C'è un passaggio cupo e inquietante nel papiro Ku-Naphest che parla di lui: come Akhenaten secoli dopo, Kethep era un eretico, che si era allontanato dagli dei del Nilo per rendere omaggio ai messaggeri oscuri di coloro, ancora più antichi, di cui non ci azzardiamo pronunciare ad alta voce i nomi. Kethep era alla perenne ricerca di misteri proibiti, di quella saggezza arcana che, pare, non sia mai del tutto morta. A differenza di Akhenaton, che si accontentava di adorare il proprio Dio mentre l'Egitto seguiva le sue antiche vie, Khotep sigillò i templi, portò alla perversione il sacerdozio nel suo culto osceno. Il suo regno fu un periodo oscuro; migliaia morirono sugli altari scarlatti delle forze infernali che egli cercava di evocare. Il Papiro Ku-Naphest sussurra di aver sancito un patto empio con "Quelli che non dormono", barattando l’immortalità nella carne; così, almeno, la leggenda sostiene. Egli aveva ricevuto una sorta di talismano magico che gli conferiva grande autorità e potere: la "Stella di Seth", la chiamano le leggende, in onore del nome del dio traditore. Con quel talismano il suo potere fu immenso, ma per la sua supoerbia i suoi dèi infine si rivoltarono contro di lui; morì e il suo corpo fu preparato secondo gli antichi riti e sepolto dai suoi seguaci nella Valle Segreta. Ma le leggende dicono di più, dicono che il suo spirito sia in qualche modo legato alla terra - "…e il suo Ka non andò mai a Karneter, la terra divina, ma ancora oggi indugia nella sua tomba". (Lin Carter, Curse of the Black Pharaoh, 1953)
mercoledì 17 febbraio 2021
giovedì 11 febbraio 2021
Tales of the Black Pharaoh
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Ma torniamo al punto in cui eravamo rimasti prima di interromperci. Nephren-Ka, secondo Robert Bloch, fu un sacerdote che riuscì a usurpare il trono d’Egitto. Le teorie più comuni, che pongono il suo regno in tempi quasi biblici, sostengono che fosse l'ultimo (e il più grande) sacerdote-stregone di un culto misterioso che, per un determinato periodo, trasformò la religione canonica in qualcosa di oscuro e terribile. La “storia” narra che Nephren-Ka, una volta sul trono, fece bandire tutti i culti tranne quello di un’entità abominevole chiamata Nyarlathotep. Egli reclamò sacrifici umani sempre più sanguinosi e trasformò l’Egitto nel regno del caos. Quando il popolo ne ebbe abbastanza di tali atrocità scatenò una rivolta, e il famigerato Faraone fu finalmente detronizzato. Secondo questo racconto, il nuovo sovrano e il suo popolo distrussero immediatamente tutte le vestigia dell'ex regno, demolendo tutti i templi e gli idoli di Nyarlathotep, e cacciarono i sacerdoti malvagi. Il Libro dei Morti fu quindi modificato in modo da eliminare tutti i riferimenti al Faraone Nero e ai suoi culti maledetti. Ancora una volta, qui la storia si confonde con la leggenda: secondo i più informati, il culto considerava la loro divinità come rappresentante di mostruosi uomini-bestia che avrebbero abitato la Terra in tempi primordiali.
venerdì 5 febbraio 2021
Fane of the Black Pharaoh
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“Il faraone Nephren-Ka le dedicò un tempio con un cripta senza aperture, e con l'ausilio della pietra fece cose tali per cui il suo nome fu cancellato da ogni monumento e da tutti i documenti. Fra le rovine del tempio maligno, distrutto dai sacerdoti e dal nuovo faraone, esso rimase celato finché il badile d'un archeologo non lo disseppellì per la dannazione del genere umano.”. (The Haunter in the Dark, HPL, 1935)
In chiusura del precedente articolo avevamo accennato al fatto che l’idea lovecraftiana di "Under the Pyramids" avrebbe avuto in seguito modo di influenzare gli scritti di vari autori, tra cui Robert Bloch. Non posso quindi esimermi dal citare “Fane of the Black Pharaoh” (Weird Tales, dicembre 1937), un racconto che l’autore di Psycho scrisse prelevando, in maniera abbastanza spudorata, il soggetto di "Under the Pyramids" e mescolandolo con un paio di spunti provenienti da “The Haunter in the Dark”, racconto, quest'ultimo, uscito sempre su Weird Tales nel dicembre dell’anno precedente.
Non si tratta di plagio, e su questo punto credo non ci piova, quanto dell’ennesimo omaggio all’amico-rivale che già aveva battezzato il protagonista del suo “The Haunter in the Dark” con l’inequivocabile nome di Robert Blake.
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