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| Mae Bia Uncut (Snake lady, 2015) |
La genesi di una leggenda è forse la sua parte più interessante, ma è anche quella che di norma è destinata a rimanere incerta, se non proprio oscura, come nella maggior parte dei casi che abbiamo esaminato nel corso di questo mese (Mae Nak, Phi Krasue, Phi Pop, eccetera). Con il passare del tempo è sempre però possibile seguirne a ritroso le tracce all’interno delle forme di culto più primitive, e quando un legame si trova, che non sia campato per aria né labile, le leggende stesse assurgono a tutti gli effetti a letteratura religiosa, e acquisiscono un valore antropologico molto maggiore di quello che avrebbero se fossero solo mere testimonianze di superstizioni popolari (a meno di non considerare il sentimento religioso stesso come una forma di superstizione).
Nel caso di Mae Nak, abbiamo già visto che Mae corrisponde all’appellativo “madre”, ma è il nome proprio Nak che ci fornisce un indizio chiave per comprendere la possibile origine di questo spettro. Un’origine ben più antica e “nobile” della leggenda kmer che abbiamo menzionato in precedenza.
Uno dei significati della parola tailandese nak, infatti, è serpente, e questo legame evidente con i Naga della mitologia vedica e induista, presenti più o meno in tutti i paesi in cui è diffuso l’Induismo, ci dice che molto probabilmente Mae Nak era in origine una divinità.