpo del dio. Certamente, come il mito di Ifigenia ci insegna, in varie epoche furono delle fanciulle vergini a venire prescelte per i sacrifici, tuttavia il mito del “dio morente”, sfrondato da tutti gli elementi inverosimili, testimonierebbe secondo Frazer di un tempo in cui i re venivano uccisi prima che il loro potere si indebolisse, di modo che il loro spirito potesse trasmigrare in un nuovo corpo quando era ancora nel pieno della potenza e del vigore.
Sappiamo che la ghirlanda, simbolo del primordiale cerchio magico, era usata per identificare gli animali da sacrificare: si indicava così che proprio quell’esemplare, e non altri, era il sacrificio “perfetto”. Privata delle foglie e dei petali, la ghirlanda non è altro che il cerchio metallico che cingeva la testa dei re: la corona. Ma anche le spose venivano incoronate e così, come ricorda anche Calasso, Ifigenia fu ingannata dal padre: ricevendo la corona pensava di sposarsi e veniva invece condotta sul luogo del sacrificio.
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