martedì 11 marzo 2014

L'ombra della sera

Tutti costoro, essi stessi e i loro discendenti, per molte generazioni abitarono qui, esercitando il comando su molte altre isole di quel mare, ed inoltre, come si disse anche prima, governando regioni al di qua, fino all'Egitto e alla Tirrenia. La stirpe di Atlante dunque fu numerosa e onorata, e poiché era sempre il re più vecchio a trasmettere al più vecchio dei suoi figli il potere, preservarono il regno per molte generazioni, acquistando ricchezze in quantità tale quante mai ve n'erano state prima in nessun dominio di re, né mai facilmente ve ne saranno in avvenire […] Tutto produceva in abbondanza, e nutriva poi a sufficienza animali domestici e selvaggi. In particolare era qui ben rappresentata la specie degli elefanti… (Platone, Dialoghi, Crizia.)

Nel 1776 il canonico della cattedrale di Volterra Pietro Franceschini rinveniva nei pressi della necropoli etrusca del Portone un ipogeo di notevoli dimensioni risalente all'epoca ellenistica, contenente quaranta urne etrusche, che nel 1777 donò al comune di Volterra. Questa donazione fu il primo nucleo del Museo Civico che in breve tempo raccolse molte altre opere rinvenute nei dintorni di Volterra e che fino a quel momento erano state custodite in collezioni private di nobili volterrani. Tra le varie donazioni, la più importante e più consistente fu quella di Monsignor Mario Guarnacci (1701-1785), un facoltoso sacerdote promotore di numerose campagne di scavi archeologici che il 15 settembre 1761 donò la sua intera collezione al neonato museo. A lui venne intitolato il museo che, in oltre due secoli di storia, ha incrementato il suo patrimonio grazie a numerose campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria (estratto dalla pagina di Wikipedia del Museo Guarnacci di Volterra).

giovedì 6 marzo 2014

I fantasmi di Fyvie

Fyvie, Fyvie, thou’se never thrive, as lang’s there’s in thee stanis three.There’s ane intill the oldest tower, there’s ane intill the ladye’s bower,there’s one aneath the water-yett, and thir three stanes ye’se never get.

Il racconto che avete letto solo qualche giorno fa è frutto della fantasia del blogger qui presente, ma i personaggi descritti, con la sola eccezione della voce narrante, sono realmente esistiti e proprio di essi e delle loro vicende vi narrerò oggi. La leggenda alla quale mi sono ispirato è una delle più note nella contea dell’Aberdeenshire (Scozia orientale) e lo scenario in cui avvengono i fatti è il medievale castello di Fyvie, nei pressi dell’omonimo villaggio.

sabato 1 marzo 2014

D. Lilien Drummond

Il mio nome è Mathilde, ma di questo a voi importerà poco. Quello che forse vi interesserà conoscere, almeno così mi auguro, è la sequenza di avvenimenti che portarono la mia signora a perdersi negli abissi della follia. Non so come tutto questo sia potuto accadere; non so come la situazione ad un certo punto sia degenerata, ma qualche idea me la sono fatta e, se fosse come credo, mi auguro che la bontà divina possa un giorno permettermi di dimenticare. Solo fino a qualche settimana fa Lady Grizel credeva di essere la persona più felice su questa terra. Il suo matrimonio con Lord Alexander Seaton era stato meraviglioso come ella non avrebbe mai potuto immaginare. Tutto era stato perfetto, dalla cerimonia nell’elegante cattedrale di Fyvie, di fronte ad una folla sterminata, fino ai festeggiamenti, ai canti e ai balli che ininterrottamente erano andati avanti fino a tarda ora.  
Era felice e tutti sembravano felici. Ripensandoci oggi, sono ormai certa che nel cuore di alcuni degli invitati di quel giorno si celassero numerose ombre. Una vocina, proveniente da chissà dove, probabilmente da un angolo inaccessibile del suo subconscio, forse aveva anche tentato di metterla in guardia ma, evidentemente, la mia signora aveva preferito ricacciarla indietro. Cosa avrebbe potuto fare, d’altra parte? Il sogno della sua vita si stava trasformando in realtà. Sarebbe diventata la sposa più invidiata di Scozia e di lì a poco, pensavo, anche madre.
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