martedì 3 agosto 2021

La casetta degli orrori

Anche quest'anno l'estate di Obsidian Mirror non poteva che includere un ennesimo contributo alle mitologiche Notti Horror blogghesche, che da otto anni a questa parte (praticamente un'eternità) infestano la rete, proponendo recensioni di film tamarri oltre ogni immaginazione. La formula di questa piccola rassegna itinerante, che quest'anno si spingerà fino a settembre, l'ho già raccontata più volte e non mi ripeterò. Tuttavia, a beneficio dei più giovani posso dire che si tratta di un omaggio alle altrettanto tamarre Notti Horror che noi vecchietti ci sciroppavamo sul piccolo schermo secoli fa, quando a malapena esistevano le tivù a colori. 
Ogni anno la voglia di affrontare qualcosa di serio per un po' sembra avere la meglio ma, tranne che in rare occasioni, alla fine prevale in me la tentazione di ravanare nel bidone della spazzatura e di vedere cosa salta fuori. E quest'anno credo di aver davvero ravanato parecchio, perché sono finito per inciampare in un film talmente ripugnante che, a posteriori, quasi mi pento di non avere impegnato il mio tempo in modo più saggio. 
Il titolo italiano del film praticamente dice già tutto sulla qualità che ci possiamo aspettare da questo lungometraggio horror, e ciò è un clamoroso autogol, visto che Richard Friedman, che l'aveva originariamente battezzato “Doom Asylum”, aveva perlomeno concesso agli ignari spettatori il beneficio del dubbio (dubbio destinato però a dissolversi dopo solo pochi metri di pellicola, corrispondenti a circa 3 secondi di girato). 

mercoledì 28 luglio 2021

Racconti macabri dei Mari del Nord

Giungo ancora una volta con imbarazzante ritardo nel presentare una pubblicazione forse tra la più interessanti dell'anno scorso. Ancora una volta è la Dagon Press di Pietro Guarriello la casa editrice a cui dobbiamo rivolgere il nostro sguardo e la nostra gratitudine per aver riesumato e portato in Italia un autore a lungo dimenticato. Dimenticato non è forse nemmeno il termine corretto, visto che sottintenderebbe una precedente conoscenza venuta poi a mancare nel corso della vita. Sconosciuto (o ignoto) forse è più esatto, almeno per me che, sebbene sia da sempre stato attratto dai vari aspetti legati alla cultura di certi paesi poco, come dire, inflazionati, sono cascato letteralmente dal pero quando l'ho sentito nominare per la prima volta l'estate scorsa (o giù di lì). Eppure pare che Jonas Lie sia abbastanza famoso, a giudicare dalle numerose recensioni che mi è capitato di leggere in rete nei mesi immediatamente successivi alla sua uscita italiana. Dal 1870, quando il suo nome venne alla luce con un suo primo romanzo, "Den Fremsynte", Jonas Lie si è affermato come uno dei nomi più noti e apprezzati dal pubblico norvegese (secondo solo a Knut Hamsun, direi, e a Ibsen) e negli ultimi anni i suoi romanzi, trascinati in parte anche dalla diffusione della letteratura norvegese di genere (penso a Jo Nesbø) hanno scalvato i confini nazionali per intraprendere un tour europeo senza precedenti.

giovedì 22 luglio 2021

Orizzonti del reale (Pt.31)

LA PRIMA PARTE SI TROVA QUI

Alla domanda su che cosa siano queste entità (quelle che egli descrive come “gnomi” oppure “elfi”, vedi post precedente) McKenna non fornì mai una risposta univoca, limitandosi a fare delle ipotesi. La prima è che possano essere gli abitanti di un altro universo, una sorta di continuum parallelo che non è raggiungibile fisicamente, ma soltanto quando le droghe aprono una breccia, dissolvendo i confini con la nostra realtà. Per McKenna la droga, come il sonno, permette la dissoluzione dell’ego, e non è un caso che la DMT sia concentrata nel fluido cerebrospinale e che il suo ciclo di 24 ore, nella maggior parte delle persone, abbia il suo apice di concentrazione tra le 3 e le 4 del mattino, proprio quando ci si trova nella fase di sonno profondo (REM); la DMT quindi media la discesa nel sogno, e consente di scivolare in un sogno lucido che non è altro che il risveglio nel “tempo del sogno” degli aborigeni. 
Un’altra ipotesi è che queste entità siano degli elementi psichici autonomi sfuggiti al controllo dell’ego. Sarebbero parti di noi stessi che riconosciamo come tali solo quando ci troviamo in una condizione psichica estrema. Il loro aspetto è bizzarro perché l’archetipo che circonda la DMT è quello del circo o del luna park (abbiamo già detto che McKenna fu un lettore precoce di Jung e in questa ipotesi c’è un po’ di Jung e un pizzico di Freud, anche se McKenna non parla di sogni, paure, speranze e ricordi, non proprio). 
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